Chi ha avuto l’opportunità di parlare con Sneijder nelle ultime settimane lo ha descritto come molto carico, determinato e convinto del nuovo corso interista inaugurato con Stramaccioni e purtroppo non conclusosi con la conquista dell’agognato terzo posto che vale il preliminare di Champions League (ma con la netta vittoria in un derby dal notevole peso specifico per il momento che vivevamo, per come è stato condotto e per quel che c’era in palio per i rossoneri).
Il tecnico romano, pur se con molta meno esperienza di gestione di campioni di Gasperini, Ranieri e prima ancora di Benitez, ha stabilito con l’olandese un rapporto umano e professionale molto stretto, tanto che anche dopo la fine della stagione ufficiale nerazzurra sono rimasti in contatto.
Come fece Josè Mourinho nell’estate 2009, è stato bravo a far leva sull’aspetto psicologico, a metterlo al centro del progetto tattico e a farlo sentire importante, o per meglio dire fondamentale, nella costruzione della manovra. Manovra che è diventata molto più offensiva, ambiziosa e attraente per chi è cresciuto nella scuola Ajax e ha vestito anche la prestigiosa maglia del Real.
Se Sneijder è sereno e tranquillo nella vita personale e professionale (e per molti mesi non è stato così, la società la scorsa estate era in cerca di acquirenti anche per questo motivo, non solo per sistemare il bilancio) , al netto di una condizione fisica ottimale, il suo rendimento cresce esponenzialmente, tanto da farlo sembrare ben più della classica ciliegina di una prelibata torta.
Se Sneijder è sereno e tranquillo, non ha problemi a rimanere a Milano e non punterà i piedi per andarsene. Non lo ha mai fatto in carriera, anzi tutti ricorderete la sua battaglia per restare in maglia merengue per riscattarsi e giocarsi le sue chances, con Valdano che obbligò lui e Robben a fare le valigie per poi trovarseli in finale di Champions League.
Pretende naturalmente di lottare per obiettivi di primo piano e quindi una campagna acquisti all’altezza, calciatori che parlano la sua lingua sotto il profilo tecnico con cui dialogare sul terreno di gioco. Ho ancora negli occhi,nel primo anno di Rafa, come cercasse sempre lo scambio con Eto’o e sistematicamente ignorasse il pur volenteroso Biabiany.
Il paragone con le esigenze di Ibrahimovic al Milan regge, nonostante le differenze tra i due (Zlatan vince molte partite da solo, Wesley ha bisogno del supporto della squadra per incidere, ma se lo ottiene diventa l’uomo in più anche contro big come il Barcellona).
Non ci sono dubbi quindi che in un progetto ambizioso e senza alcuna necessità economica, che preveda l’arrivo di 2-3 elementi capaci di far tornare l’Inter ai fasti degli ultimi anni, il quasi 28enne Sneijder, pronto a dare l’assalto con la sua Olanda al trono della Spagna, sarebbe “centrale” nel progetto come l’ha definito un suo estimatore solitamente freddino come Moratti.
Ma il nuovo progetto Inter è questo?
Possiamo permetterci di sognare se non i campionissimi, almeno chi può alzare drasticamente la nostra dimensione tecnica e caratteriale?
Possiamo permetterci di respingere le eventuali offerte provenienti dalle big europee vecchie e nuove?
Possiamo permetterci di mantenere e perchè no prolungare quel contratto da 5,5-6 milioni di euro l’anno?
Possiamo permetterci chi si prende lunghe pause in stagione e fatica a prendere per mano la squadra?
Possiamo permetterci la ciliegina se non abbiamo ancora la torta?
La risposta a questi interrogativi è la soluzione al “problema” Sneijder, al di là degli integralismi tra chi lo considera un fuoriclasse e chi un calciatore sopravvalutato. Ma una risposta difficilmente potremo averla prima del 31 agosto.
Forse sarà poco interista (sic) non credere completamente alle parole di Moratti e del giocatore, ma dopo non aver resistito alle tentazioni capitate a e per Ibrahimovic, Balotelli, Eto’o e Thiago Motta contano solo i fatti.
E i fatti che mi interessano sono gli acquisti e soprattutto l’eventuale rifiuto alla famosa offerta congrua che potrebbe arrivare in estate.
Nient’altro.
SIMONE NICOLETTI
E’ ora di finirla di scrivere/criticare/insultare chi non scrive più qui e chi lo fa in altri siti e blog sull’Inter o meno.
L’ho già scritto una volta per Alberto e vale anche per Stefano e per altri perchè giustamente non son tutti come me che passano sopra a queste cose e lascio che mi si critichi o peggio qui e altrove.
Già ho poco tempo a disposizione per scrivere, non voglio sprecarne altro per stare dietro a queste cretinate.
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















