Gasperini.
“Quando si vedrà la mia Inter? A me è già sembrata una bella Inter”
“Poli va bene, mi piace? Tutti i giocatori dell’Inter mi piacciono”
“Con Moratti, Branca e Ausilio sono stato chiaro, loro sanno quello che mi serve. Poi bisogna vedere quello che offre il mercato”
“Lavezzi è un giocatore del Napoli”
“Alvarez? Perché non è vero che un giocatore possa essere una cosa sola. Prendiamo Mascherano: è un centrocampista o un difensore? Alvarez nel Velez ha fatto anche l’esterno a destra e sinistra in un 4-4-2: con lui sto facendo degli esperimenti anche per verificare la sua duttilità”
“La difesa? Il problema non è sicuramente dietro: i goal presi vanno anche valutati. Contro il Chievo abbiamo subito goal solo per infortuni e contropiede presi nel finale. Per il resto non hanno neanche messo piede in area: io ho visto una solidità importante”
“Zanetti strepitoso”
“In attesa di Cordoba, ho solo quattro centrali: in questo momento posso considerare Zanetti il 5° per questo ruolo”
“Caldirola in panchina? Avevo bisogno di far giocare tutta la partita a Samuel”
“Riavrò Maicon solo a fine settembre e con Jonathan bisogna andare coi piedi di piombo: però ho ritrovato Nagatomo… e visto come cresce Faraoni?”
Moratti.
Su Forlan: “Arriva arriva”
Un giocatore che può diventare dell’Inter a breve? “Direi Poli”
Se arrivasse una mega-offerta per Sneijder? “Direi che piacerebbe al Milan”
Battute a parte, non crede che sarebbe meglio vederlo dietro due punte, per far sì che abbia in mano le chiavi dell’Inter? “Non mi faccia dire…”
vviamente le due punte sarebbero Milito e Pazzini… “Pazzini è uno che deve giocare perché è un attaccante che fa una montagna di goal”
La difesa a 3? “Gasperini sta lavorando su questo e facendo questo tipo di difesa…poi eventualmente cambierà“
La solita intervista fatta in bici, mentre si fa altro, come le tante fatte sotto la Saras. Moratti ha la possibilità di parlare con Gasperini ogni giorno, se vuole anche più e più volte al giorno: in situazioni delicate come queste, dove un nonnulla può variare le condizioni di mercato, di spogliatoio, di ambiente, non si sente l’esigenza di uno scontro pubblico, che per di più sembra cercato, voluto.
Avevamo quasi dimenticato questo Moratti: intemperanza con Mancini, qualche mugugno verso Mourinho, ma non ai livelli di ciò che si è visto con Benitez prima, Leonardo poi e già s’intravede con Gasperini.
Nella sostanza, Moratti ha ragione. Da vendere.
L’Inter è l’unica squadra in Italia a potere disporre di due attaccanti (e arriverà Forlan) con queste caratteristiche e di questo livello: due prime punte che dovranno trovare l’amalgama giusta, i movimenti giusti. Oggi prescindere dalle due punte oggi sembra utopico, soprattutto perché alle spalle potrebbero avere uno dei migliori interpreti del ruolo sulla trequarti, con sostituti naturali (Alvarez e Coutinho) che possono trovare lì la giusta collocazione.
Tra il trovare una formula Milito-Pazzini soddisfacente e forzare la squadra ad un modulo verso la quale non sembra predisposta, scegliamo sempre la prima: facile fare adattare due calciatori, problematico far rendere 5-6 uomini fuori posizione.
Moratti ha ragione quando dice che uno come Pazzini dovrebbe giocare, soprattutto adesso che sembra in forma: siamo sicuri che la partita di Supercoppa sarebbe andata diversamente con Pazzini in campo.
Il problema risiede soprattutto nella difesa a tre, che costringe a giocare con solo due centrocampisti centrali: situazione che abbiamo più volte analizzato, sia con Benitez che con Gasperini. Non è da questa Inter, non ce l’ha nelle corde. Perché da come si dispone la difesa dipende tutto l’assetto della squadra ed il movimento dei centrocampisti e degli attaccanti: prescindere da questa analisi significa non avere chiari i meccanismi di gioco. Oppure essere un talebano oltranzista.
Gasperini lo è? Ciò che preoccupa delle parole di Gasperini è quella che appare come uno scollamento tra realtà e sua visione della stessa.
Se l’Inter prende dei goal, non è problema della difesa, vero: ma se vuoi giocare in un determinato modo, non puoi prescindere da un’analisi fatta nel complesso, che coinvolge per forza anche la difesa.
Che l’Inter prenda goal solo su “infortuni” o su contropiede nel finale è più preoccupante che lasciar mettere (fisiologicamente) i piedi in area al Chievo. Anche perché i contropiede non sono solo nel finale: i 5 vs 2 ed i 6 vs 3 contro la Juventus li abbiamo visti al 20esimo minuto.
Ed evidentemente il tifoso interista medio (tra i quali mi iscrivo di diritto) dà un valore diverso a “strepitoso” e “solidità”: concetti completamente diversi.
Moratti ha ragione.
Ma nei modi sbaglia. Inevitabilmente. È un attacco bello e buono, una critica pubblica che apre squarci preoccupanti e che può dare il via ad un mutamento nell’equilibrio dello spogliatoio, e che sicuramente darà il “La” a tante congetture e storture del giornalismo sportivo italiano che non vede l’ora di tuffarsi in polemiche come queste, solo se si tratta di Inter ovviamente. Soprattutto se fai l’intervista a quella Gazzetta dello Sport che avevi sbandierato come “pilotata” da una linea editoriale nemica, e avevi strombazzato un felicissimo “sono liberissimo di non leggerla più”.
È un modo per farsi del male. Soprattutto adesso, soprattutto a fine mercato, soprattutto se poi è vero che l’Inter chiuderà con due attaccanti, di cui uno è Forlan e l’altro è un attaccante esterno: tutto il discorso su Pazzini crolla, perché Milito non può fare l’esterno.
È un modo per farsi davvero male, soprattutto perché Gasperini avrebbe anche delle attenuanti: dati per scontati Poli e Forlan, manca un altro centrocampista e un altro attaccante. Ed è partito Eto’o, mica l’ultimo arrivato. Invece così si delegittima senza possibilità di appello: il tutto già il 29 agosto, ancora prima di cominciare davvero la stagione.
È un modo per farsi male sul serio, perché dimostra in maniera abbastanza chiara che per il secondo anno consecutivo s’è sbagliato allenatore, almeno nell’ottica di far combaciare intenzione e realizzazione.
Per il secondo anno consecutivo si è confidato nel fatto che, arrivato all’Inter, quell’allenatore (Benitez e Gasperini) avrebbe avuto la lucidità e l’intelligenza necessaria per adattarsi lui e non forzare la squadra a schemi non propri. Una cosa che non collimava per nulla con Benitez, che poco c’azzecca con Gasperini, che per cambiare modulo ci mette sempre un po’ di tempo.
Di questo passo, all’Inter sembra averne davvero poco.













