Nel Banco Surgelati di Meazza in San Siro va in scena la partita tra Inter e candidati ufficiali alla Serie B a strisce verticali giallo rosse (occasionalmente in maglia bianca). I tifosi strabuzzano gli occhi quando individuano l’assenza di Cambiasso dal terreno di gioco, fruitore per una volta del bonus pensione, insieme al suo sodale Diego Alberto Milito, fu Principe. Mister Ranieri ripropone il modulo tutto terzini che tanto gli ha arriso nonostante i conati di vomito, con la sola variante di mettere un terzino anche in mezzo al centrocampo anziché sulle fasce, una miglioria che i palati più fini sapranno certamente apprezzare.
La partita sembra cominciare bene: la Curva Nord assicura il sostegno se si farà mercato con idee chiare, come non essere d’accordo. Di fianco a me Mucio e i suoi due soci, oltre alla mia compagna Blanca Findus, trasformata in un merluzzo dalla amena temperatura di Milano: l’unica azione degna di nota è nerazzurra, con Pazzini che non ci arriva per un soffio. Nagatomo da un lato e Maicon dall’altro spingono bene, Alvarez nonostante la solita anarchia tattica sembra essere in partita, Forlan dimostra la differenza tra saper giocare a calcio e avere un grande tempismo, mentre dietro Samuel e Lucio continuano ad essere la coppia di centrali più forte del mondo.
Purtroppo abbiamo in campo Thiago Motta, la sciagura vivente. Il numero di palloni giocati e le geometrie non possono giustificare prestazioni di questo tipo. Al diciannovesimo perde un pallone da solo sul pressing avversario e consente a Muriel (migliore in campo) di andare in rete. Le bestemmie che si levano dal Banco Surgelati a tre anelli non si contano, compreso un eroe che abbandona lo stadio imprecando, ma la linea Maginot mia e di Mucio regge nonostante le occhiate preoccupate. La reazione diversamente dal solito è abbastanza visibile, tanto che comincia la sagra del legno: palo di Forlan dopo paratissima del pischello Gabrieli, traversa di Pazzini, palo di Samuel su cross di Maicon, incrocio dei pali di Forlan. A questo punto cede la linea Maginot, e il primo socio di Mucio scatta verso i suoi abituali posti incitato a gran voce dalla folla. Trenta secondi e il Pazzo la mette in fondo al sacco: le grida di giubilo si mischiano agli insulti per la linea Maginot che viene rispedita dove merita, in piccionaia.
Il resto del primo tempo tiriamo il fiato dopo il forcing di 10 minuti che abbiamo fatto e accogliamo con gaudio il fischio dell’arbitro. La situazione incredibile che ci vede invocare Cambiasso in campo è il più crudele degli scherzi del destino. Ovviamente Ranieri lo manda in campo, ma al posto di un Faraoni un po’ confusionario ma non certo peggiore di Motta, vera tragedia della serata. Insieme a lui il cambio ragionevole: Milito per Forlan ancora convalescente. Pochi minuti e per un momento ci sembra di vedere il Principe dei tempi che furono: un Ricky Alvarez in grande spolvero verticalizza perfettamente per Milito che trafigge Gabrieli come a Madrid. Sarà un lampo, ce ne sarà un altro in un’altra serata orrenda per il Principe, simboleggiata dal quel movimento innaturale e incomprensibile in cui in un contropiede gira alle spalle del portatore di palla vanificando l’azione interista senza che nessuno capisca esattamente il motivo, a meno di dare credito a un incipiente labirintite virale contratta nella casa di riposo. In ogni caso, Principe, grazie per il 2-1 che ci grazia con la prima rimonta in campionato nel 2011-2012, un fatto che da solo consente di comprendere la stagione che stiamo vivendo.
Comincia il film dell’orrore di Motta: per ben tre volte perde palla facendo perfetti assist per un contropiede leccese. Se cerca il rinnovo, il ricatto non è il modo giusto per ottenerlo. Una volta salva Zanetti in combutta con i piedi di Julio Cesar, le altre volte ci pensa la scarsezza del Lecce ad evitare il peggio. Fortunatamente con il trascorrere del tempo Nagatomo sale in cattedra e all’ingresso di Obi si scatena come una furia giapponese sulla fascia facendo impazzire i leccesi: da una sua scorribanda arriva l’assist per Cambiasso che sigla il 3 a 1 non prima di aver comunque colpito il palo interno, giusto per non smentirsi in questa serata all’insegna del legno. Poco dopo Alvarez riesce nell’impresa di colpire di nuovo l’incrocio dei pali esterno e di infortunarsi nel tentativo di recuperare su un avversario: viene schierato nella posizione dello zoppo, di cui porta anche il numero di maglia, e per una volta il fatto che calci solo con il sinistro e che il destro lo abbia solo per scendere dal letto non c’entra nulla. Nonostante questo riesce a trovarsi nel posto giusto al momento giusto per raccogliere il cross di Nagatomo e insaccare con un piattone. Grande Ricky, forse che seconda punta è il tuo ruolo? Ai posteri l’ardua sentenza.
Il risultato molto tondo non deve nascondere le lacune ancora dimostrate, soprattutto a livello mentale. Alcuni interpreti dimostrano di non giocare con la concentrazione necessaria (Motta) e altri di avere ormai scollinato verso la pensione nonostante il grande talento (Milito). Altri ancora dimostrano di fare la differenza in 45 o 90 minuti (Cambiasso, Forlan, Maicon, Samuel, Lucio) e di poter stare all’Inter se in forma (Nagatomo, Alvarez). Indicazioni positive. Soprattutto quella che costringe Mucio alla piccionaia fino alla fine dei suoi giorni insieme a tutta la Linea Maginot dei suoi soci. Facciamo finta che sia la prima di campionato e che ci sia ancora spazio per la speranza. Buone feste. Buon anno. Bisestile. Sgrat.














