Non ha mai parlato molto Lucio Lucimar da Silva nella sua avventura nerazzurra, ma si è sempre comportato da professionista esemplare: mai un ritardo, mai un allenamento saltato, mai una parola fuori posto.
Ha mantenuto tutte le attese, anzi è andato oltre, di Moratti e dei tifosi dal giorno in cui è stato prelevato dalla panchina del Bayern Monaco, in cui lo aveva relegato Van Gaal, per circa 5 milioni e un ingaggio da big che ha meritato per il suo carisma, per il suo spirito vincente e per il contributo fondamentale nel ciclo mourinhiano dei nostri successi nazionali e internazionali.
Neppure nel suo anno peggiore, l’ultimo, ricco di errori grossolani e decisivi ai fini del risultato finale, ha fatto venire meno il suo impegno e la sua dedizione alla causa nerazzurra. E la separazione è stata naturale e consensuale: lui voleva cambiare aria per trovare nuovi stimoli e giocare per vincere, noi volevamo rinnovare e disfarci del suo pesante ingaggio che non intendeva legittimamente ridurre. Per la fretta di disfarcene e girare pagina non abbiamo incassato nulla dal suo cartellino, ma neppure ha preteso un euro per risolvere il contratto.
Il fastidio provato per aver saputo del suo trasferimento alla Juventus ha a che fare con sentimenti da tifoso di cui un brasiliano, oltretutto a fine carriera e dopo aver vinto tutto, può fregarsene. E lui, interessato solo a svolgere la propria professione e a ricevere lo stipendio a fine mese, se ne frega. Tanto più che nel 2005-2006 era al Bayern.
Il paragone con Ibrahimovic e Vieira, orgogliosi di rimarcare che quello scudetto fosse loro anche dalla Pinetina, non regge perchè loro c’erano, lo hanno vissuto giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, partita dopo partita, una goccia di sudore dopo l’altra.
Verrà da avversario a San Siro solo una volta l’anno, meglio ingraziarsi datori di lavoro e pubblico con cui si confronterà per tutta la stagione. Soprattutto se hai 34 anni, se hai imboccato il viale del tramonto e temi di non essere più all’altezza del nome e della tua fama. Predisponendoli all’applauso saranno più magnanini nel giudicare quei buchi che lascerà quando partirà palla al piede dalla sua area.
Il vero schifo delle dichiarazioni di Lucio ha a che fare con il giornalismo di oggi e con la radicalizzazione del tifo post 2006. Chiedere se son 28 o 30 significa cercare il titolo che fa cliccare sul sito o comprare il quotidiano al lettore/tifoso invasato, l’unico che riesca ancora a digerire superficialità, banalità e improvvisazione dei media tradizionali, per fortuna sempre più in crisi (anche se sostituiti da un modello free sulla rete che non ti permette di distinguere la verità dalla propaganda, che non ha i mezzi e le professionalità per cercare i riscontri a una notizia, che sfrutta in maniera eticamente scorretta il lavoro altrui).
L’odio seminato ad arte da chi aveva ed ha interesse a farlo tra le varie tifoserie è strumentale alla sopravvivenza di dinosauri e tromboni diversamente destinati ad una prematura estinzione. Se trasformo il calcio in una guerra di religione, sarà più facile infilare l’elmetto che chiedersi di chi sono le responsabilità e le colpe che hanno fatto scoppiare il conflitto. E quali interessi, economici, politici, sociali, nascondono.
Lucio in fondo è una pedina manovrata dal sistema che da quel sistema ricava milioni di euro.
Proviamo per una volta ad andare oltre e domandare all’amico juventino che tutti abbiamo cosa si aspetta in campo da lui e se riuscirà a trasformare la difesa dei Barzagli, Chiellini, Bonucci al livello di quella dei Samuel, Maicon, Chivu con cui abbiam trionfato in Europa solamente due anni fa.
Vedrete che quel sorriso scemo si spegnerà in fretta.
SIMONE NICOLETTI
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















