L’odore della mia adolescenza calcistica non era piacevole. Era olezzo di merda e fango, di sputi e sfottò. Sapeva di bocconi amari mandati giù a forza, di vittorie mancate e di sconfitte annunciate. Mi ha accompagnato a lungo, come la sensazione che la ruota non potesse girare sempre contro di noi, spesso aiutata da sapienti mani e da untuosi interessi. Invece continuava a macinarci, inesorabile. Caricando le spalle di ogni giovane nerazzurro di un fardello greve e doloroso.
Ma c’era un momento, in ogni anno di tragedia, in cui prevaleva la rivalsa, in cui la vendetta si poteva consumare. Una libido capace di alleviare l’orrore. Era un piacere illusorio, ora lo so, ora posso riconoscerlo, ma era tutto (o quasi) quello che avevamo. Era il distillato del nostro orgoglio. Vincere contro i gobbi a San Siro e a Torino. La nostra stagione cominciava e finiva lì. E tutte le angherie che subivamo potevano essere sublimate in un momento catartico di grida e applausi, di sorrisi maligni e magra soddisfazione.
Purtroppo oggi non ci rimane neanche questo. Siamo ridotti a una squadra che non può più neanche elemosinare il freddo pasto di una consolazione effimera. La ruota è tornata a girare contro i colori nerazzurri, anche in questo caso aiutata da sapienti mani e untuosi interessi (ma non degli stessi soggetti, purtroppo), e non sembra volersi fermare. Eppure la coreografia iniziale della Nord rimarrà una delle cose memorabili della serata, srotolata mentre tutto lo stadio cantava a squarciagola “io non rubo il campionato, ed in serie B non sono mai stato, c’è solo l’Inter per me, solo l’Inter”. Un degno inizio inneggiante alla riscossa, assecondato dal principio tambureggiante della partita nerazzurra.
Ma che non era serata (e che non è annata) si poteva desumere dal proseguio del match: i gobbi sono restati rintanati approfittando di ogni minima chance che siano riusciti a intercettare. I nerazzurri hanno corso, cercato il gol, lo scambio, la sorte, ma senza fortuna. Ma di calcio lascerò parlare altri, che per me ora ricordare e pensare evoca troppo dolore. Tocca proprio ai nostri nemici (da tempo i gobbi non sono solo avversari) vedersi recapitare infiniti rimpalli sui piedi e palloni perfetti da insaccare senza indugio. E a vedere come stanno andando le cose a me pare evidente che sia proprio il loro anno. Che beffa. Che rabbia. Vederli di nuovo festeggiare senza che abbiano fatto niente per meritarlo.
Viceversa è arrivato il momento del reality shock per i nerazzurri. Basta illusioni. Basta cazzate. Mettano tutti i piedi per terra e tirino fuori la testa dalla sabbia, tutti. Giocatori, dirigenza, tifosi e financo il settore medico. Il nostro primo obiettivo in questo momento è una tabella salvezza degna di questo nome. Cominciamo un passo per volta: almeno 15 punti nelle sette partite che ci separano dalla pausa natalizia. Se non li portiamo a casa la situazione potrebbe diventare tragica. E messi come siamo ora non ci riderei troppo su. Anche noi tifosi dobbiamo stringerci intorno alla squadra: tifiamo come ossessi. A fine anno ognuno dovrà assumersi le sue responsabilità: chi non può più giocare a calcio per sopraggiunti limiti di età si faccia da parte; chi ha distrutto una squadra che aveva vinto tutto cambi registro; chi deve un immaginare un futuro per i colori nerazzurri si cosparga la testa di cenere e ricominci da capo. Noi, che stiamo sugli spalti, potremo fare un bilancio di quanto siamo stati bravi a urlare e applaudire, ma la nostra è pura passione, non richiede alcuna responsabilità, solo un infinito amore per i colori del cielo e della notte.
Ho ufficialmente dichiarato concluso il periodo di validità delle mie scaramanzie. Ho accettato il nostro nuovo status di Cenerentola. Ho capito cosa dobbiamo fare. Ma non ho perdonato e non perdonerò chi ci ha portato fino all’orlo del baratro. Presidente, l’ho osannata a Madrid, quando offriva da bere a chiunque passasse in Plaza del Sol. Oggi è il momento di essere coraggiosi: in un senso o nell’altro. E di cambiare. O scomparire. A lei la scelta.
_NERO















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