Il 25 febbraio del 1995, Massimo Moratti diventa ufficialmente il nuovo presidente dell’Inter. La squadra ereditata da Pellegrini è protagonista di una stagione molto negativa.
In Europa c’è stata la brutta eliminazione al primo turno di Coppa Uefa ad opera dell’Aston Villa, che ribalta l’1 a 0 dell’andata con un gol di Hughton su drammatico assist di testa di Bergomi e costringe l’Inter a giocarsi il passaggio del turno ai calci di rigore. Ruben Sosa demolisce la traversa mentre Fontolan , con un preciso piattone, spiazza uno spettatore inglese seduto in piccionaia, calciando il pallone a 3 km di altezza dalla porta.
In Coppa Italia i nerazzurri vengono liquidati dal Foggia, e a nulla vale la mossa tattica di Ottavio Bianchi, che nel secondo tempo inserisce Darko Pancev al posto di Zanchetta.
E il campionato? Il campionato è altalenante.
Dopo la vittoria contro il Torino alla prima giornata, c’è subito la sconfitta casalinga contro la Roma, grazie a uno splendido pallonetto al contrario di Festa, che tentando in modo improponibile un rinvio, beffa uno sbigottito Pagliuca.
L’Inter non riesce ad avere una continuità di risultati, perlomeno fino a quando non infila due sconfitte consecutive in casa per 0 a 2, contro il Napoli che si presenta con l’attacco Pecchia – Carbone e contro la Lazio di Zeman che mantiene il possesso palla per circa 90 minuti.
Dopo una roboante debacle a Roma con una tripletta di Abel Balbo, l’Inter espugna il proprio campo, battendo il Brescia per 1 a 0. In tribuna c’è Massimo Moratti, ormai prossimo a subentrare alla presidenza nerazzurra. La presenza di Moratti sembra portare fortuna, a fine febbraio viene reso ufficiale il passaggio di consegne e il giorno dopo l’Inter sfiora il colpaccio a Firenze, raggiunta sul 2 a 2 solo grazie a uno straordinario Batistuta. Il turno successivo vede un difficile incontro casalingo contro la Juventus, una buona Inter ferma sullo 0 a 0 i futuri campioni d’Italia.
Dopo la partita con la Juve, c’è da affrontare il Bari in trasferta.
La squadra è determinata a regalare al nuovo presidente la sua prima vittoria ufficiale. L’occasione sembra ghiotta, a Bari l’ambiente è teso. I pugliesi vengono da una lunga serie di risultati negativi e sul terreno di casa, sono reduci da ben quattro sconfitte consecutive. All’andata i ragazzi allenati da Materazzi padre, si erano imposti per 2 a 1 a San Siro con gol di Guerrero e del Cobra Tovalieri. Inutile lo sforzo dell’Inter che accorciava le distanze con “il solito” Pancev, ma che non riusciva mai ad andare vicino al pareggio nonostante l’ingresso di Marco Barollo.
Materazzi schiera un undici piuttosto orrendo, con il futuro interista Fontana tra i pali, Montanari, Annoni, Amoruso e Ricci in difesa, centrocampo dai piedi fini con Pedone, Barone, Gautieri e un Candido Gerson più nero che mai. In attacco giostrano Tovalieri e Guerrero, già mattatori dei nerazzurri a Milano.
L’Inter ha problemi di formazione. L’artiglieria pesante Bergkamp - Sosa – Pancev, 9 gol in tre in 22 partite, è completamente infortunata. Ottavio Bianchi è costretto a schierare il giovane Delvecchio e il versatile Fontolan, per l’occasione riciclato centravanti di razza. In porta c’è Pagliuca, la difesa è composta da Bergomi, Garellino Orlando, Festa e le solite orecchie di Paganin con licenza di supportare il centrocampo con Jonk, Seno, Alessandro Bianchi e Nicolino Berti.
Viste le formazioni in campo, il livello tecnico del match si preannuncia infimo, difatti in tutto il primo tempo non si segnalano particolari emozioni oltre a una stoccata di Fontolan sventata da Fontana con una parata di suola, e un lisco clamoroso di Berti da buona posizione. L’unico evento di nota avviene verso il 40esimo, quando Pedone compie una brutta entrata su Alessandro Bianchi. Il suo omonimo Ottavio viene colto da una crisi isterica, pretendendo la sanzione. Il mister nerazzurro viene tosto accontentato dall’arbitro Cinciripini, che lo spedisce anzitempo negli spogliatoi a rinfrescarsi la pelata.
Nel secondo tempo l’Inter si presenta senza il suo allenatore, cosa che fa sperare nella vittoria la maggior parte dei tifosi. Poco prima del 60esimo avviene la svolta. Montanari falcia Fontolan che si stava avviando verso l’ennesima inutile azione, facendogli finire il riporto biondo completamente dall’altro lato della testa e costringendolo ad uscire per un sospetto stiramento.
All’improvviso un’ombra si alza dalla panchina, è un giocatore dimenticato, pagato da Pellegrini ben 10 miliardi di lire e da mesi relegato nei più bui meandri della tribuna.
Il suo nome è Ciccio, Ciccio Dell’Anno.
“ Erano cinque mesi che non giocavo, non credevo ai miei occhi mentre stavo per entrare in campo”
Non ci crede nessuno quando nemmeno quando pochi minuti dopo il suo ingresso sul rettangolo di gioco, Ciccio sistema il pallone a una ventina di metri dalla porta, per calciare una punizione dopo che Amoruso aveva steso Delvecchio.
Forse non ci crede nemmeno Fontana, che si posiziona troppo fuori dai pali probabilmente nel tentativo di capire chi sia quel misterioso giocatore interista pettinato come Paolo Bonolis.
E’ il momento. Cinciripini fischia e Dell’Anno calcia. Un tiro incredibile che scavalca la barriera e spiove verso la porta, insaccandosi sotto l’incrocio. E’ il gol partita, il primo meritato successo per il neopresidente, quello che darà via a quel filotto di 5 vittorie passato agli annali come “l’effetto Moratti” e che culminerà con il trionfo nel derby per 3 a 1.
A fine partita si sprecano i salamelecchi e le frasi cariche di commozione per il giocatore ritrovato. “Purtroppo si è fatto male Fontolan e Dell’Anno sulle punizioni non è secondo a nessuno…” commenterà un affranto Materazzi con questa frase che risulterà quanto mai vera nella sua tragicomicità, principalmente perché l’infortunio di Fontolan ha gravemente danneggiato il Bari e poi perché effettivamente, tra i nerazzurri scesi in campo e quelli presenti in panchina, non ce ne era uno in grado di battere un calcio di punizione decente, a parte il mitico Ciccio.
Sull’onda delle dichiarazioni di circostanza e della gioia per il successo ritrovato, persino l’Avvocato Prisco si concederà una cazzata: “Teniamocelo, Dell’Anno ha grande classe”.
Dell’Anno non aveva grande classe, o forse sì ma non per certi palcoscenici. Il suo gol però lo ricordiamo tutti, in quei tempi in cui un filotto di vittorie consecutive sembrava un’impresa titanica.
Dopo i 5 successi l’Inter sembra rinata, grande merito va a Massimo Moratti che ha riportato entusiasmo in un ambiente ormai demoralizzato. La squadra sembra pronta per risalire in campionato e guadagnarsi facilmente un posto in Europa.
Con questo nuovo piglio e tanta voglia di vincere, i nerazzurri affronteranno il Parma subito dopo il derby.
Il 3 a 0 del Tardini, col gol di Zola e la doppietta di Nestor Sensisi, noto bomber di fama mondiale, farà subito capire che le buone intenzioni e l’entusiasmo bastano sì, ma fino a un certo punto.
UMBERTO PAPPINI















