Ha giocato a tennis.
Ha giocato a golf.
Si è seduto sul bivano.
Ha conosciuto più di una bella ragazza nella movida milanese.
Ha presenziato a molte iniziative di marketing e benefiche per la società.
Ha legato con molti compagni nello spogliatoio.
Fuori dal campo la sua stagione è stata sicuramente positiva, ricca di impegni, mai banale.
Peccato che non stiamo parlando di un ex calciatore e attuale uomo immagine come Figo o Toldo, ma del pezzo forte della nostra campagna acquisti estiva , l’unico che per carriera, palmares e talento poteva avvicinarsi (a qualche chilometro di distanza…) a quello che era il terzo miglior attaccante del mondo, Samuel Eto’o, ceduto per 22 milioni all’Anzhi.
In campo infatti si è visto poco e quel che si è visto è bastato per bollarlo come uno dei peggiori acquisti di sempre dell’era Moratti: 18 presenze in campionato (solo 3 per 90 minuti) con 2 gol (contro Palermo e Catania, nessuna vittoria) e 2 in Champions League contro il Marsiglia (con un errore clamoroso all’andata, decisivo ai fini dell’eliminazione), dopo l’imperdonabile svista sulla sua iscrizione alla prima fase, impedita dalla partecipazione ai preliminari di Europa League con l’Atletico (che poi l’ha vinta).
Abbiamo più volte descritto i motivi del suo fallimento, innanzitutto fisici, ma anche tecnici (non ha mai potuto disimpegnarsi come prima punta) e comportamentali (con Ranieri soprattutto, in parte con Stramaccioni) che gli sono costati addirittura le convocazioni nelle ultime uscite stagionali.
Ci sono pochi dubbi sul fatto che il primo ad essere deluso dal suo rendimento sia stato il suo sponsor principale, il presidente Massimo Moratti, che lo seguiva da anni, apprezzandolo (a ragione, va detto) come uno degli attaccanti moderni più completi in circolazione, tanto da essere paragonato a quel Rooney che con Ferguson è diventato il prototipo del calciatore totale (in questo senso anche meglio di Messi e Ronaldo) perchè era decisivo sia in area altrui sia quando la palla ce l’avevano gli avversari.
Ce ne sono parimenti pochi sul fatto che con un ingaggio da 4 milioni netti fino al 2013 (più opzione fino al 2014), senza Champions League, con un allenatore che predilige uno schema con una unica punta (ed in cui il titolare è Milito e il sostituto potrebbe essere un giovane come Destro), in una società con la necessità assoluta di abbassare il monte ingaggi, confermarlo sia un lusso inutile, almeno a livello strategico e progettuale.
Anche perchè in rosa ci sono ancora Pazzini e Castaignos, meno costosi, meno usurati, anche più motivati di chi ha come obiettivo principale Olimpiadi e Mondiali.
Si pone però il problema di come e a chi cederlo, senza mettere a segno una minusvalenza (è costato 4,5 milioni) e soprattutto trovando chi gli assicura un ingaggio da big.
El Cacha, nonostante tutto, ha ancora qualche estimatore e carta da giocarsi: in Europa (Liga, ma solo il Malaga potrebbe garantirgli un palcoscenico importante e tanti soldi, magari al posto di Van Nistelrooy), in Sudamerica (Brasile), nei Paesi Arabi (Qatar), nell’Est Europa (Russia).
Ma prima ha fatto capire a Branca e Ausilio di non voler fare sconti all’Inter, minacciando di restare fino alla fine del contratto. E chi è interessato a lui per l’immediato (Atletico Mineiro) aspetta e spera di averlo gratis per il Brasilerao che va ad iniziare (e che gli garantirebbe di ritrovare la forma in vista di Londra 2012). Non una situazione facile perchè da tempo abbiamo abbandonato la strada delle transazioni con i calciatori fuori dal progetto.
Forse sarebbe bastato non acquistarlo, sulla scia del rendimento all’Atletico e della considerazione che non si riposava da due estati per gli impegni con la Nazionale. Non che ci fosse di meglio, a costo quasi zero, sul mercato a Ferragosto.
E come se ne esce senza rimetterci? Aspettando l’occasione e l’offerta giusta. E mettendo fuori rosa chi rifiuta le destinazioni proposte. Altrimenti aspettiamoci altri Muntari, stavolta biondi e con gli occhi azzurri.
SIMONE NICOLETTI
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















