E’ appena terminata la puntata speciale di Porta a Porta condotta da Vespa interamente dedicata a Gianni Agnelli.
E’ l’ultimo stucchevole omaggio dei media e del mondo politico nel giorno del decennale della sua morte, con uno sfarzo, un dispiego di mezzi e una deferenza che mi hanno fatto dubitare che fosse scomparso nei giorni scorsi.
Non voglio giudicare l’uomo e l’imprenditore Agnelli, neppure nella veste a me più nota di presidente e proprietario della Juventus nei miei anni della adolescenza, gli anni Ottanta, quando l’avvocato dettava legge in Italia nel calcio con la stessa prepotenza politica e forza economica che ha esercitato per decenni nel Paese, operando in una condizione quasi monopolistica.
Mi stupisco che nella rilettura del personaggio, in ogni ambito, anche e soprattutto nello sport, vengano sottolineati i pregi e le abitudini, elevandole a stile, filosofia e modello di comportamento. Anche quando erano solamente opinioni personali o soprannomi neppure così originali e illuminati (rispetto a un Gianni Brera ad esempio).
Ho vissuto quegli anni e dietro la forma, dietro quell’immagine radical chic e di tendenza, c’era la stessa sostanza di un Moggi e di un Giraudo. Stallieri ammessi alla corte dei re con un compito ben preciso.
In rete ho trovato l’editoriale di Dominique Antognoni su Indiscreto nel quale mi ci ritrovo completamente:
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“Incredibile che a dieci anni dalla scomparsa perfino su Sky Sport si parli di lui come di una divinità. Invitati su invitati nello studio che pare discutano del Dalai Lama. Certo, non siamo così ottusi da volere nelle varie trasmissioni dei giornalisti veri, che dicano quel che sanno o che pensano, però un minimo, dicasi un minimo di dignità, ce lo aspetteremmo. Ti pare di assistere ad una gara a chi la spara più grossa o a chi lo elogia di più. Mi telefonava alle sei del mattino, che bello! A me invece alle 5 e 45, che emozione! La domanda è: perché? Quasi quasi ti viene la voglia di dire loro “Hey, calmini, è spirato dieci anni fa, non leggerà i vostri pezzi e non potrà ascoltare i vostri commenti mielosi, rilassatevi. E anche in vita vi disprezzava”. Certo, la Fiat regala ancora pubblicità a destra e a manca, sappiamo come funziona. Quello che è terrificante è il piacere dei giornalisti di mettersi in ginocchio perfino davanti ad un morto”.
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Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















