Opinioni sparse sull’enfant prodige (35 anni…) della panchina nerazzurra. Ce le hanno tutti (le opinioni) (su di lui), non poteva averle anche Adriano ‘5th of November’ Fermi?
Ascolto consigliato: “Into the Groove” – Superbus (cover from Madonna’s original song)
Se nasco un’altra volta, da grande voglio fare lo Stramaccioni.
Così.
Perché ha tutto.
Perché è ammirato.
Perché è di moda.
Perché.
Pare sia giovane. Perlomeno per gli standard del giovane Antonini e del giovane Passera di un paese dove in media le persone passano direttamente dalla mamma alla badante, in un’unica e lineare soluzione di continuità.
E’ sicuramente bello. O almeno, belloccio. Insomma con un suo fascino, ecco. Longilineo ed elegante anche se indossasse uno dei montoni fashion di Dunga, occhio scuro perennemente concentrato, barba di due giorni alla Clooney (nda, volevo dire ‘alla Jose’ ma ahia che male…), piccola concessione pseudo-cafoncella al gel per modellare una crestina centrale stile ‘Amici’, battuta sempre pronta tipo ‘birra con coetanei’ anche se la tempistica è a volte ancora da registrare.
E’ bravo. Così dicono quelli che ci lavorano insieme. E pure quelli che ‘se Obi si sposta di trenta centimetri in orizzontale è sicuramente perché dalla panchina Stramaccioni gli ha urlato che in questa azione, visto che la palla ce l’ha l’avversario X e non Y ed è un minuto dispari, lui è la chiave per trasformare il 4321 in 4211/211/21’.
Fa persino risultati (parentesi di Parma a parte), cosa che nell’Inter di quest’anno sembra impresa titanesca.
Sembra essere pure colto. O perlomeno istruito quanto basta, con tanto di laurea in legge in fondo (mi immagino) allo zainetto Eastpak blue marine, che a volte magari stride (la laurea, ma forse anche lo zainetto) con la sintassi utilizzata in alcune conferenze stampa. Ma per orecchie abituate ai vaneggi grammaticali di Conte o alla melliflua cadenza di Mazzarri, il linguaggio del giovane virgulto sembra una versione moderna del dolce stil novo.
Non sembra avere difetti apparenti. O perlomeno macroscopici del tipo chessò, essere parente della Fornero o stimare Inzaghi oppure aver votato Massimo Mauro in anni recenti. Se poi riuscisse nell’impresa di sostituire il cinturone stile “Corvo rosso non avrai il mio scalpo” sfoggiato al suo esordio o quello stile parà indossato di recente, con un più sobrio capo acquistato al mercato del sabato in Viale Papiniano, beh, in questo caso sfiorerebbe la perfezione assoluta.
Ma, e questa sembra essere la qualità più importante nel contesto Inter, Stramaccioni pare piacere soprattutto al Presidente. Anzi, sembra, si dice, si mormora, che addirittura l’abbia scelto lui-essostesso-inpersona-disuasponte. Ovvia conditio sine qua non per poter sperare di accomodarsi sui soffici sedili della panchina giusta a S.Siro per più di sei mesi (nda, media ponderata calcolata nell’arco degli ultimi quindici anni sul campione di soggetti ‘allenatori Inter’).
Sgomberiamo subito il campo dagli equivoci perché sento già in lontananza il rumore dei Guardiani della Rivoluzione in assetto sommossa: Stramaccioni mi piace e sono contento che l’Inter gli abbia dato la possibilità di giocarsi alcune carte subito e di farlo da noi.
Oltre a tutte le illustri qualità già elencate, mi piace il suo modo di vedere il calcio. Mi piace quando dice che ha “un’idea” (nda, credo si riferisca a possesso palla con giocatori tecnici, baricentro alto, esterni e centrocampisti che si inseriscono a turno dietro la punta centrale, uso delle fascie con i terzini) e che quell’ “idea” resta immutata nel corso della partita o della stagione, quello che cambia è solo “l’assetto tattico” da una partita all’altra e gli uomini che lo interpretano.
Mi piace l’equilibrio funzionale alla sua “idea” di calcio, mostrato nel pur poco tempo a disposizione, scegliendo un buon mix fra giovani (nda, leggesi meno di 40 anni…) e anziani. Riposta concreta e sensata sia ai fanatici giocobini del ‘fai giocare tutta la Primavera che è senz’altro meglio di questi morti qui…’, ma anche agli organi di partito del ‘hai visto che recupero al 90esimo…? Capitan Zanetti è una garanzia e deve giocare sempre e comunque…’
Noto con piacere la voglia di combattere e lo spirito vincente che è riuscito a restituire a giocatori mosci e flosci. E qui volutamente mi fermo nel mio ‘noto con piacere’ e metto un punto senza andare a capo. Se ci andassi, dovrei per forza di cose aggiungere che sì, ok, molto bello lo ‘spirito vincente’, però insomma abbiamo battuto Genoa, Siena, Cesena e non il Barcellona (ooooops…) e perso con il Parma. E che questo ‘spirito vincente’ di molti nostri eroi che va a intermittenza secondo allenatori, fasi della stagione e calendario lunare, insomma è una cosa che, anche solo magari un pochino, i coglioni me li fa girare.
Mi piace infine quella sua apparente e vaga sfrontatezza nel rivolgersi a giocatori e giornalisti. Sfrontatezza di certo figlia dell’inesperienza ma manna dal cielo in un mondo dove, Jose a parte, abolieri d’ufficio le inutili conferenze stampa, banali, piatte, noiose e piene di nulla quasi più di un intervento di Formigoni al meeting di Rimini.
Insomma, in definitiva mi piace. Son contento. Abbiamo l’allenatore gggiovane, bravo ed emergente, costa poco, si presenta bene, non sporca.

Tutto bello.
Ma.
Eh sì, perché c’è un ma nella mia mente bacata.
Bacata perché, sbagliando di grosso, considero da tempo questa lotta per il terzo posto quasi più noiosa del discorso di Formigoni di cui sopra. E il presente l’ho già archiviato o rimosso. E come ogni buon interista che si rispetti degli anni ’90 e di inizio secolo, sono già con la testa alla prossima stagione. E allora per la prossima stagione mi chiedo se tutta la sbrodolata che ho appena fatto su Stramaccioni sia ancora valida e abbia un senso.
Premessa che non sta all’inizio ma arriva lo stesso a questo punto dello sproloquio (insomma, un’intramessa): sono come Moratti. Anch’io come lui credo nel figura dell’allenatore sciamano e nei suoi poteri taumaturgici. E credo che senza un’allenatore considerato come un essere superiore, non si vada da nessuna parte.
Certo, io ho qualche (flebile) scusante (Moratti non so): vengo da un altro sport (il basket) e lì ho pure allenato (poco e con risultati nel complesso modesti). Sono cresciuto a pane e box and one e, in epoca pre-internet, a studiarmi le dispense ciclostilate con gli schemi di Bobby Knight e Rollie Massimino trovate non so come da amici americani. Nel basket, l’allenatore, la tattica, gli schemi eseguiti alla perfezione sono l’essenza dello sport stesso (non calcolo la NBA, che è per me da sempre più show individuale che vero sport di squadra e lì i coach sono ‘solo’ selezionatori e non veri allenatori. Per intenderci, il vero basket è quello NCAA delle università, dove giocatori, schemi, applicazione e passione sono tutti rivolti all’unico e ultimo obiettivo, la vittoria di squadra).
E per me l’allenatore conta, con le dovute approssimazioni, anche nel calcio. Un allenatore la differenza la fa sempre, nel bene o nel male. Emblematica e ottimo case study a riguardo, l’attuale stagione nerazzurra: al netto di infortuni, motivazioni e fasi diverse, Gasperini, Ranieri e Stramaccioni hanno dimostrato quanta influenza possa avere un coach sulle sorti di una squadra nel corso della stagione.
E allora mi faccio una domanda che forse ho vergogna a formulare.
E la domanda è: ma io, tifoso interista risvegliatomi dal torpore e di nuovo voglioso di mettere dietro e sotto quelle due squadre orribili con colori impossibili, io tifoso che capisco più o meno la difficile congiuntura economica e societaria, io che sono pronto a restare provinciale e a vincere solo nei nostri confini visto che altrove ormai non possiamo più competere, insomma, io, l’anno prossimo, davvero vorrei Stramaccioni sulla nostra panchina?
Domanda vera, almeno per me. Al netto di elogi esagerati, estemporanei e necessariamente tarati sul disastro precedente. E scremata da noiose trombonate su esperienza e gavetta, fatte da vecchie cariatidi in tristi studi televisivi o dalle colonne di improbabili giornali.
Ecco, lo ammetto. Non lo so.
Non lo so se vorrei Stramaccioni l’anno prossimo.
Chiaro che se l’alternativa è Prandelli, farei firmare a Strama un vitalizio che copre la pensione sua e quella di tutti i suoi discendenti. Però non so, penso a quando ci sarà davvero qualcosa da vincere o da perdere, perché sia chiaro che quest’anno sia noi sia l’enfant prodige non abbiamo avuto proprio nulla da giocarci. Penso a quando ci sarà qualcosa da scommettere a inizio stagione. O a quando si dovranno fare scelte difficili e sanguinose, molto più di una non convocazione dell’ectoplasma di Forlan. Quando ci sarà il vero e assordante rumore dei nemici. Quando farà una sostituzione dubbia a un minuto ritenuto sbagliato dai tromboni di cui sopra. O quando al primo pareggio interno, il Presidente dirà che “Assolutamente no… Stramaccioni non è in discussione… nella maniera più assoluta…”
E allora mi chiedo se, al netto di tutto ancora una volta, l’attuale Stramaccioni sia meglio di un chessò, Giampaolo (che per inciso a me piace da tempo). E penso a come reagirei se mi dicessero che l’anno prossimo il nostro allenatore sarà appunto Giampaolo (o Gasperini…).
Ecco, non so, sarei deluso. E penserei a un chiaro ridimensionamento. O al frutto di improvvisazione, grazie alla quale si passa da vecchie cariatidi accademiche (non solo Ranieri, pure Benitez) allo studentello sbarbato e senza esperienza, senza alcuna soluzione di continuità, quasi che tra le due categorie ci sia il nulla più assoluto.
Non lo so se vorrei Strama l’anno prossimo. Davvero. Non lo so perché vedo che ci sono alcuni sciamani, perlomeno nella mia personale concezione di sciamanesimo, che forse sono a spasso o che sono perlomeno arruolabili. Non penso tanto a Zeman, utopia impossibile da realizzare perché per il putrido sistema italico, un’equazione Inter+Zeman sarebbe più pericolosa ed esplosiva della nitroglicerina o del Semtex. E non penso nemmeno a Villas Boas, che secondo me sciamano già lo è e sono pronto a scommettere che più ancora lo sarà perché è un pazzo furioso e geniale, ma non credo che il Presidente sia disposto a sborsare parecchi soldi per un allenatore che (lui) considera a livello di Stramaccioni.
Ecco, penso piuttosto a Marcelo Bielsa. Forse un sogno ancora più folle e irrealizzabile. Ma di certo un giorno mi piacerebbe vederlo sulla nostra panchina. Lui è uno sciamano che ho apprezzato ai tempi del Velez prima e dell’Argentina poi (prima non lo conoscevo). Lui è davvero uno sciamano. E’ un allenatore di basket prestato per sbaglio al calcio. E’ davvero l’allenatore di uno sport di squadra perchè i suoi uomini si “muovono all’unisono come parte di un tutto chiamato squadra” (Jose, vattene dai… ormai te ne sei andato).
E’ pura follia, lo so. Perché Bielsa ha bisogno di tempo e uomini, e la componente ‘tempo’ è decisamente la più importante. E poi perché nel sistema Inter+Italia sarebbe un suicidio lucido e inevitabile.
Sogno folle e irrealizzabile.
Ma pur sempre sogno.
Ecco, ho bisogno di tornare a sognare. Ognuno lo fa come e con chi vuole. Chi con fuoriclasse giocatori (la maggioranza, a rigor di logica), chi con fuoriclasse allenatori. Ho bisogno di tornare a immaginare come il nostro allenatore sciamano farà giocare la squadra, cercherò di carpire i segreti degli schemi difensivi, offensivi, sui calci piazzati e del “visto che la palla ce l’ha l’avversario X e non Y ed è un minuto dispari, lui è la chiave per trasformare il 4321 in 4211/211/21”.
Lo confesso, sono come Moratti. Voglio tornare a sognare con un allenatore.
Sono conscio che così facendo espongo il fianco alla facile critica del ‘con uno sciamano in panchina ma giocatori mediocri non vinci nulla”. E’ vero, lo so, è così, uno Stankovic logoro o uno Zarate con pochi neuroni non li trasformerebbe nemmeno la reincarnazione di Rinus Michels. Ma che ci posso fare, io un Bielsa lo sogno lo stesso. Magari con Stramaccioni assistente, per imparare dallo sciamano capo ed essere pronto per l’investitura quando quest’ultimo andrà a spargere il suo verbo altrove.
Datemi Bielsa. Datemi Zeman. Datemi Hiddink. Datemi Van Gaal. Voglio uomini esperti, voglio uomini colti, voglio rivoluzionari, maniaci dei particolari, che insegnino calcio e che, possibilmente e in via opzionale, mi facciano pure divertire.
Ridatemi un sogno.
Lo so che c’è il fair play finanziario e la congiuntura e i soldi champions, eccetera eccetera. E lo so che poi non si sa come trovare i soldi per il rinnovo di Cordoba e il riscatto di Poli. Pazienza, cosa devo dire, aspettiamo.
Vorrà dire che prima di guardare nella categoria sciamano, cercheremo in quella di commercialista.
Adriano ‘5th of November’ Fermi
P.S. (Arrabbiato) Sento discorsi allucinanti sul derby. E’ da pazzi augurarsi di perderlo.
Da pazzi.
Il derby va vinto sempre e comunque, il vero Male Assoluto deve essere annientato in ogni modo e in ogni circostanza, altro che quei quattro cafoncelli ladruncoli di Torino.
Per favore, non si offendono i colori, la storia, gli uomini. Ci manca solo questo.
Chi è Adriano Fermi
Nasce a Milano e vi nasce già ingegnere (e vabbé, nessuno è perfetto) e interista (va già meglio). Corrotto ulteriormente da suo padre in tenerissima età con una maglia nerazzurra e il ‘nove’ con lo scotch bianco del suo idolo Boninsegna.
Migrante da molti anni, attualmente dirigente (extra-parlamentare) di una multinazionale, istruttore subacqueo a tempo perso, velista tanti anni fa, scacchista in una vita precedente (si vergogna pero’ di dire il suo ELO attuale), il suo vero obiettivo nella vita è evitare accuratamente di accostare capi di abbigliamento rossi e neri nel guardaroba.
Collabora con Simone Nicoletti dai tempi di IoStoConMancini e non si sa bene perchè Simone abbia accettato di portarselo anche in Fabbrica.














