E’ un Adriano 5th of November Fermi di ritorno, ‘illuminato’ da una rivelazione che potrebbe cambiare la vita. E non solo la sua.
Ascolto consigliato: “Sycamore Feeling” – Trentenmoller (feat. Marie Fisker)
Il 21 Agosto 2012 alle ore quindici e dodici minuti, come un fulmine a ciel sereno, ho capito una cosa fondamentale della vita da Interista che fino ad allora mi era sempre sfuggita (la cosa ma chissà, forse anche la vita stessa da Interista). E’ stata come un’illuminazione, magari tardiva, ma pur sempre fondamentale. E’ stato un come un Big Bang primordiale, con la differenza che quello originale generò caos e vita, questo ordine e certezze.
Ebbene, in quel preciso instante, le quindici e dodici minuti, ho avuto la rivelazione di essere entrato ormai inesorabilmente e ineluttabilmente in una nuova dimensione spazio-temporale, quella del (Ri)Dimensionamento Totale e Assoluto.
Posso immaginare, quasi sfiorare con la mano tanto sono spessi, i pensieri maliziosi e i commenti sarcastici a seguito di questo mio annuncio: “eeeeh… pensa che io l’avevo capito al fischio finale a Madrid più di due anni fa…”, “ovvio, che sia così finchè siamo ostaggio della Mafia Argentina…”, “ecco un altro dei ‘giapponesi’ rintanati nella giungla che si arrende dopo anni…” e via dicendo.
Possibile. Rispetto i commenti. Li accetto. Con i complimenti per chi ha cotanta lungimiranza.
Io invece ci ho messo tempo. Molto tempo. Ho vissuto questi due anni come uno strascico necessario di un ciclo inimitabile e aspettavo con impazienza di ripartire. Per sperare. Per sognare. Come ho fatto ogni dannatissimo anno di questa fede, persino quelli in cui si comprava Libera o Luciano.
E poi ecco l’epifania. E’ bastato che uno dei tanti ‘aggregatori’ (nda, termine fantastico… ‘aggregatore’… tanto che ti immagini un film degli X-Men con macchinari che producono campi magnetici super-potenti… oppure sofisticatissime macchine per fare la pasta in un’azienda emiliana che esporta prodotti in America…), dicevo, è bastato che un infernale aggregatore riportasse la notizia della micidiale doppietta dell’ingaggio di Cassano e della prossima conclusione dell’affare Gargano, perché io, il 21 Agosto 2012 alle ore quindici e dodici, mi rendessi conto che il viaggio nella nuova realtà cosmica era cominciato.
E da allora tutto mi è chiaro. Evidente. Lampante. Come un libro stampato.
E ho capito tante cose che prima mi sfuggivano.
Ho capito, per esempio, che il centrocampo, zona nevralgica del football moderno e luogo di scempio nerazzurro da molti decennni (Oriali, Matteoli, Matthäus, Berti, Simeone, il primo Cambiasso, quattro partite di Vieira, le pochissime eccezioni), verrà come d’incanto rivitalizzato da un modesto mestierante di 31 anni proveniente dall’irresistibile Bologna e da una triste riserva 28enne, mezzofondista e senza piedi del Napoli. Il tutto per l’astronomica cifra di un milione e mezzo di prestito e qualche buono pasto per il riscatto dilazionato in più anni. E il quasi contemporaneo ingaggio di Modric per quaranta milioni della stessa moneta da parte del Real, mi fa capire come ormai si pratichino due sport diversi, peggio ancora di quello che si millanta da anni fra realtà come Inter e chessò, Chievo, perchè almeno quest’ultimo qualche possibilità di batterci ce l’ha e lo ha pure fatto in un passato molto recente, mentre noi l’attuale Real non lo batteremmo nemmeno se lo facessimo allenare da Gasperini. E ho capito pure che a noi i giovani, soprattutto se in prestito, fanno schifo: constato che Sahin, Afellay, andati per una manciata di lenticchie, sono da considerarsi meno affidabili dei Mudingayi e dei Cassano. Vuoi mettere, questi ultimi sì che conoscono le tremende difficoltà del (ex) ‘campionato più bello del mondo’…
Ho capito anche che ha davvero senso prendere un ex-giocatore, statico, sovrappeso, dalla salute cagionevole e che ha fallito in ogni squadra nella quale ha avuto la disgrazia di capitare, per scambiarlo con un attaccante che non si capisce bene perchè la riserva non la poteva fare (nda, nessun ‘inter-tristismo’… mai stimato particolarmente Pazzini e non saranno certo tre gollonzi al Bologna a farmi cambiare idea… mi chiedo soltanto perchè non lo si è tenuto come riserva e punto… ah, forse per l’ingaggio alto… certo, è così… ah no, aspetta… quanto prende Cassano…?) Scambio che, mentre altre realtà europee rischiano decine di milioni di euro in scommesse stimolanti su giocatori giovani, rende bene l’idea del declino tecnico ed economico del calcio milanese, con un lato del Naviglio eccitato per una modesta comparsa dai fondamentali scadenti e l’altro per una macchietta pensionata che poco ha ancora da dare al calcio giocato, se mai qualcosa ha dato in passato.
Finalmente ho anche capito il vero obiettivo di trattative estenuanti, con giocatori visionati e opzionati anni prima e che puntualmente finiscono altrove. Il nostro ruolo è quello del disturbatore: in conbutta con la società che vende, si millanta un interesse sapendo di bluffare, in quanto in realtà i soldi non esistono, al solo scopo di alzare il prezzo. Solo così si spiegano le simpatiche epopee Lucas e Lavezzi, e prima ancora Sanchez e Tevez. Perchè diciamolo, solo una mente ingenua e naif può pensare che siano trattative vere e non invece un abile piano per favorire società amiche pronte e renderci il favore alla prima occasione (vabbè alla seconda, dai…)
Ho capito poi la necessità di avere cinque centrali in difesa, e non fa nulla se messi assieme non facciano il peggior Canuti. E di questi cinque, abbiamo ovviamente cercato fino all’ultimo di regalare (in prestito, perché in uscita il prestito è contemplato) l’unico che sembra avere un minimo di futuro (volente o nolente, è un semi-titolare della nazionale brasiliana) per tenere un mestierante sempre claudicante e peggior incubo di tutti i tifosi nerazzurri, mestierante che si è offerto a mezzo mondo e che alla fine è tornato come un figliol prodigo tra gli applausi della folla festante solo per aver aderito alla nuova religione monoteista, quella dello spalmare il suo modico ingaggio (2.5 milioni di euro) su più anni.
L’illuminazione della nuova (Ri)Dimensione mi ha anche fatto capire che la rosa viene fatta a caso: si accatastano centrali, si collezionano terzini da riciclare poi in centrocampisti, si arraffano in modo compulsivo trequartisti e mezze punte, si decide di giocare senza centravanti perchè “si ha un’idea di gioco e i giocatori devono essere funzionali a quest’ultima”. Benissimo. Bellissimo. Soprattutto in un campionato dove è comprovato che per vincerlo basta avere un pennellone svedese (fiuuuuu, menomale che adesso è qui in Francia…) o uno che dia del tu al pallone e che metta da solo gli altri direttamente in porta (chissà quanti Tapiri e stronzate varie delle televisioni decerebrate se Pirlo l’avessimo dato noi alla Juve…)
Altra cosa non trascurabile: nella (Ri)Dimensione ho capito anche che per testare il QI di un giocatore e la sua adattabilità alla temibilissima e feroce giungla del campionato italiano, per prima cosa lo si fa giocare fuori ruolo, così, per vedere l’effetto che fa. Ed ecco Pereira, che tra capigliatura e colore della pelle già non parte in pole position nelle preferenze del salotto buono di S.Siro, sbattuto interno di centrocampo contro una squadra di Zeman. E tre giorni prima, era stato il turno di Nagatomo, assieme a Zanetti e Cambiasso a costituire il centrocampo più brutto della mia pluri-decennale carriera da veterano nerazzurro (e sì che mi sono visto gli Scanziani, Piraccini, Seno, Orlando…)
Ho capito d’incanto che i gol li deve fare Milito. Solo Milito. E che se non li fa Milito, li farà il suo vice… ah no, non c’è…. Allora li farà Cassano… e questi sono i momenti in cui l’idea di avvicinarmi al curling mi sembra veramente affascinante… Boh, i gol li faranno allora i centrocampisti che si inseriscono, tipo… … vabbé… Sennò cosa volete che vi dica, i gol li farà Maicon… ah no aspetta… Bene, forse sarebbe più semplice dire che nella nuova “idea di gioco” i gol non sono contemplati e che si può vincere ai punti senza nessun knock-out come nel pugilato.
Ho capito poi che si punta sui giovani perché è “l’anno zero”. E gli acquisti sono tutti funzionali al progetto giovani: Mudingayi, Cassano, Palacio, Gargano… tutti ventenni di belle speranze con i quali bisognerà avere un pò di pazienza vista l’esuberanza e l’inesperienza. Il progetto c’è, età media bassissima, ingaggi irrisori a parte Snejider… e forse Milito… ah, e Cassano… e poi Cambiasso… beh poi sì, anche Chivu… vabbé… però l’ingaggio di Mbaye è basso…
Altra cosa che ho afferrato solo adesso: nel nuovo mondo del (Ri)Dimensionamento avremo una squadra super allenata e in forma già dalle prime partite: ritmi altissimi garantiti da otto undicesimi perchè quei tre la davanti, mescolati in tutte le combinazioni possibili, potranno fare quel cazzo che gli pare viste le invenzioni e i gol che produrranno in quantità industriale. E in effetti si è visto come abbiamo già messo sotto croati, rumeni, pescaresi e romani con il nostro ritmo forsennato e con giocatori in forma smagliante (nda, al di là delle leggende metropolitane sul Clan dell’Asado e altre amenità varie, una cosa davvero non perdono a Cambiasso e che mai mi sarei aspettato da un professionista impeccabile che ho sempre ammirato: l’essere arrivato in ritiro ingrassato come un ragioniere dopo due mesi in un agriturismo dell’Appennino. Questo sì, altro che l’allenatore ostaggio del Clan…)
Ho capito anche tante cose di contabilità. Fair play finanziario, spalmature, plus-valenze, giocatori che debbono costare poco e guadagnare poco, per poterli poi rivendere facilmente, non importa se con il pallone non c’entrano nulla. E quelli bravi che costano, via, non possiamo permetterceli. Costi troppo alti, spese di gestione alle stelle, entrate insufficienti, sfruttamento commerciale agli albori, bilancio disastroso… e quasi ti chiedi se stiamo parlando di una Ong o di una Onlus a scopo caritativo, gestita da volontari che nella vita fanno altro.
Eccomi qui. Con le mie certezze. Viandante ed errante nel mondo del (Ri)Dimensionamento, dove tutto è chiaro, le cose sono limpide, cristalline. Nessun margine di dubbio, nessuna incomprensione.
E’ un mondo da scoprire, almeno per il sottoscritto. Ed è faticoso abituarsi alla nuova realtà, ogni giorno s’incontrano cose mai viste, si impara in fretta, la stanchezza affiora. E poi c’è da dire che il nuovo mondo è incastonato nella galassia del campionato falsato, delle partite vendute, degli allenatori squalificati, dei capitani di nazionale che scommettono la mamma, dei ‘trenta sul campo’, di chi ha vinto di più in una partita che in una carriera.
E allora sapete che vi dico? Che io mi fermo un pò. Mi fermo qui. AI margini del nuovo mondo. Che la (Ri)Dimensione stanca. Andate avanti voi se potete e ne avete il coraggio.
Solo una cosa: avvertitemi se si cambia ancora di dimensione. O se l’esercito cinese stacca la spina della matrice.
Adriano ‘5th of November’ Fermi
Chi è Adriano Fermi
Nasce a Milano e vi nasce già ingegnere (e vabbé, nessuno è perfetto) e interista (va già meglio). Corrotto ulteriormente da suo padre in tenerissima età con una maglia nerazzurra e il ‘nove’ con lo scotch bianco del suo idolo Boninsegna.
Migrante da molti anni, attualmente dirigente (extra-parlamentare) di una multinazionale, istruttore subacqueo a tempo perso, velista tanti anni fa, scacchista in una vita precedente (si vergogna pero’ di dire il suo ELO attuale), il suo vero obiettivo nella vita è evitare accuratamente di accostare capi di abbigliamento rossi e neri nel guardaroba.
Collabora con Simone Nicoletti dai tempi di IoStoConMancini e non si sa bene perchè Simone abbia accettato di portarselo anche in Fabbrica.














