Stefano Massaron ripercorre la vicenda Fabio Capello e analizza con puntualità e precisione la ricostruzione della notizia (?) che i media italiani ne hanno fatto. (Ri)scoprendo che…

di: STEFANO MASSARON
Erano più o meno due mesi che aspettavo questo momento, e finalmente è arrivato: il lancio di FabbricaInter. Quello che non mi aspettavo, però, era di trovarmi qui davanti al PC a dover affrontare di nuovo, a un anno più o meno esatto di distanza, lo stesso “incubo mediatico” che ho vissuto l’estate scorsa: leggere su tutti i quotidiani e i siti sportivi e sentire in tutte le trasmissioni sportive — da SkySport24 a TeleLombardia — il nome di Fabio Capello accostato ai colori dell’Inter.
Ora è bene chiarire che, personalmente, ritengo assai improbabile che Massimo Moratti decida così, d’improvviso, di farsi un balletto sulla memoria di Giacinto Facchetti e di consegnare i nostri colori e le nostre passioni nelle mani di chi “io non ho mai visto niente di strano” nel 2006 e “lo scudetto di quest’anno è finalmente uno scudetto meritato” nel 2011.
Poi, però, nella vita non si sa mai: d’altra parte, se qualcuno l’anno scorso mi avesse detto che a gennaio mi sarei scoperto a dover tifare per il Coelho della panchina, passato incredibilmente dalla Squadra dell’Amore alla Squadra in Crisi, e che il dì delle vigilie su InterChannel avrei dovuto sorbirmi polpettoni new-age invece di conferenze stampa, gli avrei riso in faccia. Se poi mi avesse detto che mi sarei ritrovato in estate a impazzire di toto-allenatore perché, oltretutto, Leonardo ci avrebbe mollato in braghe di tela, l’avrei picchiato pure, perché va bene scherzare, gli avrei detto tra un pugno e l’altro, ma a tutto c’è un limite. È un po’ come trovarsi in ambasce perché l’anno scorso ti ha lasciato Scarlett Johansson e provare la stessa angoscia quest’anno perché la macellaia sessantaquattrenne con le vene varicose non vuole più venire con te al GuglielMotel il venerdì pomeriggio.
Invece è successo.
Il problema è proprio questo, con l’Inter: non si può mai sapere.
Dove invece non cambia mai nulla è nella stampa sportiva italiana. Togliamo, per puro spirito di scrittura, quell’un per cento di possibilità che do al reale approdo di Fabio Capello alla Pinetina non solo come (s)gradito ospite, e diciamo chiaramente che non verrà da noi.
Nonostante questa certezza, ne parlano tutti.
Ebbene, quello che mi chiedo ora — come me lo chiedevo l’anno scorso — è per quale motivo, ogni volta che ce n’è l’occasione, la stampa sportiva italiana tutta, senza esclusione alcuna, si trasformi in gregario di lusso e — per restare nell’ambito ciclistico tanto caro alla Gazzetta dello Sport — “tiri la volata” a Fabio Capello. E questo pur sapendo benissimo che, per semplicissimi motivi di incompatibilità ambientale, Capello non può che essere l’ultimissimo nome della fantomatica “lista di papabili” che passa da una scrivania all’altra di Corso Vittorio Emanuele.
Perché lo fanno?
Boh. Magari lo sapessi. (Ho delle idee, in proposito, ma siccome non sono suffragate da prove concrete, me le tengo per me.)
Mi preme soltanto far notare che coloro che continuano a scrivere e a parlare di Capello all’Inter sono gli stessi che, incredibilmente, quotano Eden “machicazz’è” Hazzard — sì, lo so che è sbagliato, ma per me c’ha due zeta, come il vecchio telefilm — trenta milioni di euro quando lo vuole l’Inter e al tempo stesso ti danno Wesley Sneijder — che con il regolamento dell’anno prima quest’anno sarebbe stato Pallone d’Oro, non dimentichiamolo — come sicuro partente di fronte alla “irrinunciabile offerta” del Chelsea di milioni ventidue. Sono gli stessi che ventilano l’ipotesi da film horror di uno scambio (!!!) tra Maicon e Kakà (!!!) e, non contenti di aver sfidato ogni legge della logica e del buonsenso con la proposta, ci piazzano sopra la ciliegina — tenetevi forte — di un conguaglio di una quindicina di milioni che, secondo loro, dovrebbe assurdamente essere versato dall’Inter e non dal Real Madrid. Sono gli stessi che prima Balotelli era un caso da riformatorio mentre ora che se ne è andato dall’Inter è il simbolo della Nuova Italia Multietnica.
Certo che, diobono, anche l’Inter ci mette del suo. Cosa ci vuole a dire una volta per tutte davanti ai microfoni del SottoSaras “Wesley Sneijder è incedibile”? O, che ne so, visto che Pozzo l’ha fatto per sei mesi con Sanchez e Zamparini per sei minuti con Pastore, dire – fatte le dovute e matematiche proporzioni — “Eto’o non si muove dall’Inter per meno di settantacinque milioni”?
Bah. L’Inter è così, e così dobbiamo tenercela.
Ciò non toglie, però, che possiamo fare qualcosa per tentare di stare un po’ meglio.
Ma come? Se nella società e nell’ambiente Inter regna l’incertezza, dove può annaspare un tifoso in preda all’ansia per trovare finalmente una roccia salda cui aggrapparsi?
Ve lo dico io, tranquilli.
La soluzione è semplice, ce l’abbiamo sotto gli occhi.
Ne abbiamo parlato fino a venti righe fa: la stampa sportiva italiana.
Che non cambia mai. Che, nel suo perenne riferire di “crisi Inter” è immutabile come un’era geologica.
Già… ma a che pro? si chiederà il profano. Perché per rifuggire all’ansia devo immergermi nei meandri oscuri della Cattiva Notizia Sistematica?
Ehi, profani, sta qui il segreto.
Sì, perché l’ansia è una brutta bestia, e va combattuta. Un noto testo in uso una ventina d’anni fa nelle facoltà di psicologia recitava quanto segue: “Il percepito dell’incertezza è di per sé ansiogeno nel soggetto medio. […] Per quanto possa apparire terapeuticamente insolito, non è da escludere, per lo meno nei casi più gravi, il ricorso a qualunque forma di rassicurazione, sia essa anche negativa. […] È infatti opinione diffusa che […] sia a volte più proficuo lo stabilizzarsi della sfera emotiva sul negativo piuttosto che il protrarsi della situazione di incertezza [che ha] generato l’iniziale patologia ansiosa.”
Bello, eh? Almeno suona bene…
E allora, interisti ansiosi che ogni mattina vi svegliate nella speranza che durante la notte si sia materializzato come per magia il Nuovo Allenatore, ecco la ricetta per distruggere l’ansia: fate zapping tra il sito della Gazzetta e quello di FC Inter 1908, fate una puntatina su Twitter per leggere le ultime di #FCInterMilano, poi però andate in edicola e comprate la Rosea, leggetela bene nelle pause e quando il capo non c’è, poi tornate a casa dall’ufficio e premete due zero zero sul telecomando di MySkyHD. Vedrete che l’ansia da incertezza scomparirà come per magia. Vi ritroverete catapultati nel negativo, nell’abisso, nell’orrido baratro della Perenne Crisi Inter, e vi sentirete di nuovo a casa, con lo spettro di Fabio Capello pronto a uscire all’improvviso dalla cabina-armadio del corridoio e spaventarvi a morte.
Io lo faccio.
Funziona.
Poi magari domani mattina mi sveglio e Mourinho è tornato.












