Lo Chiamavano Trinità: il Girone della Cattiva Fede – Inter-Chievo 1-1

Posted 14/01/2014 00:27 by with 8185 comments

Eccoli. Lo sparuto gruppo di smandrappati nerazzurri che ciancicano sciancati e senza grazia in fondo alla forra, circondati dai loro pazienti e vessati sostenitori, più soli allo stadio in un lunedì sera atipico di Kovacic in mezzo al centrocampo, a sua volta più solo solo di un atomo di sodio in una bottiglia di acqua Lete, in direzione di quello che tutti speravamo fosse l’ultimo tornante prima di una discesa non troppo ripida ma sicura verso la fine dell’incubo. Eccoli ed eccoci a scoprire che invece dopo l’ultima curva c’è di nuovo l’abisso, il crepaccio da cui si è cominciata la marcia, con l’unica differenza della stanchezza che ti stringe i muscoli e della rabbia che ti opprime i polmoni e il cuore: è il girone della cattiva fede, quello in cui ci siamo infilati senza volerlo (noi tifosi).

Perché è inutile parlare di una partita contro una squadra che non si capisce che cosa ci faccia ancora in Serie A, durante la quale facciamo il 70% di possesso palla, il 90% del quale speso a passare la palla al portiere (peraltro capace di prendere un gol immobile peggio di un canarino impagliato) e tra i nostri 5 difensori, oppure da una fascia all’altra con almeno 4 passaggi in orizzontale ogni volta, con il solo risultato di riuscire a tirare in porta meno dei tuoi avversari.

Voglio parlare della cattiva fede.

La cattiva fede di una presidenza (ora onoraria) andata in pensione dopo aver portato la squadra sull’orlo del fallimento, e subito dopo sparita per far ricadere tutte le colpe su una nuova società completamente impreparata al Sistema Calcio italiano (che fa il pari con il Sistema Paese italiano quanto a nefandezza, clientelarismo, disonestà e antipatia verso il merito e la sincera dialettica non viziata da qualche favoritismo verso il più forte qua e là).

La cattiva fede di una società in cui tutti i dirigenti sono riusciti ad ottenere la conferma dal loro ex presidente a spese non tanto del nuovo presidente quanto dell’economia della squadra, e quindi indirettamente delle speranze di tutti noi tifosi, per poi continuare a nascondersi.

La cattiva fede di un gruppo di giocatori molle e senza spina dorsale, prima ancora che tecnica, che dopo gli scempi a cui ha sottoposto i tifosi dovrebbero ben guardarsi dal lamentarsi delle tutto sommato civili espressioni di disagio (sarebbe anche ora che lo stadio si trasformasse in un’arma contro avversari e non) che si sentono allo Meazza.

abissosospeso

La cattiva fede di un allenatore che ha passato 4 mesi a dirci di attendere la fine del girone d’andata, e che ora che siamo arrivati in fondo facendo schifo tanto quanto l’anno scorso si trincera dietro parole confuse e scuse abbastanza patetiche, dimenticando che è stipendiato lautamente per fare la differenza e che conosceva molto bene (si spera, altrimenti è un povero cretino) il mondo Inter e come funziona, anche in termini di responsabilità dell’allenatore nel supplire alle mancanze societarie. La cattiva fede di un allenatore che per vincere un partita contro la corazzata clivense aspetta l’80esimo e l’87esimo per fare il secondo e il terza cambio (ancorché azzeccati nei protagonisti) e che quando era su una panchina contro di noi piangeva anche quando vinceva, mentre ora si fa specie di mostrare il suo lato “incendiario” (si fa per dire).

La cattiva fede dei pennivendoli che incensano i record dei gobbi (veri, in questa stagione), dimenticando i nostri, o che godono nel rigirare il coltello nella piaga di una nostra sconfitta mentre tacciono le debacle altrui, nell’incapacità storica di interisti e società Inter di rispondere.

La cattiva fede dei tifosi che sottolineano solo i nostri limiti e il baratro in cui ci ha sprofondato Moratti e la sua claque, senza ricordare che tra i punti buttati nel cesso dal buttero Mad Zar e i punti che ci hanno rubato tra rigori negati, fuorigioco inventati e gol regolari annullati saremmo quantomeno terzi a pari punti con il Napoli.

La cattiva fede di una classe arbitrale asservita, pavida e corrotta, prima, durante e dopo Calciopoli, dai cui sviluppi hanno solo capito come evitare di essere formalmente accusati per il modo in cui favoriscono alcuni ai danni di altri (li odio più dei gobbi, non è un mistero).

La cattiva fede di un sistema calcio italiano marcio e mafioso, del quale mi piacerebbe vedere la mia squadra vantarsi di non fare parte, sbandierando la propria alterità, e sottraendosi ai giochini schifosi e identici a quelli che abbiamo visto in anni meno bui di questi (visto che non si ha la capacità e la forza di combatterli).

Il girone della cattiva fede è tutto nostro, nel bene e nel male, e ci riporta sempre al punto di partenza. Per quanto ancora?

_NERO