E’ primavera e come ogni anno Josè Mourinho, per ottenere maggiore considerazione specie in sede di mercato e di sostegno mediatico dal club in cui rimarrà anche l’anno seguente oppure per riposizionarsi nello scacchiere calcistico in vista di un nuovo trasloco su un’altra panchina, manda messaggi di amore e nostalgia verso i suoi ex inconsolabili tifosi e datori di lavoro.
Da abile comunicatore e da straordinaria fonte di empatia quale è sempre stato, non parla mai per caso.
Stavolta per dare maggiore risalto ad una iniziativa di beneficenza a cui partecipa sempre con grande entusiasmo, ha registrato un video dal suo ufficio al Real Madrid con una maglietta nerazzurra ben visibile alle spalle.
Un segnale ben preciso verso chi nell’ambiente e nello spogliatoio merengue non l’ha mai amato e non aspetta altro che se ne vada a fine stagione. E sarebbe davvero paradossale se dovessero pure ringraziarlo o rimpiangerlo se alzasse la Decima (è di fatto già in semifinale, il Galatasaray dei suoi pupilli Drogba e Sneijder non potrà mai impensierirlo).
Sono così bastate parole molto vaghe (e ricorrenti) di un possibile ritorno in nerazzurro per scatenare ipotesi fantascientifiche, tipiche di un giornalismo sportivo in crisi di idee, credibilità e personaggi, specialmente in due settimane come queste in cui le Nazionali sono solo un impiccio per chi ha testa, cuore e gambe rivolte verso l’emozionante finale di stagione.
Il fido agente Jorge Mendes ha da tempo allacciato contatti con la dirigenza Psg per trasferire a Parigi Special One e la sua corte, ma a lui guardano ancora con interesse i club inglesi che faticano ad abbattere il regno di sir Alex Ferguson, il dominus assoluto di quel calcio anche negli anni in cui non vince la Premier, figuriamoci negli altri.
Soldi, progetti, campioni e ambizioni: così si conquista il Vate. In Italia nessuno, tantomeno l’Inter alle prese con una difficile transizione e ristrutturazione del bilancio (nel primo anno di monitoraggio Uefa non rientreremo nei parametri del Fair Play Finanziario, rischiamo solo una sanzione pecuniaria), può garantirglieli.
E lui stesso non verrebbe in una realtà in cui, tra eroi usurati del suo ciclo e onesti mestieranti della pedata, di campioni di dimensione internazionale con davanti molti anni di carriera ce ne sono due o forse tre, più un paio giovani di grandissime speranze.
L’ipotesi del tutto irrealistica sbandierata in prima pagina oggi dal declinante Corriere dello Sport dovrebbe riferirsi più che ad un ipotetico progetto interista (i soci stranieri servono per iniettare denaro fresco nelle casse societarie e per costruire un nuovo impianto innanzitutto) ad uno di Materazzi.
Marco non ha mai fatto mistero di sognare di fare il vice di Josè e di voler rientrare in nerazzurro con un ruolo operativo (ad oggi ha solo un contratto da dirigente in pectore perchè sul suo nome in corso Vittorio Emanuele ed alla Pinetina c’è una ferma opposizione, tanto che come team manager gli è stato preferito Cordoba), farebbe di tutto per realizzarlo (e per vedere Branca e non solo lontani da Milano).
Ognuno ha diritto di inseguire i propri sogni ed aspirazioni, ci mancherebbe. Il mio è quello di guardare al futuro, sia con Stramaccioni o un altro probabilmente più bravo a tradurre sul campo le sue teorie, senza per farlo dovermi voltare indietro.
L’Inter di Massimo Moratti ha vinto prima e dopo Mourinho grazie ai campioni e all’ambizione di riportare i nerazzurri dove li aveva lasciati il padre Angelo. Ora mancano entrambi.
Ripartiamo da quelli.
Chi è Simone Nicoletti
Interista dalla nascita per destino e discendenza. Sognavo di fare il giornalista sportivo o il procuratore sportivo,ho trovato nel web il mio habitat naturale. Nel 2006 ho aperto il blog Iostoconmancini, FabbricaInter nel 2011 assieme ad amici blogger e giornalisti.















