“Essere Inter ci porta a pensare vincenti, a qualsiasi livello agonistico… Poi, visto globalmente, – quindi riconoscendo il merito a chi lavora tutti i giorni, da Roberto Samaden a Pierluigi Casiraghi, dagli allenatori agli impiegati del centro sportivo Facchetti – l’obiettivo del Settore Giovanile è stato ampiamente raggiunto e, soprattutto, cosa più difficile, confermato negli anni, a partire dalla gestione di Piero Ausilio, ora direttore sportivo della prima squadra. Formazione, individuazione e crescita dei talenti: è stato fatto, quest’anno come nelle stagioni precedenti, senza sprechi o con un budget economico limitato a complessivi 2 milioni. Il tutto sulla rotta indicata dal nostro presidente, Massimo Moratti, che chiede alla Società di avere Settore Giovanile moderno, dinamico, stimolante, in continuo miglioramento”. [Ernesto Paolillo, 8 giugno 2012]

Paolillo portato in trionfo dai giovani in cui, lui sì, ha creduto. Faccia un ultimo sforzo: convinca Moratti a spendere ancora più seriamente sul settore giovanile, non a dargli una mancia pari a metà del cartellino di Forlan (utilissimo nel 2012).
Ernesto Paolillo dall’anno prossimo non sarà più un dirigente dell’Inter. Al di là delle molte critiche che gli ho sempre mosso per la sua ossesione economicista, Paolillo è stato il bersaglio perfetto che Moratti ha offerto al pubblico come fautore, promotore e implementatore del Fair Play Finanziario, la grande scusa per il downgrading della squadra post Triplete 2010. Ma soprattutto a Paolillo va dato il merito di essere stato estremamente coerente, di aver costruito il dispositivo del FPF (ne è uno degli autori, ricordiamolo) per spingere le società a puntare sui giovani e sulle strutture che rimangono alla società (stadio, ecc) piuttosto che su facoltosi magnati, mecenati o sponsor che siano, e di aver di conseguenza spinto tantissimo sul settore giovanile interista, che da anni è al top non solo in Italia, ma in tutta Europa.
Ed è per questo che c’è qualcosa di profondamente stonato nella sua frase. L’ho dovuta rileggere varie volte per farmene una ragione. Ma come: tessiamo quotidianamente le lodi del settore giovanile, dei nostri ragazzi, chiediamo ai tifosi di seguirli come se fossero la prima squadra, affermiamo che sono il nostro asset più importante, e poi quando arriviamo a parlare di cifre, di numeri, e non solo di belle parole, scopriamo che il budget del settore giovanile interista è 2 milioni? E ce ne vantiamo?
A mia modesta opinione i settori strategici di una società vengono finanziati più di tutto il resto della compagnia, in proporzione, e certamente più degli analoghi settori dei concorrenti. Il Milan solo in cartellini negli ultimi anni ha speso più del doppio dell’intero budget interista, il Barcellona spende 7-8 volte tanto pur potendo puntare sul suo status di club-nazionale per la Catalunya, per non parlare del Man City o dell’Arsenal. Per fortuna il lavoro svolto con continuità in questi anni sta pagando, ma come possiamo pensare di competere sul lungo periodo con questi colossi se non diamo al settore giovanile gli strumenti per trattenere i nostri ragazzi e per aiutarli a rendere al massimo?
L’affermazione corretta da parte di Paolillo (forse lui non può farla per lealtà societaria, ma noi siamo nati dissidenti, quindi non ce ne preoccupiamo) sarebbe dovuta essere: “E’ stato fatto senza sprechi con un budget limitato a solo 2 milioni, nonostante la rotta indicata dal nostro Presidente, che sostiene di volere il miglior settore giovanile del mondo e di puntarci, senza spendere una lira.” Perché 2 milioni per il settore giovanile non sono pochi, ma per affermare di puntarci ci vuole qualcosa di più che meno dell’1% dei nostri ricavi. Anche ammettendo che le cifre di Paolillo non siano proprio esatte (dato che i costi dei cartellini che mi risultavano già sopravanzano tale cifra) l’affermazione dovrebbe avere ben altro tenore. Soprattutto considerando che sono costi che non figurano nel FPF e quindi costituiscono un settore in cui si può spandere e spendere senza timori di ritorsioni, anzi.
Non voglio fare del facile populismo, però è un dato di fatto sotto gli occhi di tutti: con il cartellino e lo stipendio di Forlan deviato sul settore giovanile la prima squadra non avrebbe perso nulla in termini di competitività e risorse, ma avremmo potuto già mettere da parte un gruzzolo non solo per comprare i migliori giovani in circolazione, ma anche per acquistare una squadra in Lega Pro o in Spagna per far crescere i nostri ragazzi senza doverci svenare nello stillicidio delle comproprietà.
Perché va benissimo che i giovani servano anche come foraggio per operazioni di ingaggio per la prima squadra, ma mi piacerebbe poter valorizzare al massimo quello che già abbiamo in casa, senza dover pagare qualcun altro per farlo: sembra che finalmente Macalli si sia deciso a consentire l’acquisto di squadre nelle serie minori da parte delle squadre di A e B (sarà perché Lotito è comproprietario della Salernitana appena promossa in LegaPro?), ma anche senza questa tardiva concessione da parte del sistema calcio italiano, con i soldi sprecati in cartellini e stipendi inutili in questi anni una dignitosa società nella Segunda si poteva gestire, amministrare e finanziare agevolmente. Era tutta una questione di strategie e di pianificazione.
E’ questo che fa più male delle parole di Paolillo: quello che ci ha rivelato mostra che nei fatti l’impegno della società nel settore giovanile è molto minore di quello ostentato a parole (e che i suoi risultati vanno molto al di là delle risorse che i dirigenti hanno avuto a disposizione). Allora al miglior Presidente che tutti i giocatori abbiano mai conosciuto (cit.) chiediamo: sia coerente, la smetta di regalare soldi a chi non li merita, e investa quella parte dei ricavi dell’Inter per migliorare ancora di più il settore giovanile e trasformarlo in una fonte inesauribile non solo di merce di scambio, ma di uomini pronti per vestire la casacca nerazzurra senza passare per le forche caudine dei Preziosi e dei Capozucca di turno.
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