Sulla via di Pechino: come sta l’attacco

Posted 05/08/2011 11:47 by with 590 comments

Alberto Di Vita analizza lo stato di forma dell’attacco, anche alla luce dell’eventuale assenza di Dejan Stankovic.

 

 

 Prima di tutto un doveroso update su Stankovic.

Mentre sull’Inter si accaniscano in ogni modo, provino a entrare, azionino telecamere di nascosto come nei peggiori film di serie Z, e col Milan è tutto bello, pacifico, tranquillo, stanno tutti bene e si amano tutti: quello che è successo dovrebbe imporre un vero blocco dell’Inter nei confronti di Mediaset, vero KGB della situazione, fastidiosissimo “incidente” che regala al Milan un vantaggio non indifferente.

Le scuse, poi, mettetele dove vi saprà ben consigliare Ambrosini.

 

Stankovic ha sentito dolore al ginocchio, gli esami strumentali non hanno evidenziato problemi serii: rimane però in forte dubbio. Sembra quasi il caso di escludere un suo utilizzo dall’inizio, anche se ha giocato in condizioni peggiori. Ma vista la morìa a centrocampo (di cui Gasperini si è già giustamente, sottilmente lamentato) è forse il caso di non esagerare e tenerlo in panchina.

Non che le alternative manchino, soprattutto a livello tattico: Motta, Sneijder, Alvarez/Obi con davanti Castaignos, Eto’o e Pandev potrebbe essere una soluzione, dovendo però ricorrere alla difesa a 4. Ma è più probabile che Gasperini si copra di più, come sembra sia già stato provato con un orribile 3-5-1-1.

 

Quindi la circumnavigazione della possibile squadra titolare fatta fino ad ora potrebbe essere invalidata da metà campo in su. Ma sono valutazioni  che faremo domani con maggiore precisione.

 

In attacco ci sono diverse varianti, anche se c’è almeno un intoccabile.

 

Eto’o.

L’intoccabile è lui. Non è in condizioni di forma smaglianti, ma è longilineo e non ha una muscolatura pesante: è verosimile che sia migliorato molto negli ultimi giorni. La sua qualità è talmente alta che può anche permettersi mezz’ora al suo livello con il resto da gestire. Poi è una finale e lui nelle finali c’è sempre o quasi.

Il problema nasce nel determinarne la posizione. Ultimamente ha chiesto di giocare più centrale, non solo per un fatto di forma ma anche per avere meno lavoro fisico da fare ed essere più lucido sotto porta. È possibile che vada in panchina Pazzini per lasciare spazio centralmente a Samuel.

Una variante che a me personalmente non piace: diventiamo troppo leggeri e la coppia Nesta-Silva potrebbe avere la meglio su un Eto’o solitario, soprattutto se si varerà l’inedito (e irripetibile) 3-5-1-1.

Comunque vada, imprescindibile.

 

Pandev.

Strano ma vero, finora è quello che ha stupito di più. Giocando più largo con licenza di accentrarsi, in un ruolo diverso dall’esterno nell’ultima parte di stagione con Mourinho, ha mostrato grande lucidità nel mandare in goal i compagni ed essere pericoloso lui stesso.

Tatticamente è molto intelligente, fisicamente continua a destare qualche dubbio: il modo di correre non sembra quello di un calciatore che è a posto 100% fisicamente. E sappiamo che la durata è comunque limitata.

Vista la predisposizione al sacrificio e l’apparente buono stato di forma, è probabile che sia della partita. Salvo, ripetiamo, improvvise deviazioni su moduli più accorti.

 

Pazzini.

Di lui non possiamo aspettarci lavori tattici particolari: là a fare legna, guadagnare spazio, sfiancare l’avversario diretto, picchiarlo come sempre ha fatto con chiunque, e aspettare quella palla buona da mettere dentro.

Sono caratteristiche da centravanti puro, vero, vecchia maniera, ma accompagnati con una tecnica di base in fase di conclusione e doti acrobatiche di altissimo livello. Il problema è quello che succede prima e dopo, che è fin troppo spesso “niente” o quasi.

Nelle condizioni di forma e con la formazione rabberciata che c’è, Pazzini potrebbe essere un’arma per “scaricare” la pressione milanista. Arma a doppio taglio, però: si potrebbe giocare in 10 per larga parte del match.

Io, comunque, lo vedrei in campo.

 

Castaignos.

Altra positiva sorpresa nel pre-stagione. Fa impressione che i suoi coetanei italiani sembrano dei fanciulli e lui un centravanti scafato con diversi anni alle spalle. Ha giocato bene, con le pause naturali alla sua età, mettendo in mostra ottima tecnica e gran senso del goal e della posizione.

La cosa che ha stupito positivamente è la predisposizione al sacrificio e alla corsa, cosa che lo mette più avanti, al momento, di Alvarez.

Mi ero sbilanciato in tempi non sospetti, “Castaignos sembra pronto per stare in prima squadra tranquillamente”, adesso è il caso di dire che è “decisamente pronto”. Avrà pause, momenti di stop, non sarà sempre presente in partita, ma può essere un valore aggiunto e la scommessa va fatta.

 

Alvarez.

È partito alla grande, dovuto anche al fatto che praticamente non si è riposato. Ma la cosa si è ritorta qualche settimana dopo, con una flessione naturale. È giù fisicamente, non ha mostrato neanche grande continuità. Ma è un buon piede, educato, buona visione di gioco. In un’Inter che vorrà proteggersi un po’ di più è probabile che sia più lui in campo che Castaignos o Pazzini, anche perché può ricoprire diversi ruoli e permettere variazioni sul tema durante la partita.

 

L’attacco sarà determinante perché in alcune situazioni abbiamo visto un certo sfilacciamento delle distanze, con conseguente sofferenza del centrocampo e poi della difesa. Dovranno essere molto mobili, dediti alla causa e aggressivi al punto giusto. Di fronte hanno due avversari temibili, ma sulle fasce il Milan è attaccabilissimo: basta puntarci davvero e dagli esterni potranno nascere opportunità da sfruttare. In più, il Milan sembra destinato ad un rombo con Gattuso, Van Bommel e Seedorf in mezzo: significa avere i loro due terzini abbandonati a sé stessi.

 

L’Inter nel complesso non sta benissimo e ha molte incognite da risolvere. Il Milan ha però molti punti deboli: insistendo su questi e con una buona partita di sacrificio, pensare di batterlo non mi sembra utopia.

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