“Nel corso del derby Milan-Inter del febbraio 2009 era stato colpito da un pugno sferrato da un ultrà rossonero e aveva perso un occhio. Virgilio Motta, tifoso interista, si è impiccato nella sua casa lunedì scorso. Lo ha riferito il suo legale, l’avvocato Consuelo Bosisio. «Le sue condizioni psicologiche sono peggiorate perchè gli imputati condannati per quegli scontri non gli hanno versato i 140 mila euro che gli dovevano come risarcimento e con i quali lui voleva andare all’estero per provare a curarsi” CORRIERE.IT
Non conoscevo direttamente Virgilio, ma avevamo avuto (molto) tempo fa un lungo scambio di mail.
Volevo che lui, anima della Banda Bagaj, famoso e apprezzato Inter Club che si distingueva dalla massa perchè siedono nella curva opposta alla Nord e accompagnano allo stadio moltissimi bambini, tenesse una rubrica settimanale su Iostoconmancini per discutere delle problematiche da stadio e per farle conoscere più in profondità ai miei lettori.
Aveva preso tempo, voleva dedicarsi solo al gruppo, ma ci eravamo ripromessi di riparlarne in futuro. Poi nel 2009, nel derby, il fattaccio che sconvolge la sua vita.
Alcuni esponenti della curva sud rossonera, delinquenti e violenti conosciuti da tutti, scendono improvvisamente nell’anello sottostante, senza che gli steward provassero a fermarli o a dare l’allarme, per reagire ad un loro drappo strappato, un pretesto come un altro, per dare una lezione a chi era così diverso dagli ultras.
Uno dei gerarchi dei Guerrieri Ultras (teste rasate, simpatie mai nascoste di estrema destra) , Luca Lucci, gli sferra un pugno in volto e gli procura la lacerazione del cristallino e dell’iride. Motta da quell’occhio non ci vedrà mai più, nonostante le molte operazioni chirurgiche, le peripezie, le speranze, l’ultima delle quali di andare all’estero.
Conta di farlo con quei 140mila euro che chi l’ha aggredito deve versargli, come da sentenza del Tribunale di Milano (e tutti capirete il coraggio di denunciare certi personaggi, che l’hanno minacciato verbalmente anche durante la seduta e alla lettura della sentenza, senza mai pentirsi dell’aggressione). Lucci, il fratello, Pacini e gli altri condannati e diffidati risultano però nullatenenti e di quel risarcimento ne avrà, credo, solo una piccolissima parte.
Nonostante tutto, Virgilio continua a organizzare coreografie e trasferte, segue con identica passione e trasporto i colori della sua fede, ma dentro di lui qualcosa si rompe, fino al gesto di pochi giorni fa che getta nello sconforto la famiglia (è anche un papà…) e i tantissimi amici e compagni del gruppo.
Virgilio era un tifoso rompicoglioni, rompicoglioni come ogni tifoso almeno nella mia concezione dovrebbe essere, come sono io quando mi metto davanti alla tastiera di un pc e scrivo della mia Inter, di quel che non funziona, di quel che va migliorato, di chi arriverà, di chi non arriverà e di chi se ne andrà.
Si esponeva in prima persona per combattere le battaglie in cui credeva (ricordo quella sui prezzi in Champions League, superiori a quelli del Milan), alcune delle quali gli crearono anche qualche frizione con la società.
La vicenda più paradossale riguarda il daspo che ricevette per aver abbandonato il proprio settore (occasionalmente il primo arancio dove accompagnava alcuni bambini) un’ora prima del match per aiutare ad appendere uno striscione nel secondo blu. Tutto si risolse grazie al Questore di Milano che annullò quel provvedimento esagerato e sbagliato.
Sarebbe bello che alla festa di stasera della curva Nord, negli altri siti nerazzurri e , perchè no, nel sito ufficiale tutti ricordassero Virgilio Motta. Interista coraggioso, sfortunato, rompicoglioni, ma sempre interista.
SIMONE NICOLETTI
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















