Dall’inizio dell’era Stramaccioni la scelta di escludere dalle convocazioni Diego Forlan è probabilmente il primo segnale di una netta inversione di tendenza sulla gestione del gruppo di campioni affermati su cui hanno puntato anche i predecessori.
LA STAGIONE NO DI FORLAN
Dal suo debutto a San Siro contro il Genoa il tecnico romano aveva rispolverato sia Zarate sia l’uruguaiano, in aperto contrasto con Ranieri per motivi tattici perchè il testaccino li schierava sugli esterni con un atteggiamento della squadra in cui la linea difensiva era troppo bassa e spesso li costringeva a trasformarsi in veri e propri terzini. L’assist per il gol del Principe e un movimento più continuo del solito avevano lasciato intravvedere la speranza di recuperarne almeno in parte l’investimento attraverso un finale di stagione che, secondo la società, avrebbe ancora potuto condurre al terzo posto.
E se è vera la considerazione che con 8 punti in 4 partite abbiamo fatto meglio della concorrenza per conquistare il preliminare Champions, lo erano altrettanto i calcoli di un Massimo Moratti ancora rammaricato per le ennesime occasioni buttate.
Confermato titolare a Trieste contro il Cagliari, Forlan non ha mantenuto le promesse e contro il Siena non ha disputato neppure un minuto, gli è stato preferito come subentrante nell’assalto finale Giampaolo Pazzini, uno che qualcosa da obiettare sul nuovo corso ce l’avrebbe pure perchè è stato di fatto sacrificato sull’altare del modulo che prevede un centravanti e almeno due uomini di qualità alle sue spalle. A Firenze, un pò a sorpresa, la prova d’appello: dieci-quindici minuti promettenti da trequartista con la possibilità di entrare in area dalla zona centrale, la sua preferita, e un progressivo calo fino al cambio con Sneijder dopo soli 9 minuti della ripresa.
Infastidito o deluso dal suo rendimento (non solo suo, è bene ricordarlo) già a caldo, oggi Stramaccioni ha dato seguito alle sue sensazioni negative e lo addirittura escluso dai convocati, nonostante la difesa d’ufficio di capitan Zanetti che ha svelato ai tifosi come in allenamento faccia cose magnifiche e in partita si perda. Poco credibile perchè stiam parlando di un calciatore di personalità, che ha sempre lottato su ogni pallone ni club nei quali ha militato e che si è sempre reso utile per i compagni.
Delle due l’una: o è un problema di condizione oppure di motivazioni dopo un trasferimento in extremis per tappare la falla Eto’o, la non concoscenza della sua partecipazione all’Europa League che ne ha impedito l’iscrizione al primo turno europeo e lo strappo muscolare quasi annunciato dallo stesso giocatore dopo due estati di mancato riposo per gli impegni con la Nazionale.
Ognuno scelga l’opzione che ritiene più aderente alla realtà.
IL NUOVO STRAMACCIONI
Quel che ci interessa è capire se stiamo per assistere alla seconda fase della pur breve esperienza del giovane romano sulla nostra panchina. Dopo aver lodato e puntato sui senatori che sono ancora i migliori e non aver ottenuto le risposte sul campo che si aspettava, già a Udine in uno degli scontri diretti che ancora lasciano accesa una flebile fiammella di speranza, contro i corridori friulani cambierà qualcun altro?
Schiererà solo uno tra Stankovic e Cambiasso e lo affiancherà a due elementi più giovani?
Lancerà Faraoni, costretto a rifiutare la convocazione in Under 21, se non addirittura Livaja dal primo minuto?
Restituirà una maglia da titolare all’oggetto misterioso Guarin?
Rispolvererà Cordoba al posto di Ranocchia troppo simile a Lucio?
Porterà Juan Jesus in panchina?
Se è vero che per avere la fiducia dei campioni non poteva che puntare su di loro, anche perchè le seconde linee sono di qualità così inferiore che non compensano con il maggiore atletismo, non è arrivato ancora il momento di sperimentare con coraggio qualche novità? O dovremo aspettare la matematica certezza di non poter arrivare terzi?
QUALCOSA E’ CAMBIATO
Qualcosa però nei rapporti con i media è già cambiato.
Se i toni dismessi post Firenze, in contemporanea alle voci su Prandelli (Moratti non ha mai smesso di guardarsi attorno), avevano fatto scattare un campanello d’allarme, la verve polemica in conferenza stampa di qualche ora fa ci ha mostrato uno Stramaccioni più polemico, più grintoso, forse anche meno sereno.
In ogni caso attento a difendere il proprio lavoro (il riferimento al minicampionato positivo da quando c’è lui è da intendersi in questo senso) e la propria autonomia gestionale (i giornalisti avrebbero chiesto a un Lippi o a un Capello se l’esclusione di un calciatore è concordata con lo stesso?), nonchè a prendere le distanze da chi l’aveva preceduto e di fatto ha creato questa situazione.
La stessa risposta neutra in riferimento alle tre stelle juventine, probabilmente non ha del tutto compreso la domanda interpretandola come se si riferisse al merito dello scudetto, ha lasciato il dubbio che o non l’avesse preparata oppure non volesse infilarsi in un ginepraio di polemiche a inizio carriera, senza sapere (o magari sapendolo…) quanto durerà la sua esperienza nerazzurra.
Detto che l’entusiasmo e la determinazione a lasciare una impronta in questi mesi non è ancora venuta meno, se non otterrà una reazione psicologica dal gruppo a Udine avrà compreso che, al di là dei pubblici attestati di stima, è impossibile ottenere concentrazione e voglia di vincere a calciatori stanchi di gambe e di testa.
Ed allora sarà bene che tuteli innanzitutto se stesso, specie se tornare in Primavera o assumere il ruolo di vice di un potenziale guru della panchina in arrivo a Milano, gli sembrerà improvvisamente ingeneroso e riduttivo per le sue capacità.
SIMONE NICOLETTI
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















