C’è chi dice che le sfide sono il sale della vita. Eccone una titanica per il nostro Adriano ‘5th of November’ Fermi: esprimere una o più (ahia) opinioni (vabbé, opinioni…) in meno di 52457 righe. Impossibile? Forse. Tanto quanto sperare di vedere un centrocampista dell’Inter che corre…
Strategia della Tensione
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La nausea insediatasi di forza, tipo coloni con la stella di David in Palestina, per il presunto interesse dell’Inter per Giovinco non passa. Anzi aumenta di ora in ora.
Considerandomi un soggetto (a volte e per alcuni versi) razionale, cerco di trovare un significato logico dietro questa mossa (s)considerata “strategica”. E forse perché da bambino non ho giocato a sufficienza a Risiko (sempre detestato), giuro che non ne trovo.
Anzi.
Più leggo i maîtres à penser Bargiggia e Pedullà, e più trovo questa operazione completamente demenziale e totalmente inaccettabile. E inaccettabile per tre-motivi-tre.
Il primo é tattico. Mi sfugge quale collocazione avrebbe il suddetto nella febbre di ‘esterni’ e ‘attaccanti che allargano il gioco’ che sembra aver colpito l’interista medio esattamente a dieci anni di distanza dall’ultima epidemia di ‘ali’ che portò in messe fuoriclasse del calibro di Fadiga e Luciano. Un altro bel birillo a intasare la trequarti già affollata con i vari Sneijder, Coutinho e Alvarez. Non c’è che dire, l’anno prossimo il gioco dell’Inter si baserà tutto su cross per i ‘vatussi’ sopracitati…
Il secondo aspetto che mi sfugge è quello strategico. Sbolognare Coutinho in qualche centro di assistenza per giovani in difficoltà, convincere il suddetto Giovinco a suon di milioni, trattare poi la sua metà con il Parma, pagandola un occhio della testa in soldi o comproprietà varie (nda, la moneta di scambio più affascinante dopo i famigerati assegnini che dovevano sostituire gli spicci nell’Italia degli anni ‘70…), per infine sedersi a un simpatico tavolo a trattare con nientepopodimenoche, udite udite, la Juventus in persona-essa-stessa che detiene l’altra metà… beh… diciamolo, un piano così diabolico nemmeno la Spectra avrebbe potuto anche solo immaginarlo.
Infine c’è l’aspetto tifo (nda, notare la parabola intellettualmente discutiile ma moralmente ineccepibile: tattica -> strategia -> juve merda). Giovinco è per me l’emblema di un’Italia sopravvalutata, lusingata dai media e rinchiusa in una bolla virtuale dove i parametri del confronto sono totalmente artefatti. Giovinco è un giocatore medio tendente al mediocre. Giovinco non sposta nulla. Giovinco costa uno sproposito. Giovinco è un doppione. Giovinco è una barzelletta. Giovinco è juventino.
Giovinco – posso dirlo? – non lo voglio vedere con la nostra maglia.
Ah, dimenticavo… Viva la democrazia.
P.S. Ci sarebbe un quarto motivo inaccettabile: se questa manovra è tutta una messinscena per aiutare il Parma o una ritorsione verso la Juventus, beh… queste cose non mi piacciono nella vita reale, figuriamoci nel paese dei balocchi del dio Pallone.
Oscillo. Quando Posso.
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Per un individuo fondamentalmente bipolare, che tifa per una squadra bipolare nella sua natura più profonda, in un periodo altamente bipolare per quest’ultima, questo inizio di calciomercato bipolare è quanto di più drammaticamente bipolare potesse esistere.
Oscillo fra giorni di pessimismo cosmico nel quale medito anni sabbatici e interessi per sport mediamente esotici e altamente improbabili quali il kytesurf. E altri in cui mi chiedo se questa volta per celebrare il doblete Campionato-Europe League faranno ‘sto benedetto autobus scoperto per le vie di Milano.
Malgrado gli insegnamenti e gli ammonimenti di Yogi Nicoletti, non sono bravo nell’autoipnosi a base di ‘non ci sono soldi, stiamo ricostruendo, il nostro obiettivo è il terzo posto’. Proprio non ci riesco. D’estate sogno sin da quando ero bambino, più che il calcio mi piace il calciomercato e pazienza se tutti i piani estivi naufragano poi fradici di pioggia già ad Ottobre.
Ho ingurgitato a forza, turandomi il naso, il giovin Palacio. Mi rassegno al discutibile acquisto-bis di Destro. Però di fronte alla sventagliata di kalashnikov Mudingayi – Flamini – Andreolli – Giovinco – Papu Gomez alzo subito le mani, sventolo un enorme e immacolato lenzuolo bianco e mi arrendo. E premetto che non ascolterò tiritere su liste Uefa, costo di cartellini, colonia argentina e più italiani in squadra. E anche ammettendo che più di trequarti delle possibile trattative che si leggono in Giugno si rivelano poi delle colossali panzane, quel possibile 25% di verità potrebbe tradursi in una delle cinque sciagure di giocatori citati qui sopra. Siamo l’Inter, cazzo. Ridimensionati o meno, siamo l’Inter. Una squadra dove un Piraccini o un Taribo West erano comunque controbilanciati da un Matthaus o un Ronaldo.
Però…
Però poi penso che in campionato mediocre come quello italiano, basterebbe davvero poco per ritornare competitivi. Un difensore potabile (non Silvestre che andrà di sicuro al Milan per un servizio di pentole come già successo con altri in passato… ah che bella l’Italia degli imprenditori onesti come Zamparini…), un qualsiasi centrocampista che faccia almeno finta di correre (secondo migliore tradizione della Fabbrica, invece di cibarmi di dubbi alimenti di natura scatologica affermo con certezza che se M’Vila verrà all’Inter, allora stringerò persino la mano a un milanista… che tanto proprio a livello scatologico il significato è lo stesso…) e un attaccante che capisca che la parte di campo verso la linea laterale non è necessariamente minata (e in un crescendo wagneriano da Tevez a Lavezzi a Lucas passando per Giovinco e forse Papu Gomez, ho una paura fottuta di immaginare chi può venire dopo…)
Dai. Non ci vuole molto, nè in termini di meningi nè in quelli di pecunia. Presidente… Presidente, dai… Lo so che Lei al pensiero di Giovinco vomita come il sottoscritto e che Papu Gomez manco sa chi cazzo sia… Presidente, La prego, siamo l’Inter… Se serve noi siamo qui, un piccolo contributo di ognuno e l’aiutiamo… E se proprio devo minacciarla, pensi alla foto di Giovinco e Andreolli insieme sul Bivano…
Teoria dell’Evoluzione
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“Sai che pare che Sneijder abbia giocato bene bene contro la Danimarca, anche se poi l’Olanda ha perso…” dico fidandomi di giudizi altrui (nda, non ho visto la partita)
“Ah… hmmnn… ok…” mi risponde vago (nda, nemmeno lui ha visto la partita). Poi un lampo e un sussulto: “Ah… e se ha giocato bene allora adesso quanto vale…?” butta lì con occhio furbetto e sfregandosi indice e pollice della mano in un gesto comprensibile a qualsiasi latitudine.
Forse dovrei smetterla di parlare di mio figlio senza prima chiedergli l’autorizzazione (nda, anche se il post sulla sua finale l’ha reso molto orgoglioso, vi ringrazia e mi ha detto di farvi sapere che se volete magliette autografate lui è d’accordo… se interessati chiedere al suo procuratore… cioè io…) Se lo faccio è perché i confronti generazionali sono sempre invitanti, anche se spesso fuorvianti.
Sarebbe troppo facile iniziare una sbrodolata paragonando epoche, utilizzando criteri di sociologia spiccia. Oppure affermare che ‘io una frase del genere, alla sua età, non l’avrei mai detta’.
Però è così. E da papà precocemente rincoglionito, mi sento di affermare che quella frase nemmeno mi sarei sognato di pronunciarla. Perchè non sapevo nemmeno cosa volesse dire.
Perché un cartellino con il prezzo su Boninsegna non c’è mai stato (oddio… salvo concludere poi uno degli scambi con i quali siamo diventati famosi nel corso degli anni: un fantastico Boninsegna-Anastasi con la Juve…). Mi ricordo solo, e molto vagamente, un Libera d’annata pagato “tanti soldi” dal Varese e il primo trasferimento da un miliardo di lire, quello di Beppe Savoldi dal Bologna al Napoli di Ferlaino.
E’ così. Stiamo allevando una generazione di piccoli interisti contabili.
Dietro a ogni giocata si chiederanno quanto costa, se ce la possiamo permettere o se è meglio monetizzare subito vendendola. Forse sono i tempi, quelli grigi in generale e i nostri nerazzurri, con qualche sfumatura di grigio anche da noi. Inutile chiedersi se sia giusto o sbagliato. Patetico fare confronti con generazioni passate (come infatti ho appena fatto) tra le quali sembrano siano passate ere geologiche e fiumi di vite. Le nuove leve gioiranno sempre per un gol o piangeranno per una sconfitta. Ma un minuto prima oppure uno dopo, penseranno a plusvalenze, stipendi spalmati, ammortamenti, bonus, penali, comproprietà, diritti di riscatto, merchandising, crisetig (ah no cazzo, questo è davvero un giocatore… è che si chiama come un fondo d’investimento…). Saranno esperti in sfruttamento d’immagine, “voi avete comprato Messi ma chissenefrega, noi abbiamo due nuovi negozi nell’area Executive Mall del nuovo stadio a Rho”. Saranno meglio di ingegneri civili e architetti nella costruzione di stadi e nel project management, “no, non posso perdere tempo a guardare la partita in tv… sto rifacendo i calcoli perché il progetto del pilone della zona sud-est non mi convince”.
Alleveremo una schiera di premi Nobel, che spazieranno dalla Statica all’Economia. Super intelligenti. O forse mega psicopatici, chissà. Io li osserverò, da lontano. Senza invidia, senza rancore. Con affetto. Mentre mi rivedrò per la duemilionesima volta il dvd dell’anno del Triplete 2010 indossando la maglia della finale di Madrid con scritto “J. Zanetti”.
Adriano ‘5th of November’ Fermi
Chi è Adriano Fermi
Nasce a Milano e vi nasce già ingegnere (e vabbé, nessuno è perfetto) e interista (va già meglio). Corrotto ulteriormente da suo padre in tenerissima età con una maglia nerazzurra e il ‘nove’ con lo scotch bianco del suo idolo Boninsegna.
Migrante da molti anni, attualmente dirigente (extra-parlamentare) di una multinazionale, istruttore subacqueo a tempo perso, velista tanti anni fa, scacchista in una vita precedente (si vergogna pero’ di dire il suo ELO attuale), il suo vero obiettivo nella vita è evitare accuratamente di accostare capi di abbigliamento rossi e neri nel guardaroba.
Collabora con Simone Nicoletti dai tempi di IoStoConMancini e non si sa bene perchè Simone abbia accettato di portarselo anche in Fabbrica.














