“La vita è piacevole, la morte è pacifica. E’ la transizione che crea dei problemi”
ISAAC ASIMOV
No, Asimov non è un trequartista russo scoperto da Ausilio nè un nuovo dirigente. E neppure si riferiva all’Inter.
Però il celebre aforisma dello scrittore statunitense bene fotografa la sintesi di una stagione negativa ricca di problemi che affondano le loro radici già nell’estate.
Gli imperativi di abbassare il monte ingaggi, di compiere almeno una grande cessione, individuata in Sneijder e poi concretizzatasi in Eto’o a metà agosto (addirittura bissata a gennaio con Motta), di acquistare i veri rinforzi (non potevano esserlo nè Jonathan nè Alvarez…) solo successivamente a mercato ormai quasi concluso, la successione in panchina tra l’amletico Leonardo con l’impresentabile Gasperini a pochi giorni dal ritiro e soprattutto la totale incertezza nelle strategie a breve e medio termine, hanno creato piccole e grandi falle a quella che dal 2006 era una corazzata inaffondabile che aveva dominato i mari d’Italia e d’Europa.
Per primi abbiamo parlato di questa nostra fase storica con quel termine, transizione, che doveva traghettarci in maniera il più possibile indolore tra un ciclo e l’altro, non potendo per motivi economici ricostruire in breve tempo una grande squadra e dovendo sfruttare fino all’ultima goccia di energia di quei campioni che hanno scritto la storia.
Se un anno fa tutto sommato potevamo affermare di essere rimasti ad alti livelli nonostante gli errori commessi, quest’anno purtroppo il decadimento parimenti atletico e mentale dei nostri ha bloccato sul nascere la rimonta coincisa con il duplice esonero dell’ex genoano e di Ranieri, segnale che non basta più azzeccare il tecnico che compie le giuste scelte a livello tattico e tecnico per avere chances di centrare anche gli obiettivi minimi.
Il terzo posto in campionato, grazie alla mediocrità delle concorrenti, a 90 minuti dalla fine della serie A era ancora matematicamente raggiungibile, ma se anche Udinese e Napoli si fossero ulteriormente suicidate noi non saremmo stati pronti ad approfittarne. Il miracolo chiesto da Moratti a Stramaccioni, alla luce dei risultati delle ultime settimane, non era irrealizzabile e a conti fatti siamo stati noi a Parma, contro una squadra in salute ma fuori dai giochi di salvezza ed Europa League, a complicarci la vita con errori individuali frutto dell’incapacità di mantenere alta la concentrazione anche solo nei 90 minuti. A Roma, ieri sera, contro una Lazio altrettanto decimata ma con più voglia e più gambe, abbiamo assistito ad un dejavù.
Il presidente dovrà prendere atto di questi record negativi, giunti dopo i tanti positivi dell’ultimo lustro, perchè sono la conseguenza della mancanza di un progetto, di una strategia di programmazione, di una gestione della società mecenatistica che non riesce più a sopportare causa congiuntura economica negativa della società di famiglia Saras.
Non è più questione di stagione, settimana, partita, minuti maledetti, non è più questione di pazzia o irrazionalità che circondano l’ambiente da sempre.
Non se nell’annata 2011-2012 puoi vantare:
- mancata conquista di un posto in Champions League dopo 10 anni
- peggior posizione in classifica dal 1998-99
- 58 punti, peggior risultato dal 2000-2001
- 14 sconfitte in campionato, secondo peggior risultato dopo la stagione 1947-48 in cui furono 15
- 55 reti subite in campionato, peggior risultato dal 1949-50
E’ il fallimento di un sistema, a cui porre rimedio in due modi:
- rivoluzionando management e rosa calciatori, acquistando 4-5 campioni
- prolungando di uno-due la transizione, ma mirando a creare continuità nello staff tecnico e inserendo 2-3 pedine (almeno un Ibrahimovic e un Boateng) che possano nascondere qualche lacuna del gruppo con le loro doti individuali
In attesa di concludere una delle trattative in corso per la cessione di una quota di minoranza delle azioni, l’unica strada percorribile è la seconda ed è quella che Branca presumibilmente dovrà battere, dimostrando di avere imparato la lezione dopo sessioni di calciomercato in cui lui e i suoi collaboratori hanno sbagliato quasi tutto.
Restare ancora fuori dalla Champions sarebbe un danno incalcolabile per il nostro blasone lucidato da poco e per il nostro bilancio sempre in sofferenza. Quelle contestazioni che covano sotto la cenere, spente per ora dal ricordo ancora recente delle imprese firmate Mancini e Mourinho (complimenti per essere ancora sulla cresta dell’onda), potrebbero riesplodere violente come negli anni Novanta e accelerare quel salto verso l’ignoto che sarebbe il dopo Moratti.
Non ci serve un cambio traumatico, ma una transizione in cui sia chiaro l’approdo finale.
In questa stagione ho spesso avuto l’impressione di percorrere un tunnel buio senza una torcia e senza sapere la direzione giusta. L’ho accettato soffocando ambizioni e critiche, ma il credito illimitato si sta esaurendo. Voglio un modello di riferimento realistico e compatibile con la nostra storia, in cui potermi riconoscere e da cui trarre forza per difendere insieme il club che amiamo.
Caro Massimo, se non sei parte della soluzione, allora sei parte del problema.
SIMONE NICOLETTI
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















