E adesso abbiamo capito …
Abbiamo finalmente compreso su quali fondamenta poggi il regno del feudale restauratore di ataviche tirannie, nostro signore dei ventinove-meno-due scudetti scippati, al secolo Andreagnelli.
Il maniero imperioso esibito con tronfia protervia, fra fallaci vessilli sventolati come pubblica istigazione alla disobbedienza ed all’odio, è stato costruito sulla sabbia e l’argilla di sogni fugaci e perversioni ossessive.
Solide fondamenta per il nuovo regno e per il corso dei futuri trionfi, non c’è che dire …
Tecnicamente, si tratta di acciaio non conforme alle prescrizioni normative.
Beh, nulla di nuovo, tutto sommato: considerato che la non conformità alla legge pare circostanza ciclicamente ricorrente in casa Juventus. Chissà come mai …
Come le ispezioni dell’Autorità Giudiziaria, dai Carabinieri alle Fiamme Gialle: un Auricchio ieri ed un altro oggi, come pure domani.
Scagnozzi sicuramente manovrati dal nemico interista, che l’ennesimo infido agguato ha, anche stavolta, di soppiatto orchestrato.
Dalla Benemerita alla Beneamata, insomma: la mania di persecuzione porterà ancora a quello, sempre a quello, statene certi.
GLI AVVISI DI GARANZIA NOTIFICATI IN BIANCONERO
Ed intanto, assistiamo ad una nuova esibizione di avvisi di garanzia, anche stavolta spiccati – ma guarda un po’ – a carico di persone accuratamente selezionate dai vertici bianconeri per la cura dei propri interessi societari: la triade costruttrice di vittorie ieri, i costruttori del nuovo stadio oggi.
Che singolare coincidenza …
E, come sempre, mefistofelico spunta dagli inferi il demone investigativo per antonomasia, quel Guariniello al soldo morattiano, intuibile, probabile, anzi incontrovertibile …
L’orrida creatura inquirente, espressione esponenziale della persecuzione, della vessazione, dell’intimidazione inflitta per mano delle toghe nere ed azzurre.
In mezzo, ancora una volta, c’è lei, la Juventus: eterna parte lesa dagli eventi giudiziali di turno …
Vittima improbabile, come la qualità ascritta al suo acciaio.
Acciaio testato e garantito, asseverano sul fronte bianconero.
Eppur non conforme. Rispondono gli altri.
Dal doping a calciopoli, fino allo stadio sottoposto a controllo cautelare – casomai crollasse -, la società degli Agnelli non cessa mai di ritagliarsi in modo autoreferenziale il ruolo di persona offesa.
La Juventus vittima e carnefice al tempo stesso.
Vittima delle proprie colpe e carnefice degli altri.
Ed ogni volta, ci tocca ascoltare lo stesso identico ritornello: ‘’noi non abbiamo fatto niente, anzi chiederemo i danni per tutto questo’’.
Una litania parossistica che ha, da tempo immemore ormai, sfondato il muro dell’umana sopportazione.
Una nenia proferita con la voce dispotica di chi non riconosce altra autorità all’infuori della propria autarchia.
SOLIDE FONDAMENTA PER SOLIDA DIFESA
Leggiamo dalla Gazzetta dello Sport: “La Juve è parte lesa e ha richiamato d’urgenza l’avvocato Briamonte che era a Roma sotto il diluvio ed è giunto con un volo privato. La Juve non vuole rischiare minimamente di essere un giorno considerata parte concorrente. E già adesso sta studiando tutte le vie per richieste di risarcimento danni.”
Così, testualmente riportato a pag. 3 del 21 ottobre 2011.
Dunque, arguiamo che l’avvocato juventino sotto le ire di Giove Pluvio (anche lui di sicuro interista) avrebbe preso un jet privato per fiondarsi alla risoluzione dell’ennesima causa legale (quanto da fare, chissà le parcelle), per evitare alla società deprecabili accuse di concorso nelle ipotesi di reato contestate, per ora, a collaudatori ed ingegneri.
E, quindi, stando sempre a quanto riportato dalla Gazzetta, al fine di evitare questo, la linea defensionale bianconera tornerebbe ad assestarsi nel senso di nuove richieste risarcitorie.
Ancora.
Tanto per cambiare.
Non conformità per non conformità, da Moggi all’acciaio d’argilla, da Cobolli Gigli ad Agnelli, il passo è sempre quello ed è pure breve. Si chiama scaricabarile.
Ed allora diciamolo che adesso si fa così, lo si fa impunemente (sapendo di poterlo fare) e lo si ammette pure.
Si allestisce un piano per richiedere i danni, in previsione di future accuse. Per tempo ed anzitempo.
Verrebbe da pensare: solide fondamenta per solida difesa legale.
Solida e solita.
Allora, una tale tecnica defensionale, visto che viene esemplificata in maniera così cristallina, quasi disarmante, deve venire anche introdotta nel programma di studi giuridici universitari dei vari atenei italioti.
Per forza, perché essa rappresenta il nuovo che avanza all’orizzonte, il futuro del sistema giuridico.
Si contemplerà uno specifico corso per lo stravolgimento dei principi generali del diritto, dei ruoli processuali e dei fatti: la parte che si predetermina danneggiata per ‘non rischiare minimamente di essere un giorno considerata concorrente’. Carta, anzi Gazza canta.
Bene, bravi, bis.
Anzi, 415 bis.
Giusto per restare in tema di avvisi e di garanzie.
DA PARTE DANNEGGIATA A GARANTE: IL DADO E’ TRATTO
Dunque, lo stadio per ora regge, o così pare. Lo garantisce la Juventus.
Leggiamo nelle agenzie stampa che ‘’alla fine di un vertice di un paio di ore in Prefettura, cui hanno partecipato il presidente Andrea Agnelli ed il sindaco Piero Fassino, la Juve ha tranquillizzato tutti: si ribadisce l’assoluta sicurezza strutturale dello stadio. In caso contrario, come responsabile della salute pubblica, Fassino non avrebbe potuto permettere lo svolgimento della partita. L’amministrazione, in una nota, ha invece comunicato di aver ricevuto adeguate garanzie: la Juventus ha dichiarato di essere assolutamente certa della solidità statica dell’impianto sportivo, e a richiesta del Comune di Torino, ha fornito la documentazione certificata sulla sicurezza strutturale dello stadio e sulla realizzazione degli interventi integrativi prescritti in sede di collaudo ’’.
Volete sapere come si chiama, allora, l’attività espletata in tal modo dalla Juventus? Attività di garante.
In adempimento, cioè, di un ‘obbligo’ cosiddetto ‘di garanzia’. Che è previsto nella ricorrenza di ipotesi di reato.
Ed immaginate su chi incombe un ruolo siffatto, in genere? Sì, avete indovinato: sulle persone che vengono sottoposte ad indagine.
Che strana situazione, allora. Tanto per cambiare, quando si tratta di bianconero, i confini fra i ruoli si sfumano, si perdono, si invertono. Nulla è mai o bianco o nero, chissà perché. Mah …
Dunque, da una parte, le garanzie di sicurezza ed agibilità dello stadio vengono fornite dalla Juventus stessa; dall’altra parte, però, quest’ultima si appresterebbe anche a chiedere i danni, in relazione all’operato svolto.
Lo stesso operato che essa garantisce, insomma. Che garantisce, beninteso, fintanto che ad una tale garanzia corrisponda il vantaggio economico di uno stadio pieno.
Ma a chi, di grazia, intende pertanto richiedere i danni, se le persone sottoposte ad indagine sono le stesse la cui attività è stata al contempo garantita?
Beh, noi un suggerimento lo avremmo pure …
Perché non chiedere i danni all’Inter, allora?
Avv. ELENA NITTOLI













