Dopo Guarin, Coutinho e Sneijder c’è lui come rendimento nel precampionato appena concluso.
Andrea Ranocchia da Assisi, anni 24, passato nel breve volgere di 16 mesi da futuro Nesta e futuro Piquè a novello Fresi e novello Materazzi (quando per tutti era scarso ed invece era uno dei migliori difensori italiani , panchinato poi dal vero Samuel e dal vero Lucio).
Obiettivamente non ha contribuito a far luce sul suo valore perchè dal giorno dell”arrivo (anticipato) a Milano nel gennaio 2011 che ci è costato il cartellino di Mattia Destro e oltre 10 milioni cash in due tranche (di cui non ha colpa), la sua carriera ha preso un piano inclinato che sembrava non dovesse finire mai.
Subito titolare con Leonardo per l’emergenza scattata con i lunghi stop a Cordoba e al Muro, ha vissuto per alcune partite di rendita grazie alla preparazione fisica e alla sicurezza nei suoi mezzi sviluppata negli anni precedenti, specialmente a Bari con Ventura. Poi il caos tattico del mimo brasiliano, lo squilibrio tra fase difensiva e offensiva e un comprensibile calo atletico (era pur sempre reduce da una operazione al legamento) hanno fatto suonare un campanello di allarme su alcuni limiti emersi in maniera chiara e mai risolti (tempismo nelle uscite, disciplina tattica, mancanza di cattiveria e di agonismo nei corpo a corpo con gli attaccanti).
Si pensava che quella successiva fosse la stagione della sua consacrazione a leader del nostro reparto arretrato, ma il peggio doveva ancora arrivare perchè quel ragazzo bisognoso di certezze e di una precisa identità di squadra attorno a sè per dare il meglio, veniva lanciato allo sbaraglio nella difesa a 3 di Gasperini, allenatore sfiduciato già dopo pochi giorni dal suo arrivo.
Errori su errori, alcuni davvero clamorosi, che si sono addirittura accentuati con Ranieri, accompagnati da infortuni muscolari e da una condizione in caduta libera. Fatto inspiegabile per un ragazzone ancora giovanissimo se non ricordando come prima dell’arrivo di Stramaccioni le sedute di allenamento fossero organizzate per mantenere intatti i numerosi eroi del Triplete logorati da tante, troppe battaglie.
Anche il ct Cesare Prandelli, il primo a dargli totale fiducia schierandolo titolare con Chiellini già dalle prime uscite della sua Nazionale, si arrende al pessimo momento di forma psicofisica di Ranocchia, preferendogli il quasi debuttante Ogbonna del Toro per il viaggio in Polonia-Ucraina. Decisione sofferta e spiegata anche con un quantomai sospetto stiramento al momento di eleggere la riserva da promuovere nel caso in cui Bonucci fosse stato fermato dalle indagini in corso per il calcioscommesse.
L’estate appena trascorsa faceva registrare da una parte la ferma intenzione di Stramaccioni e della società di non svalutare l’investimento e puntare ancora su di lui, dall’altra i dubbi del suo procuratore che spingeva per una cessione a Juventus, Milan o Manchester City per evitare un’altra annata in seconda fila causa concorrenza di Samuel, Chivu e Silvestre.
L’offerta giusta (l’unico che poteva proporla era Mancini come si è visto con Nastasic) non è arrivata e complici le imperfette condizioni del Muro, i problemi di ambientamento dell’ex palermitano e la fragilità del rumeno, Andrea ad oggi è l’unica certezza del reparto arretrato, nel frattempo integrato anche dal ritorno di Juan Jesus dall’Olimpiade.
Intendiamoci, il passo per mantenere le promesse di essere quel campione che tutti, all’Inter e in Italia, si aspettano è ancora lungo. Ma almeno abbiamo rivisto nelle amichevoli e negli impegni ufficiali quel ragazzo elegante, sicuro di sè, insuperabile di testa, reattivo e concentrato che aveva fatto innamorare molti al suo debutto in A.
Nessuno ha puntato il dito contro di lui nella sconfitta contro la Roma, anzi è stato uno dei pochi a salvarsi nel quadro di una scarsa protezione dei 3 centrocampisti, sfiniti per aver dovuto correre anche per i 3 attaccanti che non tornavano quasi mai. Buon segno.
Il lungo preambolo è funzionale ad una domanda che mi ronza in testa da alcuni giorni: perchè Prandelli non ha convocato questo Ranocchia per i due impegni di qualificazione mondiale? Se lo chiedono in tanti, anche tra gli addetti ai lavori che leggono in lista i nomi dei disastrosi o poco impiegati in questo inizio Acerbi e Astori.
Non è una questione di forma, come abbiamo visto.
Non è una questione tattica perchè, ad eccezione dei tre juventini, nessuno ha esperienze di difesa a 3.
Non è una questione anagrafica o di ricambio generazionale.
Non è una questione comportamentale perchè chi conosce il ragazzo sa che non è tipo da allenarsi male, da minare il gruppo o mettere in dubbio l’autorità dell’allenatore (come Cassano, tanto per capirci).
E allora?
Restano tre possibili spiegazioni: una caratteriale,una di opportunità/etica e una ambientale.
Prandelli è ancora deluso dalla mancata reazione di Ranocchia alla crisi della scorsa stagione e aspetta a riconvocarlo perchè attende ulteriori prove sul campo che quel momento è alle spalle.
Oppure Prandelli aspetta l’esito dell’inchiesta di Bari in cui è stato sentito il difensore all’epoca in Puglia, anche se, come accaduto con Bonucci durante gli Europei, non ha ricevuto alcun avviso di garanzia nè è stato deferito.
Oppure Prandelli non vuole creare grattacapi alla difesa bianconera trapiantata in azzurro, mettendo in chiaro chi sono i titolari e chi le riserve.
Da conclamato estimatore del ct, sia sotto il profilo tecnico che umano, attendo una risposta chiara al più presto.
Non vorrei pensare che bastano una tripletta alla prima uscita o essere acquistati dal club giusto per meritare la convocazione…
SIMONE NICOLETTI
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















