Il paradosso di una impunità per “esuberanza criminale manifesta”

Posted 09/02/2012 08:00 by with 163 comments


E alla fine le responsabilità di Moggi sarebbero state talmente tante, da garantire –almeno per ora-l’impunità monetaria alla società che delle sue condotte, negli anni, si è giovata più di chiunque altro.

Incomprensibile logica del diritto.

Le colpe del d.g. bianconero, in buona sostanza avrebbero trasmodato dallo stretto ambito della sua competenza professionale.

Sempre se di professionalità vogliamo parlare, beninteso.

Come dire: nella sua ‘strutturata illiceità dell’agire’, Moggi non perseguiva esclusivamente l’interesse della società Juventus di cui pure era rappresentante, ma ancor prima il proprio personale delirio di onnipotenza calcistica.

 

LA TESI DEL TRIBUNALE

Questa, in estrema sintesi, la motivazione della sentenza con cui il Tribunale di Napoli ha ritenuto insussistente la responsabilità civile della società bianconera all’interno del processo penale.

Si legge, infatti, nel provvedimento che l’imputato Moggi esercitava un potere personale avente manifestazioni esteriori esorbitanti dall’appartenenza stessa al vertice societario bianconero, un potere che era noto a tutti i competitori dell’universo calcistico, e di cui il sistema Gea rappresentava la massima espressione attuativa.

Questo stesso fatto viene, per ciò solo, ritenuto causa di una ‘frattura del rapporto organico’ fra il d.g. juventino, responsabile dei crimini accertati a suo carico, e la società nel cui nome e per conto lavorava.

E nel cui interesse primariamente egli comunque sempre agiva (particolare però sottaciuto dai giudici).

Sussiste dunque difficoltà, a detta del Tribunale, di ritenere provato l’aggancio delle frodi sportive alla responsabilità del datore di lavoro, che sarebbe stato sì ‘fornitore dell’occasione all’azione criminosa’, ma che non risulta invece provato fosse anche istigatore e sostenitore della stessa.

Diverso il discorso per i vari Della Valle e Lotito, in relazione ai quali , invece, risulterebbe sì provato l’agire nell’interesse esclusivo della società.

E da ciò, conseguirebbe, perciò, il differente riconoscimento di responsabilità civile a carico delle società Lazio e Fiorentina.

 

L’ILLOGICA LOGICA DEL DIRITTO

La contraddizione argomentativa balena agli occhi di tutti: lo stesso Moggi, del resto, aveva sollecitato l’attenzione sul punto, all’indomani della presa distanza dai suoi crimini della dirigenza più bipolare che uomo (o donna) ricordi sulla faccia della terra, allorché si chiedeva, assai banalmente ma altrettanto inoppugnabilmente, nell’interesse di chi egli avrebbe agito, allora, se non della stessa società Juventus.

In tutta sincerità, il primo pensiero, leggendo il testo delle motivazioni, è stato negativo.

Molto negativo.

Perché è un dato di fatto, purtroppo, che i vaneggiamenti inverecondi da cui siamo stati bombardati per mesi e mesi, in concordata sintonia con l’incessante tambureggiare di un sodalizio mediatico compiacente, al motto di ‘così fan tutte’, ‘ma noi no’ e di altre castronerie insultanti l’umana intelligenza, qualcosa hanno in effetti prodotto, persino nelle viscere decisionali di un Tribunale della Repubblica.

La Casoria & C. non se l’è sentita, infatti, di riconoscere l’evidenza, in una sede come quella penale, di una responsabilità civile da mandato societario implicito sottesa agli illeciti (pure accertati nella struttura massimamente delinquenziale del vincolo associativo), commessi da un dirigente sportivo che era, all’epoca dei fatti, espressione suprema del vertice aziendalistico di riferimento.

 

LA CONTRADDIZIONE DI UN RAGIONAMENTO PORTATO ALLE ESTREME CONSEGUENZE

Non a caso, il Tribunale ha posto, alla base della propria decisione, l’interruzione del cosiddetto ‘rapporto organico’, ovverosia il rapporto di immedesimazione che esiste, in termini giuridici, fra l’organo societario ed il proprio rappresentante all’esterno.

Ma, in questo ragionamento, emerge uno iato logico insanabile: perché i vantaggi immediati e diretti che la Juventus si è vista apportare, nel corso degli anni, dallo strapotere riconosciuto del proprio d.g. nel sistema-calcio non possono essere ignorati in virtù del fatto che non solo ad essi Moggi si sarebbe limitato.

A relegare il ragionamento attuato dal Tribunale su di un piano di manifesta ed intrinseca contraddittorietà sta la circostanza stessa che i vari Lotito e Della Valle (i quali altro non erano che propaggini ancillari del deus ex machina bianconero) siano stati ritenuti causa, al contrario, della riconosciuta responsabilità civile delle rispettive società di appartenenza, proprio in ragione delle loro condotte di compartecipazione secondaria ad un impianto criminoso di cui il d.g. bianconero era invece promotore e massimo artefice.
Su questo aspetto di illogicità, c’è da scommettere, avranno buon gioco ad avventarsi, per destrutturarlo a seconda delle convenienze e nel gioco delle parti, sia avvocati che sciacalli vari.

In pratica, la circostanza che Della Valle e Lotito agissero solo nell’interesse della propria società, rende queste ultime responsabili in solido al pagamento dei danni.

Il fatto invece che Moggi si preoccupasse di mistificare e taroccare a più ampio spettro, su di un piano criminale indubitabilmente sopraelevato rispetto a tutti gli altri, esenta la Juventus dal rispondere dei danni.

Un autentico paradosso giuridico.

Di cui Andreagnelli farà sicuramente indebito utilizzo alla prima conferenza stampa o occasione mediatica che sia.

 

LA LETTURA STRETTAMENTE GIURIDICA DELLA TESI SOSTENUTA

A ben vedere, però, è proprio nella natura ‘strettamente giuridica’ della prospettata questione che bisogna trovarne la chiave interpretativa più corretta.

E’solo una mancata corrispettività in termini di accertamento legale quella che impone, in buona sostanza, al Tribunale di non ritenere provata, al di là di ogni dubbio, la responsabilità civile della Juve (non scordiamo mai che stiamo parlando soltanto di una responsabilità monetaria, che nulla esclude e nulla cambia in termini di accertata illiceità sportiva).

Come a dire: i crimini di Moggi sono stati talmente tanti, che non v’è la prova si possa presentare per ciascuno di essi il conto all’oste-Juventus.

Laddove costui brigava e corrompeva per salvare la Fiorentina, ad esempio, come si potrebbe sostenere –seguendo il ragionamento del tribunale- che la società bianconera sapesse o, comunque, approvasse un tale operato?

 

I ‘SE’ E I ‘MA’ PROCESSUALI

Viene da fare, infine, una considerazione consequenziale sul piano dei fatti: il quadro giuridico che emerge oggi sarebbe stato diametralmente opposto, se le società danneggiate avessero invece scelto di costituirsi parti civili nei confronti dell’a.d. bianconero Giraudo, anziché del d.g. Moggi.

Una scelta processuale, quella di perseguire l’azione risarcitoria nel filone processuale ‘principale’ a carico del secondo, nata -si ritiene- sul presupposto logico che l’istruttoria dibattimentale del rito ordinario avrebbe consentito maggiore attendibilità, in termini di formazione della prova e, quindi, di accertamento di responsabilità, di quanto avrebbe invece potuto garantire il rito abbreviato scelto da Giraudo nel procedimento stralciato.

Una valutazione prognostica che è risultata fatale, ex post, per un calcolo circostanziale non prevedibile a monte.

Se alcuna parte civile si è infatti costituita, entro i termini di legge, contro Giraudo in quel processo, non è di certo possibile farlo adesso oppure successivamente, in appello o cassazione.

Questo non significa, però, che nessuna delle vittime potrà mai presentare il conto dei misfatti della dirigenza bianconera nel suo complesso alla società Juventus, in un separato procedimento civile. Ma per farlo, eventualmente, bisognerà prima attendere il definitivo esito di quello penale.

Quindi, avanti tutta: fino alle calende greche.

Con buona pace di logica, coerenza e memoria storica dei fatti.

Continuando a ringraziare, nel mentre, lo sconcertante Sconcerti -e adepti vari- per non farci mai mancare le proprie dissertazioni sul tema, di cui (garantiamo) non sentiremmo sinceramente più il bisogno, se non per il fatto che tali continue, impudiche, disarticolate sollecitazioni alla nostra pazienza e temperanza sono ormai prossime a garantirci il regno dei cieli.

Sentitamente grazie.

 

Avv. ELENA NITTOLI