Fa sempre piacere parlare di campioni e fuoriclasse.
Ora poi che son partiti in una sola estate Julio Cesar, Lucio e Maicon e non sono stati sostituiti da altri con identico potenziale e personalità (il beneficio del dubbio su un salto di qualità tra i nuovi lo lascio solo a Pereira, ma esclusivamente se immediato, come accadde al Colosso con Mancini dopo il training nel Principato con Guidolin), i calciatori che sanno emozionare, eccitare e sorprendere si contano nelle dita di una mano.
Wesley Sneijder rappresenta l’indice che tutti noi abbiamo usato per chiedere la parola in classe o in un altro consesso in cui non eravamo dall’altra parte della cattedra.
L’olandese pretende, cerca, si prende i palloni. Quando ciò avviene con una certa regolarità, l’Inter si trasforma e spesso vince. Lo dicono i primi numeri della stagione, supportati dalla vista di quel che avviene in campo.
Ho già scritto che uno dei problemi di Stramaccioni (a cui pensa di porre rimedio recuperando Stankovic e/o Chivu) è quello della mancanza di geometrie, ordine e fantasia nella circolazione della palla. Quando recuperiamo l’azione ci appoggiamo immediatamente sui tre davanti e sull’olandese in particolare che deve arretrare (quanto dipende dal nostro atteggiamento tattico, contrapposto con quello degli Orange in cui il 433 è spesso simile ad un 4231 in attacco) e aprire il gioco sulle fasce o cercare il dialogo con chi parla la sua lingua. E dietro di lui sono in pochi.
A Pescara Wesley ha effettuato 86 passaggi, di cui l’87% positivi, 3 conclusioni verso la porta, 1 gol, 4 cross e 2 dribbling. E’ stato nel vivo del gioco, è stato il faro sempre acceso della manovra. Quello che ci ricordavamo dai tempi dell’Inter di Mou e prima ancora nel Real Madrid e nell’Ajax, quello che ct Van Gaal e appunto il nostro giovane mister vorrebbero diventasse lo standard delle sue prestazioni. Perchè è nelle sue corde, perchè forse ora ne ha anche consapevolezza e la maturità.
Quello che non è accaduto contro la Roma a San Siro, anche per merito di Zeman, bravo ad alzare il pressing, a stringere le linee tra difesa e centrocampo e costringere Wes a vagare per il campo alla ricerca della giusta posizione e di opzioni di passaggio non solo in orizzontale.
Le statistiche non mentono: 48 passaggi, di cui l’81% andati a buon fine, 5 tiri, 10 cross, 1 dribbling. Cross in una squadra che non ha più una torre davanti e neppure molti saltatori, cross che per un olandese abituato a giocare palla a terra (altro elemento in comune con Strama) sono l’extrema ratio quando non ci sono altri sbocchi.
In Europa League non è andata diversamente. Contro Vaslui e Hajduk in trasferta, complici i maggiori spazi, Sneijder ha sempre fatto la differenza (nonchè segnato), vestendo i ruoli del leader a cui non ci aveva più abituati. Inutile ricordare che anche i non pochi suoi detrattori, pur comprensibilmente infastiditi per l’indolenza degli ultimi 2 anni a fronte di un ingaggio da superstar, speranzosi in una offerta dal mercato da parte di un top club mai arrivata, si sono piacevolmente sorpresi, aprendogli una nuova linea di credito.
Fino a quando?
La data di scadenza del suo contratto segna 30 giugno 2015 per circa 5,5-6 milioni di euro netti. Non si può aspettare la prossima estate, rischiando un nuovo tormentone e soprattutto l’imposizione di condizioni sfavorevoli per la sua eventuale cessione. Cessione mai chiesta da Wes, cessione presa sempre in considerazione in corso Vittorio Emanuele per motivi di bilancio.
L’idea è quella di sottoporgli un nuovo quadriennale (fino al 2016) a circa 4-4,5 milioni più bonus, spalmando quell’ingaggio per noi sempre meno sostenibile ma permettendogli complessivamente di guadagnare di più. Con il possibile addio di Milito, Wes resterebbe il più pagato nella rosa e sarebbe investito completamente del ruolo di front man nerazzurro.
Da quel che so, ci sono ottime probabilità che entro dicembre si possa trovare un accordo perchè il ragazzo sta bene a Milano e nello spogliatoio e, quel che paradossalmente più conta per lui, si sente al centro del progetto tattico. Come non avveniva dai tempi di Josè.
Naturalmente chiede qualche garanzia di investimenti e di competitività internazionale. Con l’annuncio dell’ingresso dei nuovi soci cinesi entro poche settimane e la costruzione del nuovo stadio, sembra che possa essere scontato.
Se quest’anno quando si gira vede Cassano, l’anno (prossimo) del ritorno in Champions si aspetta anche un Robben. E francamente ce lo aspettiamo anche noi.
100 palloni a partita, un contratto fino al 2016 e, chissà, pure la fascia da capitano (Zanetti permettendo): buona stagione Wes.
SIMONE NICOLETTI
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SIMONE NICOLETTI
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.
















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