L’Amato Calice: Sparare sulla Croce Rossa – Udinese-Inter 1-0

Posted 10/01/2014 00:02 by with 8360 comments

calice

L’amato calice si rivela amaro in una prevedibile serata in cui il nostro illuminatissimo mister decide di schierare 3 ottuagenari dal primo minuti, due dei quali confezionano entro la prima mezz’ora il gol che decide il match. D’altronde con una linea difensiva che include Andreolli (che cmq non ha fatto male), Samuel out da mesi (che a parte la lentezza se l’è cavata con la sua classe e a cui NOI abbiamo chiesto di restare un altro anno) e Capitan Pensione (che si aggrappa alla sua fascia come non ci fosse un domani) era difficile pensare che non ci pressassero per indurci a prendere qualche gol. Dopo il quale Guidolin ha disposto la sua peggior Udinese in diversi anni a questa parte in difesa e contropiede.

Una mossa talmente a sorpresa da lasciare sbigottiti i quattro derelitti che vestono la nostra casacca. Perché parliamoci chiaro: la rosa è scarsa e più che da rifondare (Alvarez inguardabile, Mudingayi nullo, Milito fermo, Nagatomo un film dell’orrore con sti cazzo di tiri da fuori area, ecc.), però le scelte che si fanno non aiutano. Almeno per una sera la correzione delle mosse in corsa ci ha regalato la sensazione che la squadra avesse voglia di provarci, ma con scarse possibilità di riuscita. Perché comunque con cinque punte e mezzepunte in campo abbiamo fatto si e no un tiro in porta, figuriamoci prima con una sola punta per timore della terribile avversaria.

E’ anche vero che ormai valiamo meno di un’Udinese qualsiasi e che se provavano a farci fuori negli anni in cui comandavamo classifiche e fatturato, figuriamoci ora quanto rispetto hanno per i colori nerazzurri: certo è che negare due rigori così e segnalare tre fuorigioco inesistenti dell’uomo lanciato a rete è come sparare sulla Croce Rossa.

Purtroppo il buttero che siede sulla nostra panchina con risultati peggiori di un pivello travolto dagli eventi che lo ha preceduto pur essendo pagato sette volte tanto non è capace manco più di fare quello che altrove gli veniva meglio: piangere e lamentarsi. L’aurea mediocritas lo ha pervaso fino al punto di fargli accettare il ritmo del fallimento che pare accompagnare l’Inter in questi anni di smantellamento e si assenza di una qualsiasi progettualità seria.

Che dire: ne abbiamo visti tanti, tanti ne vedremo, noi saremo sempre qui a tifare, ma che fatica. Noi non ce le meritiamo tutta questa rabbia e tutta questa deprimente tristezza. E questa sarebbe l’Inter con 105 anni di gloriosa storia? Sparite e non fatevi più vedere, voi che ci avete portato a questo punto.

_NERO