Abbiamo parlato recentemente della stagione 1997-98 a proposito di Inter-Udinese e del sorpasso negato per via del gol di Bianconi non convalidato, nonostante avesse passato abbondantemente la linea. Sappiamo benissimo che sono tanti gli episodi e spesso li rinfacciamo al tifoso juventino col paraocchi, quello che ritiene che un colpo di mano e un processo farsa abbiano tolto di mezzo la squadra più forte della storia del calcio. Non tutti però ci ricordiamo che i fatti di quell’anno ebbero uno strascico giudiziario, che mise forse la pulce nell’orecchio a Guariniello (il primo a indagare su Calciopoli prima che a Torino venisse insabbiato tutto) ma finì nel nulla. Purtoppo mancavano elementi chiave come le intercettazioni e i pentiti.
Il gol fantasma di Bianconi, dicevamo. Una settimana prima di Ronaldo-Iuliano e dopo il gol fantasma di Bierhoff, il rigore di Gautieri nettissimo, quello di Hubner, i fatti di Juve-Lazio e chi più ne ha più metta. Dopo la partita di Empoli il Movimento per i diritti civili presentò un esposto, va detto piuttosto pretestuoso (quasi quanto gli esposti di Andrea Agnelli), in cui si ipotizzava il reato di abuso d’ufficio per l’arbitro di Empoli, il teramano Pasquale Rodomonti, proprio quello che fu intercettato da Bergamo prima di Inter-Juventus, abuso concretizzatosi in un danno verso i giocatori del Totocalcio. Curiosità, a Empoli Rodomonti rientrava dopo anni di ostracismo juventino per decisioni dubbie, su tutte il gol fantasma accordato a Galante e che non c’era. L’inchiesta di Firenze, competente per territorio, venne archiviata ma la relazione del gip fiorentino Antonio Crivelli fece molto discutere: “La sospetta coincidenza di errori arbitrali in più partite e ad opera di più direttori di gara a favore della Juventus può lasciar trasparire una sorta di sudditanza psicologica capace di influire su scelte, quali quelle arbitrali, di natura immediata e dipendenti da un’ ottica che non corrisponde mai alla visuale della televisione”
Di più il gip non potè fare, non essendoci altro che le immagini della tv, come detto nessun pentito e nessuna intercettazione. Però parole così forti uscite da un tribunale avrebbero potuto smuovere anche la macchina della giustizia sportiva, e invece la Federcalcio fece tutt’altro. Mentre Rodomonti dichiarava: “Ho ammesso subito che avevo sbagliato. Più di così non so cosa dire. Se dovessi pagare per tutti gli errori che ho fatto in carriera, sarei da ergastolo. La sudditanza psicologica? Lasciamo perdere.” e dalla Juve giungevano i soliti lamenti sulla squadra vincente denigrata per invidia, a via Allegri Nizzola si infuriò. Ma non per via di una stagione di veleni che aveva minato la credibilità del calcio italiano con episodi che sono sotto gli occhi di tutti (ma anche con le polemiche per il designatore Baldas in tribuna d’onore nel famoso Juve-Inter con Moggi, il giornalista Danilo Di Tomaso e il famoso ultras romanista Fabrizio Carroccia, “Er Mortadella”), no. La FIGC era arrabbiatissima con il gip fiorentino. Altro che indagini sul piano sportivo, gli avvocati federali prepararono un controesposto perché le motivazioni di Crivelli “sollevano dubbi inaccettabili, soprattutto nella conclamata assenza di prova, sull’ operato dei giudici di gara e sulla credibilità di tutto il calcio italiano che rappresenta un patrimonio nazionale di valori non solo sportivi apprezzato in tutto il mondo. A tutela di questo patrimonio e di questi valori - spiega la nota di via Allegri- la federazione provvederà a presentare un esposto al ministro di Grazia e Giustizia e al Consiglio Superiore della Magistratura affinchè, ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze, valutino il caso in esame.”
Tradotto in italiano, invece di cercare di saperne di più insabbiarono (così come avevano fatto per lo scandalo doping) e chiesero al ministro di allora, Oliviero Diliberto, e al CSM di aprire un procedimento nei confronti del magistrato reo di lesa maestà verso il calcio italiano e la società che meglio lo rappresentava, bianca come un giglio, come si scoprirà otto anni dopo. Al CSM furono sorpresi perché non c’era mai stato alcun precedente di questo tipo. Non ci si sarebbe aspettati altro da un amico di Moggi come Nizzola, che conosceva il dirigente juventino dai tempi del Torino e presidente – prima di Lega, poi federale – accusato spesso (anche dall’Inter) di essere da lui manovrato, e probabilmente c’era da aspettarselo anche perché i grandi accusati, gli arbitri, erano – e sono tuttora – alle dipendenze della federazione. Un vero peccato, perché se si fosse riusciti già allora a trovare le prove di quel che si è scoperto nel 2006 probabilmente qualcuno non dovrebbe considerare lo scudetto di quell’anno come risarcimento per quello scippato nel 1998. Avremmo in bacheca direttamente quello del 1998.
GABRIELE PORRI













