Mi sono sbagliato.
Mi sono sbagliato perchè ho sempre individuato nella sbilanciata realtà mediatica il vero cancro del calcio italiano e il vero limite della società nerazzurra che di fronte alla concentrazione di potere milanista non si è mai battuta per trovare una alternativa.
Ed invece c’è di più. Molto di più.
Adriano Galliani sta ricostruendo quel sistema di amicizie, clientele, accordi che fu alla base del fenomeno di Calciopoli.
Non ci sono più Moggi, gli Agnelli, la GEA. i designatori amici e tutto quel sottobosco creato in venti-trent’anni da don Luciano. Ora ci sono Preziosi, Zamparini, Lotito, ci sono i condizionamenti per eleggere uno di questi come vice presidente di Lega in modo tale da mettere sotto controllo la Lega Calcio presieduta dal dimissionario Beretta, ci sono le tv e i giornali, c’è la pubblicità, c’è il digitale terrestre con i milioni dei diritti televisivi.
C’è molto. C’è troppo.
Ieri, dopo i regali di mercato targati Preziosi-Zamparini, un nuovo sconcertante episodio.
Va in scena Milan-Lazio per i quarti di finale di coppa Italia. Cissè si sveglia dal torpore, poi i padroni di casa rimontano facilmente e con Robinho e Seedorf ribaltano la situazione. La qualificazione è in bilico finchè Emanuelsson verticalizza per il neo entrato Iibrahimovic che chiude i giochi. Peccato che Zlatan sia partito “sul filo del fuorigioco”, o meglio in fuorigioco per pochi centimetri.
Esattamente come Pazzini in Inter-Lazio di coppa Italia, episodio che fece andare su tutte le furie Edy Reja e venne ripreso con enfasi da tutti i quotidiani, in particolare il Corriere dello Sport:
“Nella partita del Meazza ci sono stati due pesi e due misure. Troppi episodi ci hanno condannato, noi siamo la Lazio e dobbiamo pagare pegno: sappiamo che quando vai ad affrontare formazioni così titolate queste cose possono succedere, noi dovremmo essere più forti di tutto e della mala sorte. Non siamo molto cautelati da questo punto di vista. L’ammonizione di Dias è stata grave: conosco il ragazzo, c’è stata una carezza non voluta ed è stato subito ammonito. Samuel,che ha commesso tre falli consecutivi, no. Per non parlare del fuorigioco di Pazzini e del rigore non fischiato a Klose”
Ti aspetti identica reazione nel dopopartita di ieri sera, che anzi sia ancora più infuriato per il nuovo torto. Ed invece solo un accenno nel quadro di una lettura della partita più equilibrata e tecnica (e dalla prima pagina del quotidiano romano scompare ogni accenno polemico)
“Abbiamo avuto qualche difficoltà, ma giocavamo pur sempre con il Milan. La squadra ha fatto una buona prestazione, più volte gli abbiamo creato problemi, ma anche stavolta è venuto meno il risultato”Siamo venuti qui per fare la partita e mi sembra l’abbiamo fatta nonostante qui a Milano non fosse facile. Abbiamo cercato di vincere, avevo la convinzione di poter centrare questo obiettivo e non ci è riuscito. Ma questa sconfitta non peserà. Peccato per il gol di Ibrahimovic, era in fuorigioco e neppure di poco, ma guardiamo avanti, pensiamo al campionato e all’Europa League. Venire qui a vincere contro Milan e Inter non è certamente facile. Con l’Inter ci eravamo quasi riusciti poi ci sono stati episodi che ci hanno condannato. Il Milan ha dimostrato di essere forte. Non abbiamo sfigurato, ci tenevamo a passare il turno e ce l’abbiamo messa tutta ma bisogna fare i complimente ia Milan“.
Non è solo un problema mediatico, come timidamente faceva osservare Massimo Moratti ad inizio settimana, mettendo nel mirino anche la telecronaca SKY (e quella della RAI di mercoledì era pure peggio…).
C’è di più. Molto di più.
SIMONE NICOLETTI






