Tutto per la Champions.
Il sostegno e la protezione a Stramaccioni ed ai suoi uomini, il mercato, ogni parola rilasciata a media e tifosi sia davanti alla Saras sia che si tratti di partecipare ad una serata conviviale come quella appena trascorsa all’Inter Club Imbersago.
Partecipare alla massima espressione del calcio continentale e mondiale a livello di club è ormai indispensabile per motivi economici e di prestigio/peso sportivo agli occhi del mondo e dei calciatori, tanto più in un anno in cui non si è partiti per vincere lo scudetto. Una volta sarebbe stato inconcepibile non lottare per il campionato tra gli obiettivi stagionali, fu Galliani il primo a ricordarci, negli anni in cui dominavamo in Italia e ci preparavamo a sfidare l’Europa che conta, come un grande club in transizione (o disarmo, quel che preferite) non dovesse comunque mancare il podio della serie A. Lui spesso ce lo giustificava con la tradizione ed il blasone milanista nelle coppe, ma faceva parte della propaganda mediatica in cui sono (cattivi) maestri.
Il paradosso è che nel gennaio 2012 e in quello successivo il presidente ha dovuto per motivi di bilancio inserire qualche “ostacolo” in più nella volata Champions per i suoi allenatori: a Ranieri tolse il cervello Thiago Motta sostituendolo con Palombo e l’infortunato Guarin, a Strama ha eliminato il problema Sneijder con Schelotto e Kuzmanovic, considerando Kovacic come il cambio di Coutinho in un ruolo in cui eravamo più scoperti.
L’italo brasiliano e l’olandese, seppure in declino fisico e di motivazioni, erano e sono campioni, chi è arrivato no, o almeno non ancora.
E’ vero che oggi come allora occupiamo una posizione in classifica perfettamente in linea con l’obiettivo e che le nostre concorrenti non sono nell’immediato così superiori a noi come cifra tecnica nei titolari, ma hanno indiscutibilmente una maggiore solidità e identità tecnica, tattica, di gioco. E qui torna in gioco la necessità del mister di trovare una quadratura, non immutabile, non ormai finalizzata ad una manovra spettacolare o offensiva, ma che sia funzionale alla vittoria. Subito.
In questo senso parlare in questi anni di progetto, di nuovo ciclo, di futuro, non serve. Contano i risultati: se ci sono bene bene, sennò caro Strama male male.
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IL MILAN
“Il Milan è una motivazione in più. Non deve essere una cosa che spaventa, altrimenti si sta sempre a vedere le vittorie della Lazio e quando i biancocelesti poi perdono si rimanere soddisfatti anche per un pareggio. Quando capisci che non sei da solo a fare questo tipo di ragionamento, ti dà più forza”
GAMBE E MOTIVAZIONI
“Quando ci sono queste situazioni, bisogna lavorare su tutto. Mi dicono che la parte atletica va bene, ma certamente c’è da migliorarla. La motivazione è un aspetto importantissimo e come ho appena detto il Milan che ci ha raggiunti può funzionare in questo senso, in maniera positiva e non negativa. E poi anche sentirsi in mezzo a una bufera, dovrebbe caricarci tutti: a me succede così, non so ai calciatori. Molti di questi giocatori, però, sono qui da diversi anni e hanno già vissuto certe situazioni e hanno anche visto come uscirne”
TRONCHETTI PROVERA E CHAMPIONS
“Bagno di umiltà? Sono frasi che si possono dire e che sono sempre vere. Poi a un certo punto della stagione eravamo tutti convinti di poter combattere per il campionato, però questo non era un anno iniziato con l’idea di vincere lo scudetto. Solo che siamo l’Inter e non puoi mai dire che non parti con quell’idea. È chiaro però che ci sono un allenatore e dei giocatori giovani. Certo, non voglio andare male, voglio andare bene e c’è un obiettivo da raggiungere che non voglio solo io, ma tutti: la Champions League è importantissima, non solo dal punto di vista economico, ma anche sportivo e come orgoglio della società”.
VICINI A STRAMACCIONI
“Serve con tutti gli allenatori, non solo con lui. Lui poi ha una fortissima personalità e non ha l’esigenza di sentire qualcuno vicino, ma è giusto che la società gli sia accanto. Simile a Mancini? No, sono due caratteri diversi, hanno due storie differenti. Mancini aveva già allenato in serie A, aveva un alone tutto suo. Stramaccioni invece ha fatto una scommessa su stesso, sulle sue qualità. Per me finora ha fatto bene. Adesso se ha delle difficoltà non posso trattarlo come un allenatore che è 30 anni che è lì. Semmai posso comprendere le difficoltà che può superare con le sue qualità e con l’esperienza che sta facendo. Comunque non mi è mai
passato nemmeno per l’anticamera del cervello di pensare a un’alternativa”.
SISTEMA DI GIOCO
“A me quel tipo di discorso non interessa. Con Mourinho abbiamo vinto tutto adattandoci ogni partita all’avversario. Non ho la presunzione di dire “andiamo in campo e facciamo la nostra partita”. Purtroppo non ce l’ho: a me basta vincere. Sta all’allenatore scegliere una squadra e poi su quella fare piccoli cambiamenti”.
PREOCCUPAZIONE PER GLI ARBITRI
“Dovrei esserlo da 15 anni (ride, ndr). Dispiace, però non è che ci sia una soluzione. Comunque non è per disattenzione che l’arbitro per esempio ha fatto quell’errore lì: lui era sicuro del rigore e l’ha dato (riferimento a Milan-Udinese di domenica scorsa, ndr). Alcune volte ci può essere un errore di presunzione, capita anche ai giocatori”
Leggi l’intervista completa su Tuttosport: link
Leggi stralci dell’intervista su FcInter1908.it: link
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















