“Nessun popolo è più sconvolto dei tedeschi quando falliscono i loro piani. Non sanno improvvisare” WINSTON CHURCHILL
Dopo esserci meritati la Germania, l’abbiamo meritatamente eliminata, ben più di quello che il risultato certifica.
Il Rinascimento italiano firmato Cesare Prandelli, nato sulle ceneri del Medioevo in cui eravamo sprofondati con Marcello Lippi, fa un’altra prestigiosa vittima: dopo la decadente Monarchia inglese, l’Impero tedesco nel pieno del suo splendore, della sua grandezza e della sua ricchezza.
Dubbi sulla portata dell’impresa stavolta ce ne sono pochi perchè Loew è unanimanente considerato il ct emergente e più ammirato (nonchè concupito da mezza Europa), Neuer il portiere del futuro, Hummels il difensore del momento, Schwiensteiger e Lahm due campioni che non tradiscono mai, la batteria di giovani sulla trequarti (da Ozil a Kroos, da Reus a Schurrle) quellacon più talento nel panorama continentale, Gomez il panzer dell’area di rigore.
Eppure senza il rigore generosamente concesso a tempo scaduto aleggiava la sensazione che non ce l’avrebbero mai fatta a bucare Buffon, Barzagli, Bonucci e compagni.
Sfortuna, serata negativa, calo di forma, condizionamento psicologico, errore di formazione dell’allenatore che intasava la zona centrale per limitare Pirlo e non ci ha attaccato sulle fasce dove le nostre avversarie spesso ci avevano creato grattacapi, incapacità a modificare in corsa i piani come ricordava Churchill?
I detrattori del mister e di questa Italia in servizio permanente perchè colorati di bianconero (ma Ranocchia e Pazzini con una stagione normale sarebbero in Polonia-Ucraina) ce lo spiegheranno abbondantemente nei prossimi giorni. Almeno i tifosi nerazzurri “negazionisti” saranno coerenti, li rispetto molto di più di giornalisti e non (uno su tutti Giancarlo Padovan) che fino a ieri hanno scritto peste e corna di questo gruppo, di questo allenatore e di Balotelli e son già pronti a salire sul carro.
Per come l’ho vista io, non ho mai assistito ad un Italia-Germania con questa tranquillità: la preparazione di tutti i dettagli dal punto di vista tattico (solitamente prerogativa dei club, non delle Nazionali) ha dato sicurezza ai calciatori che sapevano perfettamente cosa fare e come farlo.
C’è la condivisione di una idea, di principi di gioco che non variano neppure se cambia il modulo o gli interpreti, c’è la leggerezza di essersi liberati dal clichè del catenaccio (senza disdegnare una attenta fase difensiva) e c’è il piacere di mostrarlo al mondo, andando oltre i propri limiti individuali, nascosti dai pregi collettivi.
I campioni non mancano: Buffon, De Rossi e Pirlo, gli eroi di Berlino, hanno preso per mano tutti gli altri, sono la testa e il cuore di questa Nazionale. Il genio e la sregolatezza sono invece Cassano e Balotelli, le due scommesse vinte da Cesare contro tutto e tutti.
L’uno contro uno di Antonio sulla sinistra del nostro attacco da cui è nato il primo gol è una rivincita verso chi lo voleva lasciare a casa o lo invocava in panchina perchè fisicamente impresentabile. Ma chi ha classe e fantasia può giocare da fermo e inventare la giocata che cambia la partita.
La profondità di Mario, la sua capacità di far salire la squadra, di tenere in allerta Hummels e Badstuber, la sua doppietta che finalmente ne libera la gioia e l’emozione a lungo repressa e orgogliosamente celata ne certifica una volta in più le potenzialità straordinarie. Liberato dai suoi fantasmi e dalle pressioni, si è mostrato per quello che è: devastante, trascinatore, attaccante completo e determinante.
Josè Mourinho prenda nota: non è il solito Mario e non ci vuole un sergente di ferro per ottenere il massimo da lui. Va coinvolto, stimolato continuamente, messo al centro di una squadra e di un progetto e trattato con bastone e tanta carota. Serve uno psicologo più che un generale.
La sua parabola in questo Europeo mi ricorda quella di Pablito Rossi nel 1982: partito in sordina, criticato dai media e voluto fortissimamente dal ct, ha incominciato a fare la differenza quando serviva, nelle sfide più affascinanti e senza ritorno.
Domenica contro la Spagna giocheremo contro i campioni di tutto e i maestri del possesso palla (noi ieri sera solo il 46%,siam ancora dilettanti), gli artisti della mediana e i giocolieri piccoli e tecnichi che hanno rubato lo scettro ai muscolari e ai profeti dell’intensità e degli spazi da chiudere.
Sembrano meno forti e sempre meno belli da vedere, ma pericolosamente cinici e sicuri della loro forza e delle loro qualità. Hanno raggiunto la finale senza impressionare e per questo sono ancora più da temere, difficili da leggere perchè da quando Del Bosque ha sviluppato l’allergia alle prime punte non sai mai cosa aspettarti nel bene e nel male.
Li abbiamo presi come modello quando abbiam iniziato questo nuovo ciclo. Domenica proveremo addirittura a batterli con la spavalderia di chi sa di aver dimostrato finora di essere all’altezza della loro bellezza e prosopopea.
Non è poco, vero Winston Prandelli?
SIMONE NICOLETTI
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















