Aver trattenuto Diego Milito è stato il quarto grande errore dell’estate interista 2010, dopo gli allontanamenti di Mourinho, Balotelli e Oriali. Avergli prolungato e ‘adeguato’ il contratto, viste le incredibili dichiarazioni pochi minuti dopo la conquista della Champions, è stata poi una conseguenza del ritorno dell’ancien regime morattiano: dichiarazionismo senza limitismo, entrate a piedi uniti nel merito tecnico, mezze promesse a chiunque si lamenti.
MILITO HA PERSO IL PASSO, MA HA REAGITO DA PUNTA VERA
Ma questo è il passato, come diceva Aldo Giordani il giornalismo (posto che quello sportivo sia giornalismo e non, come pensiamo, una sottobranca dell’intrattenimento) è attualità.
L’attualità dice che Milito ha perso il passo e il guizzo del Milito migliore e anche di quello medio, venendo trattato dai pochi presenti a San Siro (25mila e spiccioli) come una vecchia gloria bisognosa di affetto. Dopo l’incredibile errore all’inizio del secondo tempo, sull’assist di Stankovic, quasi tutto lo stadio lo ha sostenuto come raramente ci era capitato di sentire per un giocatore dell’Inter in crisi.
In questi casi un calciatore può sentirsi inorgoglito come avere la consapevolezza di essere finito, di sicuro Milito ha reagito da punta vera ignorando Zarate in una situazione di superiorità numerica enorme. Poi è arrivato il super-numero di Zanetti con pallone solo da spingere in porta, inutile descrivere quello che tutti abbiamo visto: un gesto tecnico e umano, quello di Zanetti, che ha ricordato quello di oltre vent’anni fa di Roberto Mancini che a un Vialli rientrante da un infortunio regalò un assist a due metri dalla porta.
Questa tirata su Milito era solo per dire che anche ai suoi bassi ritmi 2011-12, all’Inter in relazione alle occasioni create sono mancati i suoi gol e in parte anche quelli di Pazzini. Adesso, con la qualificazione agli ottavi di Champions praticamente sicura (basta un punto in due partite), avendo sfruttato solo le occasioni enormi si affronterebbe il campionato con Juventus e Milan a tre o quattro punti di distanza.
E non stiamo parlando di gioco o di seghe mentali tattiche, visto che Ranieri si è fatto una ragione del fatto che fino a gennaio dovrà gestire una squadra di ultratrentenni (degli undici titolari contro il Lille gli unici Under, si fa per dire, erano Thiago Motta, Sneijder e Zarate) che riesce a trovare equilibrio solo con il 4-3-1-2 e solo quando dietro le punte c’è Sneijder.
IMPRESSIONI SPARSE
Per il resto impressioni sparse, che sintetizziamo.
1. Gli episodi per un difensore contano, in negativo, più che per un attaccante. Questo è uno dei dogmi della stampa sportiva italiana. Ma non esiste che la prova di Lucio sia valutata e valutabile come quella di Milito. Insieme a Samuel dà una sicurezza al centro che nessun altro dà, visto che Ranieri non deve costruire per il futuro la panchina per Ranocchia potrebbe diventare un’abitudine. Al di là dell’intensità difensiva, Lucio ha fatto respirare la squadra guadagnandosi falli come nessuno: 6 (!), il doppio dei secondi classificati (Sneijder, Stankovic, Pedretti), roba da attaccante. Ha fatto un errore, certo.
2. Alvarez è l’emblema di un certo modo di gestire le cose all’Inter, a parte il suo essere di cilindrata da Cagliari (in prospettiva), ma con il Lille si sono visti 25 suoi minuti abbastanza interessanti. Partendo da destra, al netto della mediocrità di Beria è sembrato in qualche azione una specie di Chris Waddle dei poveri. Non è un segreto, almeno per chi conosce Ranieri, che il tecnico lo consideri uno da campo allargato: difficile che lo si veda in campo dall’inizio, nei prossimi due mesi di tiro a campare, ma qualcosa di buono potrebbe fare lo stesso.
3. Dei vecchi Zanetti è l’unico che abbia mantenuto un cambio di passo da 25enne, anche se l’età gli impone ovviamente pause da 38enne. Non ha quasi mai sofferto Hazard, l’ennesimo mito del ‘figlio di’, non ha mai esagerato nel buttarsi in avanti anche se l’iniezione di fiducia a Milito è tutta merito suo.
4. Aspettando la guarigione di Julio Cesar e Maicon, difficile che fino a gennaio si veda una squadra migliore o con più ritmo di questa. I grandi primi tempi, tipo quello contro il Napoli, vengono sempre pagati. Purtroppo non ci sono i margini di classifica per fare esperimenti, se no in questo centrocampo al centro o sul centro-sinistra Crisetig si potrebbe anche lanciare.
5. Stando a un nostro inviato (in realtà inviato da se stesso) in tribuna d’onore, basso profilo di Moratti che ha dato a questuanti e aspiranti consiglieri meno confidenza del solito. In collegamento con Mediaset parole di stima per Oriali, peccato che a tempo debito non abbia fatto niente per trattenerlo. Il Titanic continua a navigare, l’iceberg Baggio è lontano.
STEFANO OLIVARI (in esclusiva per Fabbrica Inter)
Twitter @StefanoOlivari













