Adriano 5th of November Fermi si cimenta dove in tanti hanno fallito. Esiste un’alternativa al capitalismo distruttivo interista e all’assistenzialismo nerazzurro di regime? Cominciamo bene…
Ascolto consigliato: “Frontiera” – Giovanni Lindo Ferretti
Da sempre considero la passione e la fede per l’Inter come qualcosa d’inspiegabile. O quantomeno non spiegabile con strumenti logici e razionali. Non mi ritengo un grande appassionato di ‘football’ (ad esempio non guarderei mai un Siena-Atalanta oppure una partita di seconda divisione francese se non ci fossi costretto con una pistola alla tempia e non mi trovassi in imminente pericolo di vita) e come fenomeno di ‘branco’ ho sempre preferito altri interessi.
Se già di per se le fondamenta del pathos e della passione non sono dunque basate su un teorema dimostrabile, il parlare, il confrontarsi e il discutere di Inter rientra di diritto nell’esoterismo primitivo o nella perdita di tempo più snob e raffinata che si possa immaginare.
Oppure c’è un’altra spiegazione (e questa è già un’intrinseca terza via). L’Inter può assumere infatti il ruolo di banale scusa, di pretesto, per parlare d’altro. Per parlare di se. Degli altri. Del tempo che passa. Della vita.
E’ così da sempre. Solo il luogo di aggregazione è cambiato con il passare degli anni: l’oratorio, il bar, l’autobus del lunedì mattina, sono stati sostituiti da blog, social network, online community e così via, in un’orgia di sostantivi esotici che rendono bene l’idea di come l’argomento sia poco chiaro e per nulla sotto controllo. Ma la sostanza non cambia: l’Inter appare spesso come lo specchio di noi stessi e delle nostre vite. Delle nostre delusioni, grandi o piccole. Delle nostre speranze. L’accadimento, la partita, è in fondo un epifenomeno, un corollario, uno sparring partner, una causa scatenante ove tutta l’attenzione si concentra sugli effetti, appunto. Su quello che viene prima e dopo. Sugli stati d’animo. Sulle discussioni. Su chi ha ragione e chi ha torto. Su chi ha sbagliato. Inter insomma, più come stato d’animo e manifestazione dello spirito degno di un’attenzione sociologica che mera scelta irrazionale.
E questa è la via che, da sempre, più o meno consciamente, più o meno razionalmente, ho scelto per vivere l’Inter. Una via che serve da riparo e da scusa per auto-assolvermi da giudizi troppo severi quando scopro il tempo della mia vita dedicato a questa folle passione (nda, e il ‘parlare della vita’ assume spesso toni esoterici e si traduce in una colossale ma raffinata perdita di tempo, a testimonianza del fatto che spesso le ‘terze vie’, in economia come in politica e in altro, sono solo delle gran sole…)
Con questa doverosa premessa e utilizzando come pretesto la classica e ammosciante ‘pausa nazionali’ di inizio settembre, ho cercato di guardare intorno per capire come si vive il ‘fenomeno Inter’ in questo preciso momento storico, quali sono gli stati d’animo in una fase d’indubbia metamorfosi (tralascerei l’abusato termine “anno zero” perché mi sembra davvero fuori luogo per tante ragioni) che presuppone una certa dose di adattabilità da parte dell’appassionato (innamorato? ipnotizzato? tossicodipendente?) E visto che viviamo nell’anno del Signore duemila e dodici, la tecnologia e internet in particolare ci offrono strumenti per esplorare il fenomeno sociologico ‘Inter’ e per tastare il polso ‘al tifoso medio’ (io, ad esempio) nei luoghi di ritrovo virtuali (nda, e quasi ti chiedi come cazzo facesse a esistere la sociologia prima dell’avvento di internet oppure su quanto ci voleva per fare il giro anche solo di tutti i bar del Giambellino per parlare con tutti i ‘sciur Mario’ interisti e avere dati rilevanti dal punto di vista statistico…)
Bene, dopo una ‘peregrinazione’ virtuale durata una decina di giorni, diciamo dal post Inter-Roma, due grandi correnti di pensiero, due stati d’animo maggiori, due posizioni contrapposte sembrano emergere con chiarezza da questo breve studio (nda, in genere, quando durante indagini sociologiche si fanno affermazioni di questo tipo, significa che in realtà di posizioni ce ne sono tante altre ma se ne riportano solo due perchè vaffanculo, mica si possono mettere tutte le altre e poi queste due comprovano l’ipotesi iniziale…). Per semplicità e chiarezza, le riassumeremo in: “Zanetti e Cambiasso sono il Male del mondo” la prima, e la seconda “Va tutto bene, c’è il progetto giovani, viva Stramaccioni”.
La prima teoria si basa su uno schema classico e già ampiamente utilizzato da diverse teorie del passato: una serie di accadimenti viene ricondotta al teorema del complotto ordito da un gruppo o da una minoranza che agisce nell’ombra. Il complotto giudaico o quello dell’11 Settembre rappresentano due chiari esempi a riguardo. Secondo questa teoria applicata all’Inter dunque, Zanetti e Cambiasso sarebbero il Grande Vecchio che tira le fila e che manovra menti, comportamenti e azioni di una lunga serie di persone, dal presidente Moratti, al direttore Branca, a tutti gli allenatori (cinque) che si sono seduti sulla panchina dell’Inter negli ultimi due anni, a giocatori, magazzinieri, eccetera, al solo scopo di essere sempre e comunque, immancabilmente e costantemente in campo, anche a costo di rimediare figure drammatiche e minare i risultati sportivi di squadra e società.
La setta, perché trattasi di vera e propria setta con rituali d’iniziazione ben identificati, il famoso ‘Asado della Pinetina’, irretirebbe menti deboli previo indottrinamento dogmatico e avrebbe potere assoluto su qualsivoglia decisione o accadimento dell’universo Inter. Ecco dunque spiegato l’allontanamento del giovane Poli, sacrificato sull’altare del posto da assicurare ai due ‘padrini’. E il non acquisto di un centrocampista valido (pare non rientrino in questa categoria ‘Spaccalegna’ Mudingayi e ‘Senza Piedi’ Gargano) null’altro che il risultato di un diktat preciso della coppia satanica. Infine l’arruolamento di Cassano viene visto come un patetico tentativo di depistaggio dai veri problemi della squadra e l’epurazione di quasi tutti i brasiliani come un chiaro avamposto di pulizia etnica in salsa nerazzurra.
Sempre secondo questo teorema Stramaccioni sarebbe un pupazzo piazzato lì per assecondare la volontà delle due menti supreme e Branca un mero esecutore in sede di campagna acquisti di ordini passati dai due mafiosi argentini tramite pizzini lasciati nel suo di lui armadietto alla palestra Skorpion. Insomma, un vero e proprio sistema delinquenziale che controlla i centro nevralgici nerazzurri e assoggetta uomini e cose al potere delle forze malefiche il cui ‘teorema finale’ sarebbe rappresentato dallo sfascio delle istituzioni nerazzurre.
(*) Didascalia della foto alla fine del post…
La seconda teoria parte dalla stessa visione radicale della realtà per arrivare però a conclusioni opposte. Il caposaldo su cui si basa il credo dei nuovi paladini è che la società non va criticata. Mai. Anzi, non va criticata a prescindere.
La campagna acquisti è stata faraonica, con l’arrivo di giocatori giovani e dal grande potenziale che hanno sostituito grandi campioni che nulla potevano e volevano più dare alla causa nerazzurra. Ciliegina sulla torta, l’avvento di un interista vero come Cassano, che l’Inter aveva inseguito per anni, e che darà quel contributo di entusiasmo, fantasia e, necessariamente, gol a grappoli utili alla squadra.
Branca ha poi agito bene, Lucas lo aveva in pugno prima che arrivassero i lanzichenecchi infedeli del PSG, Gargano è il top player che cercavamo a centrocampo, Palacio segnerà più di Cruz e Crespo, mentre Paulinho è già nostro, manca solo il dettaglio di un assegno di quindici e più milioni di euro.
Altro caposaldo della teoria è che Stramaccioni è bravo e va sostenuto, non lo si critica mai nemmeno quando, perlomeno secondo molti, sbaglia. Sarà il nuovo Mourinho, ce l’abbiamo in casa e non fa nulla se prima non ha mai allenato nessuna squadra di professionisti. Anche lui, come la squadra, va sostenuto a prescindere dagli attacchi della stampa nemica.
A proposito di stampa nemica, secondo il Manuale del Perfetto Interista, il nerazzurro vero deve passare il proprio tempo a scandagliare, decifrare e vivisezionare dichiarazioni di Agnelli, Elkann e Conte per trovare sempre e comunque attacchi ai nostri colori. Oppure a guardare al rallenty tutte le partite della Juve, amichevoli comprese, per scoprire il minimo aiuto arbitrale, persino una rimessa laterale invertita.
Infine, trionfale dulcis in fundo del new deal nerazzurro, la società è riuscita nell’intento di ridurre il monte ingaggi, fare plus valenze, aprire il capitale a investitori stranieri, con il progetto del nuovo stadio che vale quanto e più di un top player.
Ecco dunque i risultati del campione di ‘interista medio’ da me analizzato. A guisa di conclusione, abbozzo con molta professionalità e tono solenne che entrambe le teorie analizzate avrebbero anche abbondantemente rotto i coglioni.
Questo dualismo tra “sciiti e sunniti interisti” (parafrasi di una citazione del Professor Paco) lo trovo frutto di un discreto isterismo da una parte (nda, iSterismo… curiosa affinità tra due parole distanti una sola consonante…) e di mancanza di obiettività nel campo dei Guardiani della Rivoluzione.
A me piacerebbe poter dire, senza essere accusato di tradimento dall’Alto Tribunale Nerazzurro, che la campagna acquisti è stata fatta senza logica apparente e che non può essere giustificata dall’assoluta necessità di cogliere “l’attimo del momento” (cit. il Direttore) , ed è ben al di sotto delle “possibilità possibili” (cit. il Direttore II). Che non è arrivato nessun giovane di prospettiva (ad esclusione, forse, di Juan Jesus, arrivato però già a Gennaio), ma solo over-ventisettenni dal rendimento livellato verso il basso e che non possono certo garantire alcun salto di qualità, e che dunque parlare di “anno zero” risulta alquanto fuorviante. E questo dopo due mercati sconcertanti, che hanno avuto come punta di diamante la venuta di top player quali Biabiany e l’ectoplasma di Forlan. E dopo che il 70% dei giocatori arrivati nelle ultime quattro sessioni di mercato (due estive e due invernali) non fa più parte dei nostri effettivi, a riprova di quanto queste scelte siano state lungimiranti.
Vorrei poter affermare liberamente che la squadra è costruita male. Con una schiera di terzini dalle dubbie qualità. Con un ammasso informe di trequartisti e mezzepunte che si pestano i piedi e dove, ovviamente, quello più giovane e forse più dotato, gioca meno. Con una perseverante cecità nel non acquistare giocatori in mediana che possano garantire il necessario salto di qualità e colmare il gap non dico con il Barcellona, e non dico nemmeno con la Juve, ma almeno quello chessò, con Chievo e Catania che regolarmente, da tre anni a questa parte, ci sovrastano e umiliano in quella zona del campo. E che le premesse, ovvero la partita con la Roma ma anche quelle precedenti contro squadre modeste, sembrano confermare tutti gli errori fatti in sede di valutazione e scelte.
Agli altri vorrei invece dire che Zanetti è il Mio Capitano e che lo ammiro come calciatore e come persona. E a chi pensa che basti dire “a nonnetto, fatti più in là che gioca un giovane al tuo posto”, vorrei dire che capisce poco delle logiche di uno spogliatoio, ancora meno di quelle di un gruppo, forse nulla dell’essere umano in generale. E che sì, credo che Zanetti possa essere ancora utile alla causa nerazzurra se centellinato e utilizzato con intelligenza. E ai massacratori di Cambiasso, vorrei solo far notare che alla prima partita ‘vera’ della stagione, a torto o a ragione, è finito in panchina. E che dunque, ça va sans dire, queste continue litanie sulla Mafia dell’Asado, ripetute con una perseverante monotonia, fanno torto all’intelligenza di chi le ribadisce ogni santo giorno.
Vorrei poter ammettere senza problemi che acquisti come quello di Guarin (non un top player eh… un buon giocatore), di Juan Jesus, di Castaignos, sono da applaudire perché hanno un senso tecnico ed economico da grande squadra europea, e vanno incorraggiati, in sede di mercato come allo stadio.
Affermo poi che credo di considerarmi interista a pieno titolo senza sentire il bisogno di spulciare con un certo voyeurismo tutte le dichiarazioni che personaggi dalle dubbie capacità elucubrative e comunicative fanno ogni santo giorno in quel di Vinovo. La Juve non mi interessa, quello che dicono i suoi dirigenti ancora meno, se per loro noi siamo i nemici, benissimo, a me non frega nulla e credo che le dichiarazioni di Lucio siano state molto illuminanti a riguardo. Il Vate se ne andato, quella guerra l’abbiamo combattuta, in prima linea, ed è stato bellissimo. Una guerra molto più grande di quella contro quattro cafoni piemontesi, una guerra contro un sistema, che valeva la pena essere combattuta. Questa invece è fittizia, sentita solo unilateralmente, e le truppe nerazzurre che si mobilitano mi ricordano tanto un manipolo di riservisti che si ritrova a fare esercitazioni tutti i weed-end nei boschi del Nebraska per convincersi che il pericolo è imminente e una nuova guerra è all’orizzonte. Basta. Il tifoso interista è più intelligente dei dubbi personaggi ai quali si fanno la pulci dopo ogni dichiarazione, il tifoso interista non merita chiamate alle armi per combattere contro soldatini Playmobil.
Vorrei poter dire infine, senza bisogno di essere fucilato dalla Corte Marziale, che dichiarazioni come “Stramaccioni è il nostro miglior acquisto” fanno ennesimo torto alla suddetta intelligenza dell’interista medio, al quale non si può chiedere sempre di foraggiare il merchandising ufficiale (nda, anche perché come cazzo fa a mettere il nome “Stramaccioni” sulla maglia ‘Home 2012-2013’…?) e sottoscrivere abbonamenti triennali quando non c’è l’ombra di un top player e quando gli ultimi due anni sono stati una grande disillusione, con decisioni e prestazioni al limite della decenza.
Ecco. Si può dire tutto ciò senza essere insultato e senza che ti venga tolto il saluto (nda, successo al sottoscritto di recente con esponenti di entrambe la fazioni…)? Oppure si riesce, inevitabilmente e inesorabilmente, a scontentare tutti? Lungi da me dare lezioni o difendere a oltranza posizioni personali basate su criteri soggettivi. E anche ammesso che sia normale che durante una fase negativa di un periodo storico ci sia una maggiore dialettica, come anche inevitabile che si levino voci estreme, dal conservatorismo garantista ai forconi in piazza. Più raro è proprio per questo più affascinante è invece che si creino spazi e realtà di espressione dove sostenere le proprie opinioni nel rispetto di convinzioni, ruoli e mansioni di ciascuno. Un rispetto basato su posizioni diverse, argomentate, discusse, analizzate, che vadano oltre la mera invettiva distruttiva oppure lo slogan della propaganda di regime. Credo che Fabbrica Inter, e prima ancora IoStoConMancini, sia nata proprio per garantire questo spazio e come tale preservarlo. Spazio che gli ha permesso di esprimere, in tutta autonomia e con il rispetto di uomini e istituzioni sportive, opinioni basate su fatti e passione. E fino all’ultimo secondo in cui questa ‘creatura’ sarà in vita, varrà la pena battersi affinchè possa svolgere la funzione per la quale è stata pensata.
Come detto all’inizio dello sproloquio, i progetti di ‘terza via’ in politica come in economia sono tutti miseramente falliti, da quello ambiguo e conservatore alla radice di Tony Blair, a quello economico-utopico che vedeva una via di uscita tra liberalismo e stato sociale. E viste le premesse, anche quello interista non sembra godere di ottima salute.
Vale però la pena provarci lo stesso. Male che vada ci trasformiamo poi in “rottamatori” nerazzurri e simbolo del nuovo che avanza. C’è riuscito uno come Renzi, volete che noi non ci si riesca?
Adriano ‘5th of November’ Fermi
(*) Didascalia alla foto: “O cazzo…! la maglia di quei ladri di Torino… dopo mi lavo le mani… e speriamo che non ci sia nessun fotografo e… flash flash… Oh Holy Shit…!”
Chi è Adriano Fermi
Nasce a Milano e vi nasce già ingegnere (e vabbé, nessuno è perfetto) e interista (va già meglio). Corrotto ulteriormente da suo padre in tenerissima età con una maglia nerazzurra e il ‘nove’ con lo scotch bianco del suo idolo Boninsegna.
Migrante da molti anni, attualmente dirigente (extra-parlamentare) di una multinazionale, istruttore subacqueo a tempo perso, velista tanti anni fa, scacchista in una vita precedente (si vergogna pero’ di dire il suo ELO attuale), il suo vero obiettivo nella vita è evitare accuratamente di accostare capi di abbigliamento rossi e neri nel guardaroba.
Collabora con Simone Nicoletti dai tempi di IoStoConMancini e non si sa bene perchè Simone abbia accettato di portarselo anche in Fabbrica.















