Diego, il piccolo principe

Posted 03/11/2011 10:38 by with 262 comments

Inter-Lille è stata una partita chiave per la qualificazione agli ottavi di Champions, ma per i pochi splendidi tifosi di San Siro e i molti pigri davanti alla tv già dopo 2 minuti era la partita di Milito.

Del Principe Milito, meglio. Del Principe in disgrazia Milito, meglio ancora.

Nella magica stagione  2009-2010 gli abbiamo visto fare tante volte quel movimento in verticale a prendere il tempo al difensore e a suggerire il passaggio in profondità dalla retrovie. Spesso quel passaggio diventava un assist e si tramutava in un gol. Una magia ripetuta così spesso da sembrare normale, scontata, banale. E tutti sanno che il trucco che sta dietro a ogni numero di prestigio non lo è mai perchè non scatenerebbe quella meraviglia che brilla negli occhi di ogni bambino e di ogni adulto bambino dentro.

 

 

 

LA MALEDIZIONE DEL 23 MAGGIO 2010

Nella fattura che una strega deve avergli lanciato dal 23 maggio 2010 in avanti quel passaggio viene intercettato da un difensore o la conclusione finisce fuori, nelle mani del portiere se non addirittura sulla traversa. Il 2 novembre, festività religiosa dedicata al culto dei morti, ha centrato il legno ed è anche tornata in campo.

Mentre tutti attorno a lui imprecano o sorridono amaramente, sul suo volto non si vede neppure una smorfia. La sensazione è che si aspettasse anche un refolo di vento nel catino di San Siro a deviare la sua traiettoria. La sensazione è che ormai quando calcia, quando scatta, quando colpisce di testa non ha più convinzione di fare gol.

Senza quella convinzione nessun attaccante sarebbe degno di tale privilegio, nessun bomber potrebbe ritenersi tale. E Milito è sempre stato un bomber in qualunque squadra ha militato. Militato per lui è sinonimo di segnato.

Per un tempo intero non gli è più capitato un pallone e lui si è come eclissato tra i difensori centrali nordisti, due che ai tempi belli si sarebbe mangiato con una facilità e una velocità disarmante.

 

L’IRRESISTIBILE ATTRAZIONE DEL DOLORE

Mister Rudi Garcia, con l’Inter mago poco ispirato, ha insistito nel tenere la retroguardia alta, nel puntare su 4 attaccanti schierati senza una logica con il migliore confinato sulla fascia e con un cadavere piantato tra Lucio e Samuel, risorti all’improvviso. Ha dato una mano, un assist al Principe.

Ed ecco il movimento suicida di una intera squadra che tenta il fuorigioco su un calcio piazzato, ecco 3 nerazzurri davanti a Landreau, ecco il colpo di testa di Stankovic e una palla facile facile per scacciare maledizioni, incubi e paure.

Il Principe, teso come una corda di violino, impacciato come un plebeo, la spedisce sopra la traversa. Sopra la traversa, ben al di sopra. Le mani sul viso non bastano a nascondere la figuraccia, la drammaticità sportiva del campione che fu e che ora sembra aver dimenticato quel gesto ripetuto mille volte fin da bambino.

L’irresistibile attrazione del dolore, dell’autolesionismo lo induce a ingaggiare un duello personalissimo contro quell’uomo di giallo vestito. Gli tira addosso altre due volte, mira per colpirlo, non per segnare.

E quando ognuno di noi ha il cuore in gola per il timore di una nuova rimonta ed è pronto a riversargli addosso le responsabilità della beffa, l’immortale sciamano dal ciuffo sempre perfetto sfida il destino, l’età e vola sulla fascia orfana del treno brasiliano per prendere per mano l’amico che si sta perdendo nelle tenebre.

Davanti a un tale regalo, ad una tale dimostrazione di amicizia, ad un tale assist, Diego si avvolge su se stesso e infila nel sacco i fantasmi che popolano la sua mente e appesantiscono muscoli lacerati per 5 volte consecutivamente nell’anno maledetto appena trascorso.

 

L’AMORE DEL SUO POPOLO

Non sorride il Principe perchè sa che il suo futuro è già dietro le spalle e non tornerà. Lo dice la natura, la ragione, la medicina. Non sarà più Re d’Europa, solo un nobile decaduto che luciderà di tanto in tanto il proprio stemma e sorriderà timido ai complimenti di chi ricorda i suoi prodigi.

 Per questo, per la ritrovata normalità, per la partecipazione alla parabola umana da parte di chi vive nell’ombra tutta la vita ed è abituato a lottare contro il destino ogni giorno, l’argentino è amato, rispettato, coccolato, dai suoi sudditi nerazzurri, dal suo popolo.

Anche quando sbaglierà ancora a porta spalancata o quando si toccherà un bicipite femorale.

Come è labile il confine tra un sorriso e una smorfia. Come è profondo il legame tra Milito e l’Inter, cementato proprio da quella sofferenza e da quella espressione malinconica che solo un piccolo Principe può avere.

 

Oh, piccolo principe, ho capito a poco a poco la tua piccola vita malinconica.
Per molto tempo tu non avevi avuto per distrazione che la dolcezza dei tramonti.
Ho appreso questo nuovo particolare il quarto giorno, al mattino, quando mi hai detto:
“Mi piacciono tanto i tramonti. Andiamo a vedere un tramonto…”
“Ma bisogna aspettare…”
“Aspettare che?”
“Che il sole tramonti…”
Da prima hai avuto un’aria molto sorpresa, e poi hai riso di te stesso e mi hai detto:
“Mi credo sempre a casa mia!…”
Infatti. Quando negli Stati Uniti è mezzogiorno tutto il mondo sa che il sole tramonta sulla Francia.
Basterebbe poter andare in Francia in un minuto per assistere al tramonto. Sfortunatamente la Francia è troppo lontana. Ma sul tuo piccolo pianeta ti bastava spostare la tua sedia di qualche passo. E guardavi il crepuscolo tutte le volte che volevi…
“Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatré volte!”
E più tardi hai soggiunto:
“Sai… quando si è molto tristi si amano i tramonti…”
“Il giorno delle quarantatré volte eri tanto triste?”
Ma il piccolo principe non rispose.

 

SIMONE NICOLETTI

Simone Nicoletti

Interista dalla nascita per destino e discendenza. Giornalista nell'anima, fondatore di Iostoconmancini e di FabbricaInter.