“Dunque, proviamo a elencarli. E’ difficile, ma bisogna provarci. Allora: l’ultimo è Prandelli. Prima di lui, a vari livelli di suggestione, ecco Bielsa, Villas Boas, Blanc, Zenga. O Mazzarri, o Montella, o Guidolin. Pure Capello, pure Spalletti, pure Allegri. E perché no: Guardiola e Mourinho, uno vale l’altro. E’ il totopanchina interista, va avanti da mesi senza soluzione di continuità, a volte senza ritegno perché c’è chi inventa nomi di sana pianta: tanto qualcuno prima o poi riprenderà la “notizia” e il virus comincerà a circolare. Questo è lo stato delle cose all’Inter, nell’anno di grazia 2012, il secondo ‘PT’ (Post Triplete). Siamo già a una quindicina di nomi diversi per l’allenatore del futuro. C’era Ranieri e già a dicembre si elencavano possibili suoi successori, a febbraio non parliamone nemmeno perché si era nel pieno della bufera, il tecnico era stato già sfiduciato dal club (non nelle parole ma nei fatti) e i nomi fioccavano. Ora c’è Stramaccioni ma la giostra non si è fermata, anzi. Appena si è capito che neppure col giovine allenatore si sarebbe compiuto il miracolo (perché solo un miracolo farebbe rifiorire una squadra spremuta e annoiata), è ripartita la giostra. Altro giro, altro regalo.Ora si parla di Prandelli, e tutti smentiscono. A cominciare dallo stesso Prandelli, che pure non vedrebbe l’ora di tornare ad allenare un club. Domani tornerà d’attualità magari Villas Boas, e smentiranno pure quello. Ciò che invece non si può smentire, perché è sotto gli occhi di chiunque abbia occhi per vedere e cervello per pensare, è che il problema dell’Inter è ben lungi dall’essere quello dell’allenatore. Il problema dell’Inter sta nell’organico, nelle sue motivazioni prima ancora che nella sua carta di identità. Il problema dell’Inter è che in due anni sono stati acquistati venti giocatori e nessuno di loro ha avuto un impatto decente sulle sorti della squadra. Il problema dell’Inter è che il livello tecnico è crollato con le cessioni di Balotelli, Eto’o e Thiago Motta, e nel frattempo Sneijder ha smesso di giocare, anzi da mesi ha un solo pensiero: rimettersi in forma per gli Europei, mica per l’Inter. Il problema dell’Inter è che ha trattato per alcuni mesi l’ottimo brasiliano Lucas, 19enne emergente, sembrava fatta, invece ora glielo sta soffiando il Real Madrid. Il problema dell’Inter sono i suoi problemi interni insoluti e l’incapacità di rinnovarsi, non certo gli allenatori” ANDREA SORRENTINO (REPUBBLICA)
Ho citato l’editoriale di oggi di Andrea Sorrentino su Repubblica perchè fotografa in maniera lucida e spietata la situazione in casa Inter.
Ieri Sky nel pomeriggio ha dato praticamente per certa la scelta di Cesare Prandelli come allenatore dell’Inter nella prossima stagione con un mandato forte (3 anni a 4 milioni di euro netti) e la diretta investitura di Massimo Moratti che, come ripetiamo ormai da anni, stima esageratamente il professionista e l’uomo (forse anche più l’uomo) tanto da avergli promesso, come narra la leggenda che in questo caso coincide con la storia, in un amichevole incontro in una località termale che si perde nella notte dei tempi (c’era ancora Mancini…) la panchina nerazzurra.
COSI’ PRANDELLI HA FATTO INNAMORARE MORATTI
Il corteggiamento al commissario tecnico, in comune anche con la Juventus di cui è un apprezzato ex, ricorda molto quello con il Mancio, inseguito vanamente in più di una occasione quando ancora vestiva la maglia della Sampdoria. Questione di feeling canterebbe Riccardo Cocciante, questione di stile, educazione, comuni valori, fascino e gioco propositivo potremmo contestualizzarlo noi in salsa calcistica.
Cesare si conquista l’attenzione del presidente ai tempi del Parma quando, dopo lo shock dell’esonero di Venezia alla quinta giornata dopo la trionfale promozione dalla B, rilancia la sua promettente carriera iniziata nelle giovanili dell’Atalanta proponendo con molti giovani talenti, su tutti Mutu e Adriano, in prestito dall’Inter, e Gilardino, una manovra offensiva, sbarazzina, moderna e collettiva.
La stima se possibile aumenta quando lascia la professione e l’occasione della vita Roma a causa della malattia della moglie Manuela che dopo una lotta contro il male muore quando è già tornato sulla panchina della viola. A Firenze Cesare resta 5 anni, amato dalla città che ben presto gli perdona i trascorsi bianconeri per la dedizione, la passione, l’umiltà e il coinvolgimento e la partecipazione emotiva alla causa viola.
Con i Della Valle e Corvino nasce un triumvirato che segnerà un ciclo e scriverà risultati storici e indimenticabili: 3 qualificazioni Champions (una cancellata per lo scandalo di Calciopoli), una salvezza partendo con un handicap di 15 punti per la penalizzazione inflitta dai processi sportivi, una qualificazione agli ottavi della massima competizione continentale venendo eliminata non senza alibi dal Bayern Monaco, una semifinale di coppa Italia.
E’ mancato il sigillo di una vittoria, ma nell’era del dominio di Inter e Roma fare meglio era impossibile.
Dall’estate del 2010 Cesare siede per acclamazione sulla panchina azzurra dopo il fallimento tecnico e umano della seconda gestione Lippi: c’è bisogno di aria nuova, di un tecnico che ricompatti l’ambiente con la sua serenità e la sua calma, che rinnovi progressivamente la squadra vecchia e logora, che non abbia timore a puntare sui giovani, che selezioni i migliori e non quelli a cui l’ex ct deve qualcosa in termini di riconoscenza, che sappia incanalare nel giusto verso il genio ma soprattutto la sregolatezza di Cassano e Balotelli.
Non senza qualche difficoltà e scontro, con un materiale umano decisamente impoverito rispetto al passato, Prandelli centra agevolmente la qualificazione in un girone comunque alla portata causa la debacle della Serbia, proponendo un calcio in cui per raggiungere il risultato punta su piedi buoni e possesso palla (in mezzo trovano posto Pirlo, Montolivo e Motta…). Negli ultimi mesi il destino (i k.o. del barese del Milan e di Rossi), le involuzioni e le mattane delle punte (da Gilardino e Pazzini a Mario), nonchè il poco rispetto dei club per gli stage infrasettimanali negati e poi concessi solo parzialmente, suscitano in lui qualche perplessità sul suo futuro post Europei.
COSA C’E’ DI VERO
Nel frattempo Moratti, come da tradizione, cambia allenatori come kleenex e sfoglia la margherita sul futuro, nonostante si affidi a un giovane debuttante e rampante come Stramaccioni che, nel deserto fisico e motivazionale di una rosa mal costruita e mal rinnovata, è ancora imbattuto e tenta la disperata impresa di centrare un terzo posto Champions per impedire una estate lacrime e sangue sul mercato.
I rumors raccolti da radio mercato parlano di una telefonata presidenziale e di un paio di incontri con il management nerazzurro: uno in occasione della visita del ct nel ritiro della Pinetina perfare visita ai potenziali convocati (Pazzini e Ranocchia in bilico, Palombo out, si è complimentato con Poli) e uno alla vigilia della sfida di ieri contro la Fiorentina, da cui sarebbero uscite le voci su un accordo.
Non ho elementi per confermarlo e non prendo per oro colato le smentite ufficiali (come invece alcuni fanno nel caso di Paolillo per lo stadio o di Leonardo per la sua permanenza a Parigi…), so per certo che se Prandelli fosse stufo dei ritmi e della vita da selezionatore(ed in parte lo è), sfilandosi dal contratto che lo lega alla Federazione fino al 2014, sarebbe in pole position assieme a Guardiola, Bielsa e più defilato Blanc, gli altri tecnici che fanno sognare Moratti. Con il vantaggio di essere italiano, di accontentarsi di un progetto condizionato dalle ristrettezze economiche (salvo ingresso di nuovi soci), di saper creare un feeling con lo spogliatoio e con l’ambiente, di conoscere la serie A, di aver dimostrato di saper centrare gli obiettivi anche se non la vittoria.
So bene che i tifosi sognano ancora Mourinho (rimpianto da club quali Porto, Chelsea, Inter, l’unico mago che ha saputo battere sul campo il Barcellona), ma è bene che tornino presto a fare i conti con la realtà che è ben diversa. Probabilmente infatti non saremo in Champions League nel 2012-2013 e saremo costretti a cedere qualche big sostituendolo con elementi di dimensione e classe inevitabilmente minore.
PERCHE’ NON SI PARLA DI ACQUISTI
Ed è questo il motivo per cui, caro Sorrentino, non si parla di grandi acquisti per rifondare la squadra.
Perchè senza i 30-40 milioni di introiti dall’Europa, di fronte ad una gestione ordinaria sempre in perdita, con un monte ingaggi ancora e ormai troppo elevato in proporzione alle prestazioni in campo, non puoi sognare neppure i Vidal e i Vucinic o l’ingaggio monstre da 4 milioni a Pirlo della Juventus futura scudettata.
E in una situazione di incertezza societaria e personale dell’azionista, con la Saras che necessariamente dovrà trovare un partner strategico o essere ceduta perchè non più profittevole, è addirittura normale vivere annata come quella appena trascorsa che hanno diversi responsabili a tutti i livelli (da Branca e Ausilio fino agli staff tecnici, da chi lavora alla Pinetina e in corso Vittorio Emanuele fino a chi scende in campo con la maglia nerazzurra).
Quando le nubi sul futuro si saranno diradate (e si spera si faccia più ordine a livello dirigenziale…) ne sapremo qualcosa di più e di diverso dai nomi che su questo sito già conoscete da mesi.
C’è poi chi giocandosi la carta Prandelli spera anche di convincere Balotelli (prezzo tra i 30 e i 35 milioni di euro, inarrivabile per le nostre casse, a meno di inserire contropartite tecniche come Sneijder) a tornare in Italia e lottare per obiettivi minori in un contesto a lui più famigliare. E’ una corrente che, è bene sottolinearlo, non fa capo al responsabile dell’area tecnica.
Ad oggi è poco più che una illusione, sebbene Mario nello spogliatoio City sia da tempo sempre più mal sopportato (deve essere colpa dei clan anche in questo caso,no?)
LA MIA OPINIONE
Verba volant, scripta manent: non posso scrivere nulla di diverso da quello che ho sempre sostenuto su Iostoconmancini e FabbricaInter.
Stimo l’uomo e l’allenatore, lo ritengo il candidato ideale per una società che ancora non sa a cosa potrà puntare, ma che se si affidasse a Prandelli ritroverebbe quell’unità tra le varie anime e in primis tra presidente e panchina indispensabile per costruire una rosa aderente al gioco che ha in mente il mister.
Non è un gestore, non è neppure un integralista della tattica, ha però idee ben definite e con questa Inter (che ricorda molto la Fiorentina degli ultimi 2 anni a fine corsa) si troverebbe in difficoltà come i suoi predecessori.
Sa lavorare con i giovani, ma se chiedi a Corvino se ritiene che non abbia valorizzato alcune sue intuizioni ti risponderà affermativamente. Non si pensi che Crisetig rubi il posto a Cambiasso solo perchè uno è più vicino ai quaranta e l’altro ai ventanni. Non succede con Stramaccioni, non succederebbe neppure con lui.
Non è un mago, non è più un emergente, non andrebbe a colmare le lacune mediatiche e strategiche del club (quando Corvino e i Della Valle si sono sfilati e le acque nell’oceano viola si sono agitate, non ha saputo governarle).
In rapporto ai rischi e alle ambizioni, in entrambi i casi almeno inizialmente non eccessive, sarebbe la pietra su cui costruire un futuro più ragionato. Perchè oggi questo ci serve: tanto realismo, tanta razionalità. E Prandelli ne ha a sufficienza.
SIMONE NICOLETTI
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















