Quando Carrizo entrò nel mirino di Lotito nel 2007 era a soli 23 anni uno dei portieri più importanti d’Argentina, difendeva la porta del River Plate e della Nazionale, osannato da pubblico e stampa.
Per strapparlo alla concorrenza sborsò ben 7,5 milioni di euro e firmò un quinquennale da circa 700 mila euro, acquisto fino a quel punto più costoso della sua gestione, dovendo però rimandare di un anno il suo arrivo perchè non in possesso di un regolare passaporto comunitario.
Bastarono poche partite per capire che le aspettative erano superiori alle sue qualità, non si trattava di un fenomeno bensì di un buon interprete del ruolo, con uno stile ed una tecnica prettamente sudamericani su cui era necessario lavorare in profondità come ad esempio fece Mancini con Julio Cesar. La tenuta mentale poi non era il suo forte, tanto che nei 90 minuti era spesso capace di alternare parate fantastiche ad errori grossolani in presa ed in uscita.
Iniziò un declino infinito, finendo in panchina a favore di Muslera, con qualche parentesi positiva di breve durata nelle sue esperienze in prestito al derelitto Real Saragozza, ancora al River e infine nel gennaio 2012 al Catania, macchiando sempre con papere colossali la sua permanenza in quei club. In questa stagione una sola presenza, contro il Siena in coppa Italia, con lo stesso refrain: responsabilità sul primo gol dei senesi e interventi decisivi per la qualificazione, tra cui due rigori.
A 29 anni da compiere a maggio, è troppo tardi per colmare le sue lacune, non per ritagliarsi un ruolo nel calcio che conta, anche da riserva. Approfittando del contratto in scadenza, dell’esperienza di calcio italiano e del lungo stop di Castellazzi, l’Inter gli concede una chance come vice Handanovic. Lui che a Roma era ormai il vice Bizzarri, vice di Marchetti, come Rocchi era il vice Floccari, a sua volta il vice Klose.
Non è a fine corsa come l’attaccante, non è esattamente il secondo che garantisce di farsi trovare pronto,di essere affidabile quando sarà chiamato in causa. Ma è costato pochissimo, si ambienterà facilmente nello spogliatoio e speriamo di vederlo poco in campo perchè significa che Samir è riuscito a parare anche i colpi del destino.
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“Sono contento che le visite siano andate bene, ho già messo la sciarpa dell’Inter. Voglio godermi ogni momento come calciatore dell’Inter, voglio dare il mio contributo. Ciò che posso assicurare è il lavoro e l’impegno, aiutare i miei compagni a far meglio di ciò che stanno facendo. Voglio fare squadra, e poi col lavoro settimanale posso aiutarmi e cercare di avere la possibilità di giocare. Sono contento perché l’Inter ha fiducia in me”.
“I miei connazionali sono un gruppo di bravi ragazzi, sono convinto che mi faranno sentire a casa. Voglio presentarmi al campo e fare il primo allenamento. Parlo da tempo con Javier Zanetti, ho sentito anche Rodrigo, sarà sicuramente un giorno speciale per me”.
“Handanovic? E’ uno dei portieri più forti del campionato italiano, sarà certamente un piacere lavorare con lui e cercherò di apprendere il più possibile”.
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Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















