A poco meno di 24 ore dalla partita ancora non ho trovato risposta a questa domanda:
“Dove ha sbagliato Prandelli”?
Un popolo di 60 milioni di commissari tecnici non si chiede mai perchè dopo un primo tempo positivo e propositivo questa Nazionale progressivamente abbassi il baricentro, inizi a giocare di rimessa e a rifugiarsi nei contropiede, lasci l’iniziativa agli avversari e puntualmente subisca il gol.
Deve essere sempre colpa di qualcuno e quel qualcuno è sempre chi siede in panchina.
Se poi non alza la voce in conferenza stampa, se non è difeso da nessuno, FIGC compresa, se subisce (possiam chiederci se sia una colpa, io non credo potesse fare o dire qualcosa di diverso) le decisioni altrui in merito alle convocazioni per gli Europei a seguito del ciclone calcioscommesse, il capro espiatorio è servito in men che non si dica.
Sorvoliamo quindi sul valore di un movimento che nelle fasi finali di una grande manifestazione con la selezione dei suoi migliori interpreti (letto assurdità sulla mancata presenza di Ranocchia, Pazzini, Osvaldo, Matri…) vince una partita nelle ultime 10.
Sorvoliamo sulla condizione psicofisica del gruppo, sulle motivazioni,sulla concentrazione e su quella feroce determinazione ad aver la meglio degli avversari che si vede ad intermittenza.
Sorvoliamo infine sui gol mangiati e sugli errori individuali che non hanno nulla a che fare con difesa a 3 o a 4, centrocampo a 4 o a 5, attacco a due punte o tridente.
Limitiamoci alle colpe, reali o presunte, di Prandelli, e ai capi d’accusa che gli sono stati mossi.
LA FORMAZIONE INIZIALE. Il ct conferma l’undici che ha raccolto unanimi elogi contro la Spagna. Siamo alla seconda partita ufficiale, la terza negli ultimi 30-40 giorni per la quasi totalità della rosa, siamo soprattutto alla partita chiave perchè con un successo la qualificazione è praticamente certa. Logico che se la giochi con la formazione migliore. E lo è, sia perchè dietro nessuno come De Rossi è capace di leggere il gioco e far ripartire l’azione, nessuno come Motta sa giocare di prima, nessuno spinge più di Maggio o GIaccherini sulle fasce, nessuno più di Cassano sa chiamare il pallone e mettere il compagno davanti al portiere, nessuno ha il fisico e il talento di Balotelli.
I CAMBI. Thiago non corre più da tempo, non è mai nel vivo del gioco e subiamo il loro possesso. Prandelli corre ai ripari con Montolivo che ha quelle caratteristiche di palleggio che servono. La Croazia rischia, si espone al contropiede e il ct, come contro la Spagna, ripete la mossa vincente Di Natale che negli spazi è più veloce e dà più profondità rispetto a Mario. L’inerzia del match cambia, non subiamo più fino alla disattenzione di Chiellini. Non c’è nessun ariete in panca, le alternative ad Antonio si chiamano Giovinco, Diamanti e Borini. Gli ultimi due son praticamente dei debuttanti, opta per il parmense che ha fatto bene nella prima partita ed è più punta, più goleador.
LO SCHEMA. Non sarebbe stato meglio un rombo (senza trequartisti?) o un 433 dovendo vincere la partita? Prandelli contro una squadra più fisica e più in palla preferisce avere la superiorità almeno numerica in mezzo. E dopo gli svarioni contro i russi, tutti si sentono più protetti. Così avviene nel primo tempo quando restiamo più alti e corti, rubiamo palla e attacchiamo con più uomini. Poi la Croazia si fa più offensiva e noi ci mettiamo a 4 per coprire meglio gli esterni dove piovono cross. Sull’1 a 1, con Cassano senza fiato, non si può inventare nulla.
LA MENTALITA‘. Incapacità di gestire il vantaggio? Solito difetto italico di voler difendere l’1 a 0? Sull’inconscio e sulle abitudini di molti dei suoi calciatori il ct non può fare nulla, li vede troppo poco per incidere. Ha sempre battuto sul tasto del possesso palla, sull’organizzazione, sul collettivo, sui piedi buoni in mezzo, sulla ricerca del gol. E ci ha provato anche ieri con quei cambi, non ha fatto il Trap della situazione,anzi.
Ed allora?
Ed allora prendiamo atto di chi siamo, di quel che vogliamo e di quel che valiamo.
Vedremo se cambiandone 3-4 contro l’Irlanda, senza possibilità di calcoli complicati e senza avere nulla da perdere, giocheremo molto diversamente da come abbiam fatto finora, al netto del diverso grado di competitività degli avversari.
Io non credo, sinceramente.
Scrivere di biscotti o ascoltare quel che dice Buffon è esercizio inutile. Trattasi di ignoranza e di malcostume tutto italico.Ma da chi analizza una partita in base ad un fischio in più o in meno di un arbitro non mi aspetto altro.
Vinciamone una. E se non basterà comunque, guardiamo al nostro orticello. Mai così povero e sempre più lo sarà.
SIMONE NICOLETTI
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















